DA ISFAHAN- Conosciute come Guardie della rivoluzione islamica (سپاه پاسداران انقلاب اسلامی), i Pasdaran rappresentano il corpo militare istituito in Iran nel 1979 dopo la caduta dello Scià Mohammed Reza Pahlavi con l’obiettivo di proteggere le conquiste della rivoluzione, garantire l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale ed infine sostenere a livello internazionale gli alleati della nazione iraniana (come gli Hezbollah in Libano o il governo legittimo di Bashar al Assad in Siria). Andatosi espandendo durante gli anni della presidenza di Mahmoud Ahmadinejad (ex Pasdaran), il ruolo di questo reparto militare (affiancato sul piano nazionale dall’esercito regolare, la marina e l’aviazione) viene considerato dagli Stati Uniti come un’organizzazione terroristica e dalla stampa internazionale come il “braccio militare delle politiche dittatoriali” dell’Ayatollah Ali Khamenei. 

Eppure, a differenza di quanto viene sbandierato, queste forze militari sembrano perfettamente integrate nella società iraniana. I Pasdaran svolgono il loro lavoro nei luoghi pubblici, parlano, mangiano e bevono con la gente del posto. Non vengono considerati dal popolo come un corpo estraneo o separato dal potere, ma perfettamente organico al tutto. L’etnologo Pierre Clastres parlebbe di “società indivisa” (senza classi e senza una divisione tra dominanti e dominati). Da un lato c’è la legittimità di questo reparto speciale, dall’altro c’è il fatto che in Iran il sevizio militare è obbligatorio per tutti gli uomini e dura 18 mesi. 

Con questa forma di giustizia sociale e di rafforzamento del senso di comunità, il potere dei Pasdaran è diventato condiviso dal resto della popolazione iraniana dal momento che questi non rappresentano una classe sociale (de facto non hanno una coscienza di classe) distaccata dalla maggioranza ma amalgamata ad essa con l’obiettivo di evitare qualsiasi forma di guerra fratricida (repressione poliziesca ad esempio) ma soprattutto difendere i confini nazionali e l’autodeterminazione dell’Iran.