Il Cristianesimo si è istituzionalizzato ad Occidente ma è nato ad Oriente. Due anime religiose si sono sviluppate nei secoli, su binari paralleli, con ritualità, dottrine e letterature distinte, ma in qualche modo unite da un filo invisibile tessuto dalla figura di Gesù Cristo. Lo stesso Giovanni Paolo II affermò: «Non si può respirare come cristiani, direi più, come cattolici, con un solo polmone; bisogna aver due polmoni, cioè quello orientale e quello occidentale». Ma in fin dei conti dovremmo parlare di “cristianesimi orientali” perché ancora oggi tra Asia, Medio Oriente e Africa si contano svariate correnti religiose, dai coopti d’Egitto fino ai maroniti del Libano passando per siriaci, melchiti, armeni e via discorrendo. Vivendo da minoranze in Paesi a maggioranza musulmana queste Chiese d’Oriente non solo sono riuscite ad integrarsi con virilità, ma anche ad esprimere, senza piagnistei, la loro identità cristiana adottando la cultura, gli usi e i costumi dei Paesi in cui vivevano e battendosi per loro quando questi erano sotto attacco. La grandezza del cristianesimo orientale è stata quella di rimanere nel tempo una spiritualità esotica, immersa nella realtà, dignitosamente povera, non corrotta dai grandi flussi di denaro. Un’immagine ricorrente da quelle parti è il vescovo che fuma nervosamente le sue sigarette, in barba ad ogni codice morale, come a volersi scrollare di dosso le difficoltà quotidiane della vita vera, vissuta, consumata.

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Questa foto è stata scattata durante la presentazione del mio libro “Alle porte di Damasco” a Roma. Fui onorato della sua presenza, era nel pubblico, venne a salutarmi e ringraziarmi per il lavoro svolto sul campo

Chi ha studiato la storia del Medio Oriente, arabo-musulmano, turco e persiano, sa benissimo che questa regione è stata inventata e disegnata con matita e righello da francesi, inglesi e americani senza che venissero prese in considerazione le diversità etniche, religiose e culturali dei popoli presenti sul territorio. In compenso queste nazioni nate sulle ceneri dell’Impero Ottomano (e con il mandato coloniale) sono riuscite col tempo a creare con grande intelligenza dei sistemi laici (Algeria di Ben Bella, Tunisia di Bourguiba, Marocco di Hassan II, Egitto di Nasser, Siria degli Assad, Iraq degli anni Ottanta, ecc.), multi-confessionali (attuale Libano), oppure teocratici (attuale Repubblica Islamica d’Iran) che garantissero tutto sommato la pacifica convivenza tra le comunità. Retorica delle persecuzioni a parte, da quelle parti il Sacro è una cosa seria non a caso Eugenio Montale scriveva che:

«La religione, compresa quella cristiana, nasce ad Oriente e che in fondo solo lo spirito di quei Paesi può assimilarla e accettarla totalmente».

Così è stato fino a quando l’Occidente non ha fabbricato o favorito per fini geopolitici ed economici il jihadismo contemporaneo volto a distruggere quegli stessi Stati laici, multi-confessionali o teocratici che tutelavano le minoranze e la pacifica convivenza tra tutte le comunità etnico-religiose. A questa lunga tradizione del Cristianesimo d’Oriente apparteneva un grandissimo uomo defunto il primo gennaio a Roma all’età di 94 anni: Monsignor Hilarion Capucci.

15 Sep 1979, Madrid, Spain --- Palestine Liberation Organization leader Yasser Arafat greets Greek Catholic archbishop of Jerusalem Hilarion Capucci during an official visit to Madrid. Arafat declared that "Arabs have the right to use oil as a weapon since Israel uses all its military potential against the PLO." Capucci was arrested in 1974 after smuggling arms into Israel for terrorists. | Location: Madrid, Spain. --- Image by © Richard Melloul/Sygma/CORBIS

15 Settembre 1979, Madrid, Spagna. Il leader dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina Yasser Arafat accoglie il vescovo ausiliare di Gerusalemme Hilarion Capucci – © Richard Melloul/Sygma/CORBIS

«Un saluto ai figli dell´intifada e ai martiri che vanno a combattere come se andassero a una festa. Vogliamo avere la nostra patria, altrimenti moriremo degnamente. Intifada fino alla vittoria»

Nato ad Aleppo, vescovo ausiliare presso l’arcieparchia di Gerusalemme dei Melchiti per quasi 10 anni, fu arrestato nel 1974 da Israele per le sue posizioni filo-palestinesi con l’accusa di “armare l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina”, e liberato successivamente su pressione del Vaticano. Giunse a Roma in aereo, e quattordici mesi più tardi ritornò a Damasco, per partecipare ad una riunione dell’esecutivo dell’OLP. Da lì, passò in Iran, dove tenne un pubblico discorso di elogio dell’Ayatollah Khomeini che da poco aveva fondato la Repubblica Islamica d’Iran. Tornato in Italia divenne un’attivista di prim’ordine: si schierò agli inizi del 2000 contro la guerra in Iraq, concelebrò la messa del funerale di Vittorio Arrigoni detto Vik, rapito e assassinato nell’aprile del 2011 da un gruppo salafita di Gaza, e in questi ultimi anni si era schierato con tutte le sue energie contro l’infiltrazione di gruppi terroristici in Siria. Alcuni suoi detrattori lo definiscono un “monsignore con il kalashnikov” (come Oriana Fallaci che lo criticò in un articolo nel 2002), ma in realtà Hilarion Capucci era un uomo coraggioso, orientale appunto, e di pace che ha sempre lavorato a favore di quello status quo mediorientale, dunque per la sovranità delle nazioni e l’autodeterminazione dei popoli, che garantiva tutto sommato una convivenza pacifica tra tutte le comunità etnico-religiose. Non è un caso che il suo volto sia stato raffigurato nei francobolli dai governi di Iraq, Egitto, Libia, Sudan e Siria che lo celebrarono come un eroe.

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Monsignor Capucci incontra Papa Benedetto XVI