“Siamo schiavi semiliberi di questo micro regno assoluto, obbligati ogni tanto a versare il nostro tributo alla trascendenza” scrive Renato F. Rallo in un articolo (pag.12) dedicato alla città eterna, capitale di una comunità nazionale incompiuta: l’Italia. Ecco che dalle tipografie romane esce impetuosamente il nuovo numero della rivista strapaesana trimestrale “Il Bestiario degli Italiani” (euro 3, pp 40, Circolo Proudhon Edizioni), supplemento cartaceo del quotidiano online L’Intellettuale Dissidente. In copertina c’è “Pulcinella in croce”, disegnata dal giovane partenopeo Mario Damiano, mica un uomo seminudo e bendato che, gioco di parole permettendo, “strizza l’occhio al gay-friendly” e “al lettore dell’ultima ora” appena “tornato da Ibiza o da Rimini” (come scrive il co-direttore Andrea Chinappi nel suo articolo a pagina 20 contro il marketing editoriale della Mondadori, “Mondazzoli” pardon, che ha stravolto il capolavoro dannunziano “Il Piacere”).

Lasciatosi alle spalle il numero zero, e ricollocando nel nuovo millennio il pensiero dei Malaparte, Soffici, Longanesi, Papini, Prezzolini, Maccari, “Il Bestiario” di questo trimestre propone un argomento attuale quanto inattuale: l’Unione Europea vista da un italianissimo strapaesano che considera le sanzioni come delle medaglie da portare sul petto. Scrive Lorenzo Vitelli nel suo editoriale: “non ci stupiamo, quindi, di essere in cima alla lista per le procedure d’infrazione (rifiuti, carceri, disabilità, agricoltura, diritti civili). E se questo probabilmente non è un merito, dimostra soltanto che l’italiano non è in grado di rispondere ad un potere trascendente, poiché refrattario ad ogni tipo di istituzione che non sia concreta e vicina (come la nonna che chiama figli e nipoti a tavola, ndr)”. Insomma non c’è riuscito il “fascismo” con i muscoli, figuriamoci i burocrati pappamolle di Bruxelles ispirati a quello “scempio distopico” che è Il Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli (Antonio Martino ne parla a pagina 22). Dobbiamo ringraziare “le vecchie zie” di Longanesi, il regista Dino Risi (raccontato in questo numero dal fogliante Mauro Zanon, pag 16 e 17) e i campanili italiani se siamo sempre arrivati in ritardo ai grandi appuntamenti della Storia, ubriaca di progresso e di “democra-Zia” (andare a pagina 38 per capire).

È certo che se siete amanti della “musica” di Fedez, J-Ax, di Marco Mengoni, dei sapori esotici come la curcuma oppure delle opere di Anish Kapoor, l’artista britannico di origine indiana che ha dissacrato Versailles esponendo “la vagina della regina” (fatta a pezzi in questo numero da Angelo Crespi, direttore del Giornale OFF), farete meglio a non abbonarvi. “Il Bestiario” non è una rivista, è la reliquia di un’Italia che non c’è più, se non nei ricordi dei nostri nonni o nell’umiltà della gente ordinaria che oggi si nasconde dietro la violenza del mondo moderno perfettamente incarnato dal furbacchione (“solo un fesso può non accorgersene” scrive Valerio Alberto Menga a pagina 8 e 9 nel “Catalogo di furbi e fessi che hanno fatto l’Italia”) Matteo Renzi, il quale ha ridotto il nostro patrimonio culturale, ad un misero “Italian Style in grado forse di spiccicare qualche parola di inglese ma non certo di imporsi all’estero nel settore in cui non abbiamo rivali nel mondo” (Luca Giannelli). Basta sfogliare la rivista per apprezzare il genio artistico italiano che si traduce nelle illustrazioni a margine di ogni articolo. Questi sono i nomi e i cognomi dei disegnatori, strapaesani anche loro: Ottavia Pompei, Michele Di Erre, Matteo Bruni, Giorgia Visani, Mycelski, Pietrantonio Bruno, Carlotta Maria Correra (Qui la recensione su Il Giornale).

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