Basta guardare l’America per conoscere, in quanto europei, il nostro avvenire. Tutto quello che avviene Oltreoceano si proietta inesorabilmente su di noi dieci, venti, trent’anni dopo. È il triste destino di ogni periferia. Non solo vengono importati i costumi, la cultura, lo stile di vita, ma anche il modo fare politica. Un grande sociologo statunitense, Christopher Lasch, sosteneva che “i circoli del potere – finanza, governo, arte, intrattenimento – oggi tendono a sovrapporsi e a diventare reciprocamente interscambiabili”.” In America tutto è politica, tutto è ideologia. Perfino i divi del cinema diventano politici di successo. Arnold Schwarzenegger fu eletto governatore della California e Ronald Reagan divenne alla fine degli anni Ottanta presidente degli Stati Uniti d’America.

In Italia, con qualche anno di ritardo, questo nuovo “principio di interscambiabilità” si è fatto strada attraverso il berlusconismo mediatico. Vladimir Luxuria da spogliarellista è diventata parlamentare per poi approdare all’isola dei Famosi, Cicciolina da pornostar è stata nominata deputato, o ancora Laura Boldrini che da assistente di produzione su un programma Rai pieno zeppo di soubrette è passata alla presidenza della Camera. E, persino Matteo Salvini e Matteo Renzi sono passati giovanissimi dai tele-quiz. Politica, giornalismo, intrattenimento s’intrecciano fino a formare un iper-classe mediatico-televisiva distaccata dall’opinione pubblica pur auto-proclamandosi “opinione pubblica”. È l’industria culturale dello “show business” profetizzata da Max Horkheimer e Theodor  Adorno in “Dialettica dell’Illuminismo” dove la cultura perde la sua funzione sociale di critica per diventare organica all’ideologia dominante, in questo caso, quella lib-lib, liberale e libertaria.

Così artisti di ogni genere si trasformano in celebrità innalzate a statuette del libero pensiero. E se il genio artistico ripudia la televisione, non passa in radio, se ne frega di vendere libri, dischi, biglietti, vedendo il mainstream come un tradimento, quello nuovo galleggia esclusivamente sullo showbiz. Non esistono più gli Ennio Flaiano, i Pier Paolo Pasolini, i Carmelo Bene, i Rino Gaetano. La nuova frontiera della ribellione sono il cantante Jovanotti vicino alle idee di Matteo Renzi, e il rapper Fedez, nuovo “ideologo del Movimento 5 Stelle”. Figli della cultura sessantottina che ha trasformato la trasgressione in omologazione culturale riducendo il gesto libertario perfettamente funzionale all’economia liberale, i due si sono esibiti la settimana scorsa in un botta e risposta su Twitter con Matteo Salvini. Tra governo mondiale, collanine bling bling, tatuaggi, smanicati, piercing e multiculturalismo forzato, la funzione “critica” dell’artista si può riassumere oggi in un video satanico della cantante americana Lady Gaga. Tutto ritorna.