Figlio di resistenti, ex membro del Partito Comunista Francese (lo ha abbandonato nel 1976), Jean Claude Michèa è diventato celebre Oltralpe dopo aver denunciato il tradimento storico del Partito Socialista, accusato di essere il più grande difensore dell’ideologia liberale-libertaria. Tacciato da una buona parte degli intellò politicamente corretti come “reazionario” i suoi scritti hanno impressionato i “sovranisti”, tra cui Marine Le Pen, che ha preso in prestito la sua critica globale al sistema progressista.  Ripubblichiamo l’intervista comparsa nell’edizione del 7 febbraio 2017 del quotidiano La Verità.

Signor Michéa, è appena uscito il suo ultimo libro “Notre ennemi le capital (Edizioni Climats-Flammarion) in un contesto che vede l’elezione negli Stati Uniti di Donald Trump e l’avvicinamento delle presidenziali francesi, per questo Le domando: anche da voi, tra aprile e maggio, le elezioni verrano dettate dallo spirito populista dei tempi?

Da quando vengono portati avanti programmi “neoliberali” gli Stati europei si finanziano sempre meno con la tassazione e sempre più con i prestiti nei mercati finanziari internazionali. Di conseguenza i governi devono rendere conto ai mercati invece che ai cittadini che li hanno eletti (tanto più se è l’oligarchia di Bruxelles a tenerli d’occhio). Questo spiega perché da trent’anni viene sempre applicata la stessa politica neoliberale, indipendentemente se il governo eletto sia di destra o di sinistra. C’è infatti una progressiva perdita di fiducia nelle classi popolari che non credono più alla dicotomia tra destra e sinistra (dicotomia che esiste solo nelle classi medie urbane, relativamente protette dalla globalizzazione) gettandosi nell’astensionismo, nel voto bianco o nel cosiddetto voto “anti-sistema”. E non sarà di certo la conversione della sinistra – dalla fine del 1970 – al liberalismo economico, politico e culturale (la somma di Hayek e Foucault) che invertirà questa tendenza . La forbice tra chi vive nel “basso” e chi invece vive nell’ “alto” continuerà ad allargarsi. Non è un caso che un po’ ovunque in Europa, le élite stanno studiando come “governare diversamente” (come ha spiegato Wolfgang Streeck stiamo entrando nell’era del “capitalismo post-democratico”). La loro soluzione sembra opporsi al “né destra né sinistra” dal basso, con il “né destra né sinistra” nell’alto. In questo senso la mongolfiera liberale potrebbe rimanere in alta quota. Almeno per un altro po’ di tempo.

Il miglior libro di Michéa tradotto pubblicato anche in Italia dalla Neri Pozza

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Possiamo considerare Jean Luc Mélenchon e Marine Le Pen gli unici candidati “anticapitalisti”  in corsa per l’Eliseo?

in effetti sono gli unici due candidati, tra quelli che possiedono un importante base elettorale, a distinguersi ciascuno a loro modo, dal discorso mediatico ufficiale sui benefici della globalizzazione e del libero scambio. Vorrei aggiungere che, nel caso di Mélenchon, il suo approccio è tanto più interessante perché non solo ha seguito la strategia di Podemos, ma ha anche sviluppato una critica dell’ideologia produttivista basata sul mito della crescita illimitata. Pertanto gli resta ancora molta strada da fare per quanto concerne la critica coerente e sistematica al capitalismo. Ma è anche vero che sembra impegnarsi in questa direzione, non a caso la sinistra ufficiale fa di tutto per mettergli il bastone fra le ruote.

Secondo lei la caduta di Manuel Valls alle primarie apre degli spazi di cambiamento all’inerno del Partito Sociali?

La sconfitta di Manuel Valls è dovuta principalmente, a mio parere, alle manovre di Martine Aubry – di cui Benoît Hamon è sempre stato il “sottomarino” – per accrescere il suo controllo su ciò che resta dell’apparato del “partito socialista” e rafforzare le baronie locali eliminando tutti i suoi rivali (tra cui Manuel Valls era il più pericoloso). E’ illusorio vedere nella vittoria di Benoît Hamon una “radicalizzazione” della sinistra ufficiale. Basta leggere il suo programma elettorale. La sua proposta di “reddito universale” (con annessa legalizzazione della cannabis) non è altro che un modo di prendere atto – sulla scia di Milton Friedman – dell’incompatibilità definitiva del neoliberismo e della piena occupazione. E ricordiamoci che l’ideale originale del socialismo era, invece, lavorare meno, ma tutti!

Per quali ragioni le destre hanno avuto in parte il coraggio di rinnovare il proprio discorso politico rimettendosi in discussione sui grandi temi come l’europeismo, e la globalizzazione mentre le sinistre continuano a mettere in primo piano le questione societali (femminismo, comunitarismo, ecc.)?

In realtà la destra liberale francese è così poco in grado di rinnovare il suo discorso politico che ha scelto il candidato François Fillon, un fossile thatcheriano privo di fantasia e senso morale! Se ci deve essere un cambiamento verrà piuttosto dal grande patronato stesso (di cui il leader, Pierre Gattaz, non ha esitato a prendere le distanze pubblicamente da François Fillon). Non a caso il grande patronato, cosciente dei suoi interessi, ha capito abbastanza velocemente che in un periodo di crisi economica, un politico come Emmanuel Macron – uomo ideale per formare una grande coalizione – è più interessante di François Fillon, considerato troppo divisivo, per disinnescare temporaneamente la rabbia crescente all’interno delle classi popolari. Ad ogni modo questa opzione viene sostenuta e supportata dai più grandi mezzi d’informazione francesi. Tuttavia, questa diatriba senza precedenti tra la destra liberale classica e il patronato francese – che già conosce le disavventure di François Fillon – testimonia la grande confusione che regna nella nostra classe dirigente.

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Anti-illuminista, comunista e nietzschano: Michéa in tutto il suo splendore

Il Front National ha saputo radicarsi nei milieu popolari e allo stesso tempo culturali. Possiamo parlare di gramscismo politico?  Esiste una strategia precisa?

E’ paradossale ma vero! La destra antiliberale, attenta alla dimensione culturale della politica (negli anni Trenta, Albert Thibaudet aveva già detto che la cultura sarebbe stato l’ultimo rifugio della destra tradizionale), non ha paura oggi a citare Antonio Gramsci. A differenza di una sinistra moderna – impigliata nel sociologismo di Pierre Bourdieu – che ha sempre più difficoltà a comprendere che il crescente interesse per le questioni morali e identitarie non implica necessariamente una svolta a destra (inoltre sarebbe sufficiente leggere gli scritti di Gramsci sulla cultura popolare o la questione del Mezzogiorno per intenderci). Di questo passo la sinistra si allontana sempre più dalle classi popolari. E, alla fine, la pagherà molto cara.

Molti analisti anticipavano un secondo turno Marine Le Pen contro François Fillon. Ora sembra spuntare il nome di Macron? Quali sono le sue di previsioni?

Questi analisti hanno ovviamente informazioni che io non ho! Il fatto che Fillon sia stato scelto come candidato ufficiale della destra ha di sicuro rimescolato tutte le carte. Al momento nessuno – ancora meno i sondaggisti – può dire con certezza chi sarà al secondo turno. L’unica cosa pronosticatile, come ho già detto, è il fatto che Emmanuel Macron sia diventato – cosa che non lo era fino a qualche mese fa – il candidato che meglio di chiunque altro rappresenta gli interessi di un sistema economico e finanziario che perde acqua da tutte le parti. Ad ogni modo è vero che un banchiere formato alla scuola di Althusser – ha fatto una tesi sotto la direzione di Etienne Balibar – non si trova tutti i giorni! E questo può essere molto interessante per far sopravvivere il sistema liberale!