Botte da orbi. L’ultima vicenda relativa a questa concorrenza vittimaria risale a pochi giorni fa e vede scontrarsi Papa Francesco e il presidente turco Recep Tayyep Erdogan sul massacro degli armeni avvenuto nel quadro del primo conflitto mondiale nell’area dell’ex impero ottomano tra il 1915 e il 1923. Tra minacce e scontri diplomatici l’Italia non si è pronunciata e ha fatto sapere tramite il suo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sandro Gozi che “non è mai opportuno per un governo prendere delle posizioni ufficiali su questo tema”. In queste dichiarazioni non contano i principi etici ma i soldoni. È tutta una questione di interesse perché non solo Turchia e Italia sono legate dalla geopolitica dei gasdotti provenienti dalla Russia e dell’Azerbaijan, ma anche perché c’è un giro di affari per 20 miliardi di dollari l’anno che il presidente Erdogan ha promesso di raddoppiare (la presenza delle imprese italiane è molto estesa ed è rilevante anche quella di Finmeccanica, industria strategica della difesa). Insomma, se l’Italia tace non è una scelta morale, anzi. Ma veniamo alle cose serie perché questa vicenda apre un dibattito molto più ampio e interessante.

La storia non la scrivono nemmeno più i vincitori. A scriverla, ora che è diventata memoria, sono gli affabulatori. Finiti i tempi degli archivi perché a farla da padrone sono le strumentalizzazioni, l’ipocrisia, e una concorrenza vittimaria insopportabile. Ognuno si ritaglia il suo piccolo spazio temporale, sacro e inviolabile, protetto dalla giurisprudenza: i sionisti la Shoah, i fascisti le Foibe, i cristiani il massacro degli armeni, i terzomondisti la schiavitù e le tratte negriere. La storia è un cimitero di lingue, di popoli, di tradizioni, di nazioni. Ma più si allontana nel tempo e più si avvicina in forma coatta. Persecuzioni giudiziarie, sanzioni, carcere, emarginazione mediatica. E peggio ancora, sono le nuove generazioni, nate decenni o secoli dopo gli eventi, a portare sulle spalle il peso tragico della storia.

Cosa c’entra il popolo, dunque una nazione, con il massacro compiuto da un’elite? Perché diffondere questo eterno senso di colpa alla gente comune? Perché è diventato obbligatorio porgere delle scusa pubbliche se il crimine è stato divorato dal passato e commesso da altri? “Chi controlla il passato controlla il futuro; chi controlla il presente, controlla il passato” diceva George Orwell. Per gli affabulatori la storia è un “genocidio” costante a scopi politici, geopolitici ed economici che si divide categoricamente in buoni e cattivi, in bene e male, in morti di prima e morti di seconda categoria. Ma nessuno parla dell’unico genocidio reale: quello della verità che passa attraverso ricerca e revisionismo storico.