In pochi decenni la percezione che noi europei avevamo dell’Islam è stata stravolta. Le mille e una notte, gli Harem, “le forbici cucite sul fez del turco napoletano” interpretato da Totò negli anni Cinquanta hanno lasciato spazio alle scimitarre. Il musulmano, l’arabo e il terrorista diventano poco a poco la trinità della post-modernità. Tutto ha un inizio e tutto ha una fine. Perché se è vero come afferma Pietrangelo Buttafuoco che “l’idea universale di Roma contiene naturaliter la Mezzaluna”, è ancor più vero che la propaganda occidentale ha schmittiamente ribaltato la concezione di  amico-nemico. Dall’anti-comunismo rappresentato sul piano cinematografico da Rambo III in cui Sylvester Stallone combatte al fianco “del valoroso popolo afgano” e dei mujaheddin contro i sovietici, si è passati all’islamofobia fabbricata dagli pseudo-intellettuali neocon e da tutta l’internazionale trotzkista. Non è un caso che il conflitto israelo-palestinese sia stato marginalizzato per decenni fino a diventare con il passare degli anni l’epicentro della questione mediorientale. Negli anni Cinquanta e Sessanta c’era una simpatia naturale verso Israele che godeva di una certa immunità. Veniva visto come un Paese pacifico, progressista, nato sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Persino nel 1967 quando ci fu la guerra dei sei giorni e Israele era lo Stato aggressore, vennero organizzate manifestazioni con centinaia di migliaia di persone a favore del conflitto e della causa israeliana. In Francia, sfilavano pure gli intellettuali. C’era tutta la sinistra progressista che sarebbe diventata qualche anno dopo lib-lib, liberale e libertaria. In quegli anni poi molti europei partivano nei Kibbutz perché veniva considerato un viaggio spirituale. Poi però negli anni Ottanta qualcosa cambiò. La tragedia degli attentati di Monaco del 1973, pur essendo lo spartiacque della percezione europea dell’Islam, vennero dimenticati velocemente. Ci fu la prima Intifada, iniziò la stagione della kefiah, si parlò per la prima volta di occupazione dei territori palestinesi e di impresa coloniale da parte dello Stato d’Israele.

Iniziavano così a delinearsi due civiltà e il Mediterraneo (“in mezzo alle terre”), da luogo storicamente d’incontro, si è trasformato in luogo di scontro del conflitto civile e globale. A fronteggiarsi, l’Occidente cristiano senza croce, libero, sviluppato, democratico, progressista, e un’orda barbarica di arabo-musulmani che al grido “Allah akbar!” (Dio è grande!) taglia gole e si fa esplodere nelle metropoli europee e americane. “E’ il ritorno della scimitarra” dove “tutto è terrore” ci suggerisce Pietrangelo Buttafuoco. La guerra contro il terrorismo iniziata dall’elite statunitense sulle ceneri delle Torri Gemelle, alimentata poi dalla recente tragedia parigina di Charlie Hebdo, si è trasformata progressivamente in una guerra santa contro l’Islam. L’Umma (dall’arabo, comunità islamica o comunità dei credenti), un mosaico intricatissimo in cui convivono molteplici anime etniche, culturali e religiose, è stato ridotto ad un blocco monolitico che possiede un solo portavoce: l’Isis. “Nemico della luce e della bellezza”, scrive Buttafuoco. In fondo fare la guerra a Saddam Hussein, poi ad Ahmadinejad e a Gheddafi ed infine a Bashar al Assad voleva dire eliminare l’interlocutore naturale delle cancellerie occidentali in Vicino e Medio Oriente. Invece di stare dalla parte di chi il terrorismo lo ha combattuto in trincea, è stata scelta la via del “caos” ci dice Buttafuoco. I nuovi “fari della democrazia” sono i maggiori sponsor della fitna (dall’arabo, “discordia”, “tribolazione”, “litigio”), nazioni come Qatar, Israele, Arabia Saudita e Turchia, le stesse che per anni hanno sostenuto indirettamente o finanziato direttamente, l’ascesa politica dell’Isis in tutta l’area geografica.

Ma “la notte dell’umanità”, scrive Buttafuoco, ha un luogo preciso, la Siria, che non può passare inosservato a chi conosce la sacre scritture islamiche e l’esoterismo di Réné Guénon.  Geopolitica e Islam s’intrecciano nella modernità fino a confondersi. Basta leggere, tra le righe, i segni del Tempo. Sacro e nichilismo, si scontrano: Gerusalemme si converte, i territori occupati soffrono, l’economia trionfa sull’uomo, l’ideologia del caos si espande, l’Arabia Saudita tradisce le sacre scritture, la Siria s’infiamma, i luoghi sacri vengono profanati. Tutto coincide perfettamente con gli scritti coranici che profetizzano l’Apocalisse islamica (sunnita e sciita). Una Fine dei Tempi che non è poi così diversa da quella profetizzata dall’apostolo cattolico Giovanni. Un ordine mondiale perverso, chiamato nel Corano Gog e Magog, retto dagli uomini del Fassad, un’élite viziosa, oppressiva, bugiarda, corruttrice, che condurrà inevitabilmente all’incarnazione del Dajjal (l’Anticristo), a Gerusalemme (terza città più importante dopo La Mecca e Medina) che sarà riconosciuto dai non musulmani, ma che il giorno dell’Apocalisse verrà sconfitto dal vero Messia, il Mahdi (in arabo “Gesù, figlio di Maria”), che partendo a cavallo da Damasco raggiungerà la città santa per sconfiggere il Male e spegnere i Lumi della Ragione.

Disponibile su www.circoloproudhon.it

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