Di fronte alla parabola che ha visto – da Tangentopoli in poi – i partiti politici italiani svuotarsi ideologicamente, il successo del Movimento 5 Stelle e la nuova Lega di Matteo Salvini diventano dei veri e propri casi di studio. Se messi a confronto la cosa si fa ancora più interessante. Sul piano programmatico Beppe Grillo è stato il primo attraverso il suo Blog e i suoi spettacoli a portare al centro del dibattito politico e culturale “mainstream” quei temi sacrosanti ma oscurati per decenni dal circo mediatico. E se prima era la Lega Nord ad inseguire il Movimento 5 Stelle trionfante su alcuni punti (quelle economiche ed europee in primis) adesso sembra il contrario. La strategia dei diritti civili non porta consenso in un Paese dove le priorità sono i diritti sociali e del lavoro. In tempo di crisi la gente vuole il pane, il resto sono chiacchiere. Questo sentire popolare è stato confermato in Veneto dove alle ultime elezioni il candidato Luca Zaia ha schiacciato la lista pentastellata che si vantava di essere “un’avanguardia dei diritti civili”, conquistando più del 50% dei consensi grazie al popolo dei produttori.

Beppe Grillo, che è persona colta e lungimirante, lo ha capito tanto da aver dribblato la sua base elettorale in maggioranza progressista fino ad invertire il senso di marcia. Vedi le posizioni più radicali su immigrazione e geopolitica (sostegno internazionale alla Russia di Vladimir Putin), due temi cari al Segretario del Carroccio, il quale sul piano della retorica ha fatto suo il “Vaffa” mescolandolo ad una comunicazione esplosiva che paradossalmente fa scuola al Movimento 5 Stelle. A decodificare la strategia “geo-felpata” è un libro, Il metodo Salvini (Sperling&Kupfer, pagne 252, euro 19), scritto da due penne de Il Giornale, Francesco Maria Del Vigo e Domenico Ferrara, che verrà presentato oggi (Lunedì 12 Ottobre, ore 18.30) insieme a Vittorio Feltri alla Libreria Mondadori di Milano in Piazza del Duomo 1. Tra tutti i capitoli del manoscritto, agile e scorrevole nel suo insieme, ne emerge uno in particolare: “Il celodurismo 2.0”. Un’analisi raffinata che svela il “dono dell’ubiquità” del leader leghista. Scrivono i due autori: “Quando non passa attraverso il tubo catodico, la sua voce si diffonde tramite le onde radio. E quando – raramente – non trova spazio neppure dietro ai microfoni ci pensa direttamente lui a divulgare il verbo leghista attraverso il web. E a volte fa anche tutto insieme. È un caso da manuale di comunicazione politica compulsiva, costante e senza freni”. Televisione e giornali a parte è proprio il web uno dei canali divulgativi preferiti. Se pensavamo che il Movimento 5 Stelle fosse il partito di internet, ci siamo sbagliati. Nell’immaginario collettivo Beppe Grillo è davanti al computer, Matteo Salvini invece ha l’Ipad tra le mani. Questa fotografia dice tutto: la staticità si contrappone alla dinamicità. Prendiamo i profili Facebook dei due leader. Il primo è meccanico, quasi formale, mentre il secondo è coinvolgente, personalizzato al cento per cento e parla direttamente ai suoi utenti-elettori (fotografie della figlia, battute sul Milan, polemiche simpatiche, non mancano i punti esclamativi e le lettere maiuscole, foto con i militanti dopo i comizi o le cene sociali, risposte personali a chi commenta).

Non è un caso che persino “Facebook Italia”, raccontano Del Vigo e Ferrara, si è interessata al suo profilo come a un vero e proprio caso di studio. E continuano: “In Italia 35 milioni di persone hanno accesso a Internet dalla loro abitazione, 24 milioni usano uno smartphone, 30 milioni sono presenti sul social network di Mark Zuckerberg. Quattro milioni leggono i quotidiani cartacei. Quindi Salvini, se non ha capito tutto, ha capito molto. Presidiare Porta a Porta, Mattino Cinque, le colonne del Corriere e le copertine di Oggi è fondamentale, ma non è sufficiente. C’è tutto un altro mondo, l’altra faccia della Luna dell’elettorato che parla, discute, s’incazza e vive su altre piattaforme”. Matteo Salvini con il suo milione di followers è più efficace di qualsiasi concorrente digitale. Più “mi piace” di Matteo Renzi (800mila), meno di Beppe Grillo che ne ha 1milione 700mila, eppure i click sono dalla sua parte. Gli autori de Il metodo Salvini, dopo aver avuto accesso alla sua pagina Facebook, rivelano che alcuni video pubblicati hanno raggiunto 10 milioni di persone. Numeri che fanno gola a tutti. Non siamo di fronte ad un’operazione di marketing, questa è la comunicazione politica moderna.