I grandi progetti si realizzano quando si è poco più che ventenni. Giovanni Papini fondò nel 1903, assieme a Giuseppe Prezzolini, la rivista letteraria “Il Leonardo”, avevano rispettivamente ventitré e ventidue anni. “L’Italiano” iniziò le sue pubblicazioni ai primi del 1926 quando Leo Longanesi aveva appena compiuto ventuno anni. Mino Maccari invece diede alle stampe il primo numero de “Il Selvaggio” all’età di ventotto anni e Curzio Malaparte, anche lui giovanissimo, fondò nel 1921 una rivista quindicinale, intitolata “Oceanica”, che ebbe vita breve (quattro numeri) a dispetto delle sue ambizioni abnormi.

Nel nostro piccolo anche noi sentiamo di appartenere a questa tradizione tutta italiana. Abbiamo fondato L’Intellettuale Dissidente all’età di vent’anni, il Circolo Proudhon Edizioni a ventidue, il Bestiario degli Italiani a ventitré. Col tempo siamo maturati giornalisticamente ed editorialmente fino a riscuotere un diffuso consenso tra i nostri coetanei ma anche tra i “vecchi”, quelli che noi preferiamo chiamare “maestri”. Saint Exupéry scriveva questo: “Senza l’opera di trasmissione dei significati della vita, da una generazione all’altra, le nuove generazioni saranno solo dei barbari accampati nel nostro territorio. Non capiranno, non conserveranno e non trasmetteranno più niente di quello che ha alimentato la vita dei loro avi. E la vita perderà il suo fervore e il suo significato e il collegamento al nodo divino che unisce le cose”.

contrasti

Ecco, a differenza di molti giovani malati di giovanilismo noi crediamo che la vera rivoluzione dell’umanità consiste nel spostare le lancette del tempo all’indietro. La tradizione è progresso diceva Giuseppe Verdi. Qualche mese fa abbiamo lanciato questa sfida: unire tutte le forze vive del Paese in un ex monastero. La scelta di Salerno non è stata casuale: è una città che si affaccia sul “lago” Mediterraneo. Più di sessanta persone sono venute da tutte le parti d’Italia per parlare di idee e confrontarsi sul futuro del nostro gruppo editoriale. Due giorni intensi di riunioni, dibattiti, tavole rotonde e pranzi collettivi, si sono trasformati in una grande festa nazionale, quell’alto monte nietzschano dove si respira l’aria pura e si scorge un mondo straordinario.

Sabato mattina abbiamo tracciato la linea editoriale, parlato delle strategie economiche per il domani e consolidato il radicamento dei circoli dei lettori sul territorio. Crediamo che solo il buon giornalismo potrà salvare il giornalismo, stesso discorso vale per l’editoria e la pubblicistica di riviste. Ecco i momenti salienti: il quotidiano L’Intellettuale Dissidente rimarrà senza pubblicità ma nei prossimi mesi cercheremo di far aumentare il numero di abbonati e proveremo a costruire una cerchia di  grandi donatori”. La casa editrice Circolo Proudhon, che ha già calendarizzato due pubblicazioni al mese fino a gennaio, sta costruendo una rete di librerie di fiducia per la distribuzione in modo tale da slegarsi definitivamente dai grandi circuiti. Il Bestiario degli Italiani invece darà nei prossimi giorni alle stampe il nuovo numero e lancerà prossimamente una raccolta fondi nazionale per fare il giro d’Italia in automobile. L’obiettivo? Raccontare l’Italia che resiste alla globalizzazione economica e dei costumi. Per farlo avremo bisogno di preparare il terreno. Dal 14 ottobre inizierà la campagna “crea un circolo Proudhon”. Infine, vorremmo creare un festival estivo del giornalismo e dell’editoria a modo nostro. E’ un’idea ambiziosa ma se parte non sarà nulla di pol-corr, in giro è già pieno di robaccia. 

negri

Torniamo a bomba. Nel pomeriggio di sabato è venuto a trovarci Alberto Negri, editorialista de Il Sole 24 Ore, per portarci spiritualmente in Medio Oriente. Un grande osservatore, un’analista, un amico, che ha fatto commuovere tutti e si è commosso perdendosi nei suoi ricordi lontani. Infine è stato presentato l’ultimo progetto del nostro gruppo: una rivista di sport e cultura dal nome “Contrasti”. Presto sarà leggibile sulle colonne digitali di un sito graficamente all’avanguardia, come non se ne vedono in giro (ci scuserete la pubblicità, vi promettiamo che sarà pulita e non troppo invasiva). Domenica mattina, l’apoteosi. Il Professor Carrillo, un uomo dolce e carismatico, è venuto a parlarci della figura di Pierre Joseph Proudhon, confrontandola a quella di Marx, suo nemico storico. Un monologo di un’ora e mezza interrotto improvvisamente dalle lacrime di alcune persone nel pubblico. 

carrillo

E’ solo la prima di una lunga serie di assemblee nazionali dove riunire tutti i nostri amici lettori e redattori, da Nord a Sud. La prossima potrebbe svolgersi già in primavera (puntiamo alle 150 persone!). Nel frattempo lanciamo un appello a tutti Voi: collaborate con noi, aprite un circolo sul vostro territorio, abbonatevi, dateci un contributo, mandate le vostre proposte editoriali. A Salerno siamo giunti ad una conclusione: il deserto culturale non ci fa paura.