Per il Front National il testa a testa con Emmanuel Macron (En Marche) inizia da Hénin Beaumont dove ieri sera Marine Le Pen ha assistito con il suo cerchio magico allo spoglio in diretta dei voti. E’ in questa piccola cittadina di 26mila abitanti situata nel dipartimento di Passo di Calais, che i quadri di partito hanno deciso di seguire una delle elezioni presidenziali più contese della storia repubblicana. E’ la prima volta che gli schieramenti tradizionali – repubblicani e socialisti – non arrivano al ballottaggio. La scelta controcorrente di fissare il proprio quartiere generale fuori Parigi, in quella che viene considerata la roccaforte operaia dei sovranisti francesi, aveva come obiettivo di smarcarsi dagli altri candidati che invece erano tutti nella capitale. Così la leader anti-establishment ha preferito “snobbare” Parigi, incarnazione vivente dei salotti mondani, cuore pulsante del potere massmediatico transalpino, inchiodandosi nella Francia periferica, profonda, reale. E’ il refrain riprodotto costantemente per tutta la campagna elettorale che si schiera dalla parte degli sconfitti della globalizzazione contro le élite mondializzate.

Settore stampa QG del Front National - Sebastian Caputo

Settore stampa QG del Front National – Sebastian Caputo

Marine Le Pen incassa così il 25 per cento circa dei consensi in questa prima tornata elettorale portandosi a casa un posto al ballottaggio previsto per il 7 maggio. Nulla di troppo sorprendente in realtà: la “dedemonizzazione” del Front National, per decenni considerato un partito “infrequentabile”, era già cominciata qualche anno fa con la consulenza d’immagine dell’“enarca” Florian Philippot. E’ lui l’artefice del maquillage politico che ha portato i sovranisti francesi a vincere le elezioni europee del 2014 consolidando un lavoro cominciato già alle scorse presidenziali. Philippot, 35 anni, è riuscito a dare una svolta ideologica radicale al “lepenismo” – tanto da “delepenizzarlo” – grazie al suo retroterra da gollista di sinistra. Se prima il programma elettorale si concentrava su temi legati ad immigrazione, sicurezza e identità, con “Philippe 1er” (così lo chiamano i suoi detrattori) ilFront National si è trasformato in un partito visionario che parla di protezionismo economico (uscita dall’Euro, re-industrializzazione del Paese) e di mondo multipolare (rispetto dell’autodeterminazione dei popoli e delle nazioni, riavvicinamento con la Russia di Vladimir Putin), incassando il voto operaio che storicamente costitutiva l’elettorato del Partito Comunista Francese e quello degli immigrati – musulmani e patrioti – di seconda generazione.

Sala stampa nel QG del Front National aspettando il discorso di Marine Le Pen.

Sala stampa nel QG del Front National aspettando il discorso di Marine Le Pen – Sebastiano Caputo

La giornata di Marine Le Pen ad Henin Beaumont è cominciata al suo seggio elettorale accolta dal grido delle Femen e si è conclusa nella sala municipale François Mitterand dove ad aspettarla c’erano 600 giornalisti (un terzo provenienti da tutto il mondo). Accompagnata dai suoi fedelissimi si è presentata davanti ai suoi sostenitori mentre le due personalità più popolari del Front National – Florian Philippot e Marion Maréchal Le Pen – si sono divise tra le grandi emittenti televisive che commentavano in diretta le votazioni. Il primo incarna il volto progressista e laico del partito e dovrà conquistar al secondo turno l’elettorato populista di Jean Luc Mélenchon (19%), la seconda è custode della Francia più conservatrice e identitaria, e dovrà calamitare il voto Fillon (19%). In mezzo Marine Le Pen avrà come unico scopo quello di spaccare il “fronte  repubblicano” che si sta già mobilitando in sostegno di Emmanuel Macron. “Sono la candidata del popolo contro i potentati del denaro […] è tempo di una vera alternanza” ha affermato la leader del Front National  commentando il proprio successo davanti ai suoi. Sono saltati tutti gli schemi ideologici tradizionali: destra e sinistra sono categorie morte. In Francia è scolpito nelle urne.

Articolo pubblicato in esclusiva su Il Giornale