La saggezza è sempre popolare. Vallo a spiegare agli artisti bobo del terzo millennio. È bene che ogni tanto le loro elucubrazioni intellettuali – mai realmente engagé – si scontrino con la realtà che è molto più cruda e spietata di un aperitivo nel miglior locale di Londra o New York. Com’è accaduto domenica mattina alla Casa Atelier di Museion a Bolzano dove le addette alle pulizie hanno rimosso un’opera d’arte pensando che bottiglie di champagne, bicchieri, coriandoli e ghirlande sparse per terra fossero i resti di una festa tenutasi la sera prima nell’edificio in cui si svolge la mostra aperta al pubblico. Il caso ha voluto che si trattasse invece di un’installazione d’arte contemporanea intitolata “Dove andiamo a ballare questa sera?”, firmata dalle artiste Sara Goldschmied ed Eleonora Chiari e che si inserisce in un ampio progetto espositivo nazionale curato da Achille Bonito Oliva.

Pochi giorni prima del misfatto le due avevano presentato così il loro lavoro: “gli anni Ottanta sono per noi la fase dell’infanzia, è stata l’epoca del consumismo, dell’edonismo, delle speculazioni finanziarie, della televisione di massa, della politica socialista e delle feste. Nella fase di ricerca abbiamo ritrovato una guida alle discoteche della penisola scritto dal politico e ai tempi ministro degli esteri Gianni De Michelis, dove andiamo a ballare questa sera? 1988, con la prefazione di Gerry Scotti, che ha ispirato il titolo dell’opera. L’installazione ambientale creata nella Casa atelier di Museion è il set di una festa finita. Dove andiamo a ballare questa sera? è visibile solo nell’orario di chiusura del museo nelle ore buie dal crepuscolo all’alba. La vetrina mostra i resti della festa abbandonata come gli avanzi di un ricco banchetto: le macerie della cuccagna”. Da questo racconto pirotecnico emergono due riflessioni. Da un lato sorprende l’assenza di coraggio intellettuale e di trasgressione artistica (denunciare la Prima Repubblica, oltre ad essere una battaglia di retroguardia, è come sparare sulla Croce Rossa), dall’altro scopriamo che anche le cianfrusaglie buttate lì per terra possono avere una loro filosofia.

Piuttosto che aprire un dibattito sull’arte contemporanea, ormai sempre meno artistica e più redditizia, i lettori dovrebbero
rivedersi un film: “Vacanze intelligenti” (1978) di Alberto Sordi. È la storia di due fruttivendoli romani, Remo e Augusta, spinti dai loro tre figli laureati, progressisti e  moderni a trascorrere un viaggio diverso tra nouvelle cuisine e Biennale di Venezia. Ne viene fuori un elogio della gente comune che non “capisce” le sofisticatezze  del ceto semicolto rampante. Dio benedica quelle addette che hanno ripulito il Museion di Bolzano. Dopo l’accaduto una delle due artiste, Eleonora Chiari, ha ironizzato sulla sua pagina Facebook pubblicando una sua foto con una delle bottiglie presenti nell’opera d’arte in mano, accompagnata dalla scritta: “Non scherzate con me”. Non solo questi nuovi espositori non sanno trasmettere emozioni ma in più non fanno manco ridere. In fondo anche quell
a è un’arte.