Laives, un comune italiano di circa 17mila abitanti della provincia di Bolzano, è diventato il laboratorio politico più interessante delle ultime regionali. Per la prima volta alcuni eletti del Movimento 5 Stelle hanno dato il loro appoggio alla giunta sostenuta dalla Lega Nord e da due liste civiche alle elezioni dello scorso 24 maggio. In Trentino Alto Adige, a differenza delle altre regioni italiane, vige il proporzionale diretto e non il premio di maggioranza. Per governare la coalizione vincente necessitava di 14 consiglieri, così l’8 giugno i 2 consiglieri comunali eletti nel M5S hanno siglato un documento di sostegno al neo-sindaco Christian Bianchi (Lega Nord + liste civiche) che ha conquistato 13 seggi (il PD invece ne ha conquistati 12).

Il tutto è stato avvallato dai vertici nazionali del Movimento 5 Stelle, infatti a vegliare sull’incontro voluto dal nuovo sindaco di Laives c’era il deputato grillino Riccardo Fraccaro. Secondo quanto stabilito nel documento, il Movimento 5 Stelle ha dato a Bianchi il proprio appoggio esterno. Tradotto: “il Patto di Laives” garantirà i voti pentastellati in favore della giunta, senza però entrare a farne parte, de facto rifiutando la logica sacra del “poltrinificio”. L’intesa del Trentino rimane comunque storica. Soprattutto per il Movimento 5 Stelle, che non solo non si è mai presentato in alleanza con altre liste, ma ha sempre deciso – sia a livello nazionale che di realtà locali – di non stringere alleanze con nessun altro partito o movimento. L’avallo dei vertici è emblematico e promettente.

Beppe Grillo è stato il primo attraverso il suo Blog e i suoi spettacoli a portare al centro del dibattito politico e culturale “mainstream” quei temi sacrosanti ma oscurati per decenni dall’apparato mediatico-giornalistico. Ma se prima era la Lega Nord ad inseguire il Movimento 5 Stelle su alcune tematiche (quelle economiche ed europee in primis) adesso sembra il contrario. La strategia dei diritti civili non porta consenso in un Paese dove le priorità sono i diritti sociali e del lavoro. Questo sentimento nazionale è stato verificato in Veneto dove alle ultime elezioni il leghista Luca Zaia ha conquistato più del 50% dei consensi grazie al popolo dei produttori, soppiantando una lista pentastellata che si vantava di essere “un’avanguardia dei diritti civili”. Ora Beppe Grillo sembrerebbe voler tornare alle origini e tornare un movimento anti-élite (non solo anti-casta). A dimostrarlo sono gli ultimi due post pubblicati sul Blog: il primo intitolato “Putin circondato” e il secondo “Immigrati, Italia? No grazie”. I punti di congiunzione tra la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle sono tanti. Dall’immigrazione al federalismo, dall’anti-europeismo alla critica alla moneta unica, dalla denuncia dei trattati internazionali (Nato, Ttip, ecc.) ad un timido filo-putinismo. E poi c’è un fattore più importante che li accomuna: un profilo populista che consente ad entrambi di avere una base elettorale popolare (dall’operaio al piccolo imprenditore; dal disoccupato alle partite Iva).

Mesi fa avevamo auspicato “la collaborazione”  nel Parlamento europeo, nelle commissioni parlamentari, nei consigli regionali e comunali, o almeno “un patto di non belligeranza” sul piano nazionale. Il Patto di Laives è un messaggio chiaro ma soprattutto promettente se pensiamo che il governo Renzi sta preparando una legge elettorale come l’Italicum che prevede uno scenario apocalittico (che è anche la strategia dell’establishment): il PD al 30-40 per cento e tutti gli altri (Lega, M5S, Forza Italia, Landini) al 10-15. Di conseguenza “una collaborazione o un patto di non belligeranza” che si tradurrebbe nel sostegno reciproco qualora uno dei due movimenti si trovasse al ballottaggio contro il Partito Democratico. Solo così Lega Nord e Movimento 5 Stelle hanno la possibilità di vincere.