Articolo pubblicato in esclusiva su Il Giornale

Se pesassimo i protagonisti su una bilancia la notizia verrebbe relegata nelle ultime pagine di un quotidiano nazionale. Eppure la querelle tra Angelo Attaguile, leader di “Noi con Salvini” in Sicilia e Giorgia Meloni merita di passare sotto la lente d’ingrandimento. Non tanto per il lancio fiabesco della candidatura di Pietrangelo Buttafuoco per archiviare l’esperienza di Rosario Crocetta, ma per il cretinismo politico e culturale raggiunto dalla segretaria di Fratelli D’Italia che in una nota sulla sua pagina Facebookha rigettato la proposta ritenendo una cattiva idea candidare alla guida dell’isola una personalità che ha deciso di convertirsi all’Islam. “Credo che in questi anni l’Italia e l’Europa debbano rivendicare le proprie origini greche, romane e cristiane davanti a chi vorrebbe spazzarle via. Non vorremmo dare un segnale di resa ai fanatici che rimpiangono il passato dominio arabo e musulmano sulla Sicilia”, ha scritto Giorgia Meloni alias Oriana Fallaci.

La “campagna lettorale” dell’anno scorso che ha visto l’autore di Buttanissima Sicilia in giro per l’isola ad organizzare la sua crociata contro Crocetta difficilmente si trasformerà in una vera e propria campagna elettorale. Accettare la proposta dei salviniani significherebbe sacrificare l’alta politica sull’altare dell’elemosina dei voti. Conquistare Palazzo dei Normanni vorrebbe dire giocare la partita con le regole di un sistema ostile a qualsiasi battitore libero: rinnegamenti, strette di mano, sorrisi, compromessi, marketing politico. Démocratie oblige. Ma la democrazia è un abito troppo stretto per un anarchico conservatore come Pietrangelo Buttafuoco.

Nell’ultimo pamphlet Il feroce saracino aveva parlato della sua conversione all’Islam come un ritorno spirituale nell’isola che tra il IX e il XI secolo era custodita da Allah. Ma c’è un’altra favola da mille e una notte, ancora non scritta, che racconta di un secondo ritorno a casa. Giafar al Siqilli (nome di Buttafuoco da convertito), nuovo governatore della Sicilia succeduto a Rosario Crocetta, assomiglia al presidente francese Ben Abbes, esponente di un Islam illuminato, profetizzato da Michel Houellebecq nel suo ultimo romanzo. Il suo discorso di insediamento al Palazzo dei Normanni inizia così: “la Sicilia è il luogo dove tutto il mondo si dà appuntamento. Non è solo un crocevia, è anche la goccia dove tutte le culture portano la eco degli oceani”. Le stesse parole che utilizzò in un’intervista per Islamshia.

In pochi anni di governo prende le distanze dall’Arabia Saudita in nome dell’indipendenza dell’isola e instaura una società fondata sul Sacro dove persino il cattolicesimo rinvigorisce in mezzo alle tradizionali moschee sparse sul territorio. Combatte la mafia dell’antimafia, pone al centro del sistema valoriale il nucleo famigliare e l’istruzione, chiude il Muos imposto dagli Stati Uniti, così come la base di Sigonella e l’aeroporto civile di Birgi Novo (Trapani) convertito in struttura militare in caso di guerra, come successe nel 2011 quando fu attaccata la Libia di Gheddafi, e crea una grande patria mediterranea con la Sicilia che fa da ponte tra le due civiltà. I colloqui con i leader egiziani, tunisini, algerini, marocchini, sono all’ordine del giorno. Il Mediterraneo viene inteso come luogo d’incontro e di interessi comuni e non come cimitero dell’umanità e culla della disperazione. “Giafar il siciliano” risolve così il problema dell’immigrazione e riesce ad invertire i flussi migratori collaborando con le nuove popolazioni di origine immigrata integrate nell’isola (immigrati di seconda e terza generazione). Forma un’elite islamica che ha un ruolo di mediazione sul modello di Federico II di Svevia detto “Stupor mundi”, Imperatore del Sacro Romano Impero, Re di Sicilia, sepolto nella cattedrale di Palermo con capo rivolto a La Mecca, il quale si circondò di studiosi di scienze arabe di medicina, filosofia e matematica. Nell’epilogo Giafar inviterà Giorgia Meloni, ormai scomparsa dalla scena politica, per mostrarle i risultati della sua arte di governo. Nessuna fatwa contro di lei, ma il perdono nel nome di Allah, il Misericordioso. Sarà pertanto inutile. Qualche anno dopo aderirà al Nuovo Partito Repubblicano, nato da poco in Italia sul modello neocon americano, che come Fratelli D’Italia diceva di difendere l’identità europea. Così Giafar al Siqilli, ancora governatore della Sicilia e con un consenso popolare fortissimo, verrà dipinto come un sanguinario dittatore che minaccia l’Italia puritana. Dopo il siriano Bashar Al Assad sarà il prossimo.