Articolo pubblicato in esclusiva su Il Giornale

Si può essere contro l’immigrazione incontrollata che in queste settimane sta facendo sprofondare l’Europa nel caos (a compiacersi sono solo i caporali di questo businessmilionario), ma rifiutando qualsiasi bassa retorica che pone sullo stesso piano flussi migratori, terrorismo e pretesa incondizionata dei diritti, non possiamo sottrarre l’epica ad un’Odissea come quella vissuta da profughi e migranti. Ad averla restituita meglio di chiunque altro allo storytelling giornalistico è stato il reportage de Il Giornale curato da Giovanni Masini, il quale partendo dalla Turchia ha percorso la tratta balcanica assieme agli immigrati documentando con video, articoli e foto (di Maurizio Faraboni), la tragedia ma anche la speranza di decine di migliaia di persone che abbandonano la propria terra per raggiungere il Vecchio continente. Dalla spiaggia di Bodrum passando dall’isola di Kos, fino ai boschi serbi che separano il confine ungherese, traspare la profonda dignità di un flusso umano che nella povertà assoluta sfida la morte affidandosi alla Divina Provvidenza prima ancora che alla sorte. “Inshallah”, se Dio vuole, dice un siriano che si appresta a salpare. Le condizioni di viaggio sono terrificanti, le distanze infinite. Piccoli gommoni affollati percorrono le tratte marittime, poi per chilometri uomini, donne e bambini camminano senza sosta per raggiungere provvisoriamente i centri urbani o un nuovo Paese europeo. Spesso ad accogliere i migranti sono le forze di sicurezza le quali più che impedirne il passaggio si limitano a richiamarli all’ordine nella fase di transito della frontiera.

La retorica tutta italiana che condanna fermamente gli itinerari pluristellati non regge di fronte ad un pezzo di pane quotidiano condiviso con i compagni di viaggio. La critica all’immigrazione incontrollata non può scadere nella ridicolizzazione di uomini e donne che sfidano coraggiosamente l’avvenire non tanto per godere di un benessere artificiale ma piuttosto per ricercare una “povertà dignitosa”, un concetto cristianissimo, elementare, che noi occidentali ci siamo dimenticati.

Come del resto fa ridere di fronte all’Odissea dei migranti, la solidarietà – priva di sincerità e di cognizione di causa a vedere dalle bandiere sventolate del Free Syrian Army – degli “scalzi” che hanno marciato in tutte le città europee. Come scriveva più di un secolo fa il filosofo di Treviri Karl Marx ne Il discorso sul libero scambio “designare col nome di fraternità universale lo sfruttamento giunto al suo stadio internazionale, è un’idea che poteva avere origine solo in seno alla borghesia”. Perché la massa di migranti e profughi che viaggia verso l’Europa prima ancora che essere un’orda di invasori o di potenziali criminali, rappresenta il nuovo sottoproletariato che andrà ad occupare settori nel mercato del lavoro ai limiti schiavismo. I professionisti dell’anti-razzismo ancora una volta fanno da stampella al liberismo economico (che oltre alla libera circolazione di merci e capitali vuole anche quella delle persone), ma soprattutto sviliscono l’epica di un viaggio con un spettacolarizzazione mediatica del dramma dei migranti, i quali non vengono ad elemosinare diritti, ma un briciolo di dignità.