Abbiamo aspettato un po’ prima di commentare la nascita dell’alleanza Movimento 5 Stelle-Partito Democratico perché invece di definirlo a priori “il governo più a sinistra della storia repubblicana” o ancora “quello più europeista di sempre”, come hanno scritto e detto molti critici, era più pertinente capire in che modo si sarebbe inserito nelle nuove traiettorie sistemiche. Perché dopo tre anni di disordine politico globale stiamo tornando ad un ordine che alla fine fa comodo un po’ a tutti. Donald Trump deve far ripartire la sua economia se vuole essere rieletto l’anno prossimo, Xi Jinping deve espandere il suo progetto della Nuova Via della Seta senza crearsi nuovi nemici, l’Unione Europea deve arginare i populismi che vogliono smantellarla, Vladimir Putin deve riavvicinarsi al Vecchio Continente per rilanciare i ponti e collegamenti energetici. La guerra commerciale in questo momento non la vuole nessuno e tutti per un motivo o per l’altro auspicano la crescita economica, che secondo gli ultimi dati è in forte rallentamento al livello mondiale. Potremmo ragionare all’infinito sulle motivazioni profonde che hanno spinto Matteo Salvini a far cadere il governo giallo-verde, ma la realtà più intrigante è la capacità rigenerativa del vecchio establishment, il quale nel momento più difficile, dopo l’ondata travolgente del populismo come fenomeno sociale e politico, è riuscito a riemergere da sottoterra e a marginalizzare chi voleva aggredire lo status quo. Viviamo un’epoca di restaurazione, in cui tornano vecchi volti, eppure quegli stessi vecchi volti hanno capovolto la narrazione, appropriandosi delle argomentazioni degli avversari. La lettera del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inviata a Cernobbio durante il Forum Ambrosetti pochi giorni dopo la formazione del nuovo governo fu emblematica. Improvvisamente venivano battuti i pugni sui tavoli di Bruxelles su investimenti, ridistribuzione dei migranti e flessibilità nelle regole europee. Esattamente ciò che chiedeva il leader della Lega quando era ministro degli Interni.

Sebastiano Caputo (ID) su Sky: “L’Ue apre a quelle che erano le rivendicazioni della Lega ma con Salvini fuori dai giochi”

“La nota più importante del Forum di Cernobbio è la lettera del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in cui ha legittimato quelle che erano le richieste della Lega di Matteo Salvini. Non capisco perché non sia stata pronunciata prima, quando c’era l’alleanza di governo gialloverde”. Oggi ero su SkyTg24.

Pubblicato da Sebastiano Caputo su Domenica 8 settembre 2019

Il problema dunque era diventato Matteo Salvini. Una presenza ingombrante per tutti. Commissione Europea, Casa Bianca, apparato russo. Non a caso quando ha deciso di staccare la spina nessuno è venuto ad aiutarlo a ricucire con il Movimento 5 Stelle, persino Donald Trump che con un tweet, lanciò un endorsement a Giuseppe Conte in piena trattativa col Partito Democratico. Un fatto è essere contro tutti, un altro è isolarsi da tutti i tavoli internazionali. Prima o poi questa assenza di una visione strategica di medio e lungo periodo si paga sempre. Lo hanno capito in modo diverso Viktor Orbàn in Ungheria e il Movimento 5 Stelle in Italia. Occorre forzare la mano il più possibile fin quando è possibile, rimanere saldo al potere, senza mai però trincerarsi nella propria bolla di consenso. Da qui la votazione in Europa di Ursula Von Der Leyen in cambio di garanzie, aperture e flessibilità (per ora solo di facciata).

Anche perché allo stato attuale, per ora, sono saltati tutti gli schemi prestabiliti. Trump ha abbassato i toni con Iran, Turchia e Cina, Macron vuole controllare i flussi migratori, Papa Francesco sottolinea l’importanza della libertà dei popoli e delle nazioni, e la stessa Bdi, ovvero la Confindustria tedesca, si unisce al coro di quanti in Germania chiedono una discontinuità netta con le ricette economiche del recente passato e un rilancio delle politiche di investimento, lasciando presupporre un suo appoggio al superamento dell’austerità marchio di fabbrica della politica economica germanica. È la storia del potere che ingloba il contro-potere per anestetizzarlo. Ma quando a parlare sarà la realtà già si intravede ciò che avevamo scritto sulle conseguenze della fine del laboratorio gialloverde in Italia, che ha pagato il fatto di essere troppo in anticipo coi Tempi, la nuova polarizzazione occidentale di cui gli Stati Uniti come sempre ne sono stati i precursori: da un lato un socialismo “green” tutto Greta Thunberg, share economy e reddito universale, e dall’altro un neo-neoconservatorismo  anti-papista e anti-eurasiatico, tutto shock fiscale, identitarismo, social network e youtubers.

Che fare? Ve lo diremo nel prossimo editoriale.