Non solo le periferie. Ormai anche i centri urbani sono diventati luoghi insicuri dove vengono commesse atrocità di ogni genere. Stupri, violenze, omicidi, ruberie, aggressioni con armi bianche o da fuoco. Le città assomigliano sempre più agli esperimenti dell’etologo austriaco Konrad Lorenz: “recinti in cui venivano collocate le cavie, che a forza di stare ammassate esplodevano in comportamenti aggressivi le une verso le altre”. Ma c’è una cronaca che è più nera delle altre. Perché le puntate di Barbara D’Urso su Pomeriggio Cinque dove i delitti vengono trasformati in un reality show in cui i protagonisti, vittime e carnefici, sono rigorosamente italiani, fanno meno scandalo di una gang di sudamericani che tagliano il braccio col machete ad un controllore nel metrò o del Kabobo di turno? Per quale motivo c’è una criminalità sovra-mediatizzata e una criminalità sottomediatizzata?

In realtà esiste una strategia della tensione alimentata dalla vulgata giornalistica che vuole farci credere che il fattore di questa barbarie sia etnico invece che economico-sociale. Eppure nei quartieri chic delle metropoli di tutto il mondo i ricchi americani, i ricchi sauditi e i ricchi europei convivono in modo armonioso. A Via dei Condotti a Roma, nei Campi Elisi di Parigi, a Oxford Street a Londra, nella Fifth Avenue di New York, il multiculturalismo funziona. Le cose cambiano quando ci avviciniamo nelle banlieue, negli slum, nei ghetti, nei quartieri popolari. L’etnia c’entra poco, lì è la povertà a diffondere malavita e violenza. Se è vero – citando i dati dell’Istat – che il peso della componente straniera, ovvero delle persone di 18 anni e più nate all’estero, tra gli autori dei reati è andato aumentando a partire dagli anni Novanta, non possiamo infatti affermare universalmente che straniero (immigrato, profugo, extracomunitario, rifugiato, ecc.) è sinonimo di delinquente. Se nel 1990 gli stranieri erano pari al 2,5% degli imputati, nel 2009 gli stranieri rappresentano il 24% del totale degli imputati. Semmai possiamo dire che un’immigrazione massiccia per ragioni legate alla povertà rischia di far aumentare questo dato che di fatto è già in crescita.

Eppure l’ideologia cosmopolita con la sua retorica umanista e pol.corr. che impone un mondo senza frontiere non fa altro che minimizzare il problema dei flussi. C’è chi come Laura Boldrini, Marco Furfaro e Saverio Tommasi vuole trasformare l’Europa nel campo profughi dell’umanità. Con la benedizione dell’Unione Europea che con il Trattato Schengen firmato nel 1986 permette la libera circolazione delle persone tra i Paesi membri. C’è chi invece non condanna il sistema globale che porta le persone ad emigrare ma affronta l’immigrato in carne ed ossa diventando attore e complice del grande Far West italiano. Sono le due facce della guerra civile: gli uni creano lo scenario gli altri ci combattono. Così per evitare di cadere nella trappola mortifera della strategia della tensione meglio i valori contraddittori del presidente ungherese Victor Orban e di Papa Francesco. Alzare un muro di quattro chilometri per evitare preventivamente la guerra civile oppure salvare il salvabile con accoglienza e umanità.