Da qualche giorno circola nei giornali italiani una notizia eccezionale che ha scioccato le anime belle delle democrazie occidentali. Pare che in Iran – Paese di cui tutti parlano, male, senza averlo mai visitato – sia stata approvata una legge che vieta agli uomini di portare acconciature eccentriche (doppio taglio, creste, rasature creative, capelli tinti, ecc.) perché insieme a tatuaggi, depilazione del corpo o delle sopracciglia, non rispettano le antiche tradizioni iraniane. A svelare la decisione delle autorità della Repubblica Islamica sarebbe stato un certo Mostafa Govahi, leader del sindacato dei barbieri del Paese, il quale avrebbe affermato che chi ormai offre queste acconciature, soprattutto ai giovani borghesi di Teheran, sarebbero i barbieri abusivi della città. Solitamente tutte le notizie che arrivano dall’Iran vengono filtrate, manipolate, inventate, dai principali quotidiani lib-lib italiani. Facciamo finta che la legge sia realmente in vigore e proviamo ad analizzare nel profondo questa decisione da parte del governo.

“Il progetto liberale ha prodotto due cose, da un lato, lo Stato di diritto, ufficialmente neutro sul piano dei valori morali e ‘ideologici’, e la cui unica funzione è di tutelare le libertà individuali considerate come concorrenti; dall’altro, il mercato auto-regolatore, che si presume permetta a ciascuno di accordarsi pacificamente con i suoi simili sull’unica base dell’interesse ben compreso delle parti interessate, detto altrimenti sulla sola razionalità mercantile”, ha scritto il filosofo marxista francese Jean Claude Michéa. In altri termini, una società liberale si crede necessariamente come “neutra” in materia di valori – con lo Stato che si accontenta di “amministrare le cose” non pronunciandosi sulla questione della “vita buona”, perché ciò lo indurrebbe a discriminare alcuni cittadini – rinviando così ogni preoccupazione “morale” alla sola sfera delle decisioni private. Pertanto questa separazione tra sfera pubblica e sfera privata svanisce quando è il mercato a dettare “i valori morali e ideologici” dei cittadini di uno Stato di diritto che di conseguenza non tutela più le libertà individuali. Così ogni società dove c’è pervasività della forma-merce, si trasforma inevitabilmente in una società indecente, svergognata, narcisista, senza ritegno, in cui vita pubblica e vita privata si annullano per diventare perfettamente interscambiabili. E laddove pubblico e privato si annullano, per diventare interscambiabili, inizia la tirannia delle società liberali. La trasgressione si fa norma. La “decenza comune” (regole non scritte, valori condivisi, codici etici) lascia il posto alla volgarità. E l’iper-individualismo sopprime ogni tutela alla libertà della comunità. Che non ha più, di fatto, nessun valore.

La decisione delle autorità iraniane, qualora fosse vera, s’iscriverebbe proprio in questa dimensione perché mira a proteggere la separazione tra le sfere, dove la trasgressione deve rimanere un fenomeno individuale che sta al di fuori dello spazio pubblico e allo stesso tempo difendere quest’ultimo da qualsiasi forma di mercificazione. La comunità deve rimanere sacra, dunque egualitaria, libera, decente e di conseguenza auto-conservare le sue tradizioni, la sua identità, il suo equilibro. In Italia sono bastati pochi anni di Fedez e di calciatori svirilizzati, imposti violentemente dalla televisione, per distruggere città, periferia, borghi, paesini. Guardate le giovani generazioni degenerate e domandatevi cosa saremo tra cinquant’anni. E Ali Khamenei, guida suprema della Repubblica Islamica dell’Iran, lo chiamerete “visionario”.