“Esiste una borghesia di sinistra e una borghesia di destra. Non c’è invece un popolo di sinistra e un popolo di destra, c’è un popolo solo” Georges Bernanos 

Pippo Civati ci vuole fregare una seconda volta. Ci era riuscito quando da bastiancontrario all’interno del Partito Democratico, ed in linea con il Movimento 5 Stelle, si opponeva a tutta una serie di riforme renziane (ritorno al Mattarellum, acquisto F-35, Italicum, ecc.). Con quella strategia non faceva altro che rinforzare il consenso del PD nonostante il crescente dissenso nei confronti di Matteo Renzi, considerato da molti ormai la perfetta continuazione di Silvio Berlusconi. Adesso il deputato lombardo ci riprova con un nuovo movimento battezzato “Possibile”. Chi ne farà parte, quale sarà il suo ruolo, quali saranno le sue priorità? È ancora presto per dirlo ma le prime dichiarazioni rilasciate dal suo ideatore sul Corriere della Sera già ci lasciano intravedere qualcosa. Il movimento strizzerà l’occhio a chi si sente di sinistra e non ama Renzi (che viene considerato di “destra”). Sinistra Ecologia e Libertà? Un “interlocutore naturale”. Civati sogna una forza politica alternativa “molto larga, trasversale, dinamica e moderna”, che si basi su Internet ma anche sul coinvolgimento sul campo dei cittadini attraverso i comitati. Insomma il peggio del grillismo, l’isteria del web, e il peggio della galassia progressista, SEL e i suoi benpensanti, incorniciato da una retorica politica femminilizzata (il colore predominante del logo è infatti il rosa).

Non c’è ancora nessuna nota ufficiale, ma sembra già tutto pronto: nascerà a giugno, dopo le regionali, con tanto di nome, simbolo, tessere e t-shirt. Con la scelta della dicitura “Possibile” c’è un richiamo chiaro a “Podemos”, il partito spagnolo di Pablo Iglesias che ha scardinato alle ultime elezioni il bipartitismo, conquistando Barcellona e altre città del Paese (a Madrid, Valencia e Saragoza giocherà un ruolo determinante). Peccato però che i due movimenti non hanno nulla in comune. Podemos a differenza di Possibile (e della sinistra italiana in generale), è un movimento populista in rottura con l’elite mondializzata ben identificata che propone l’uscita dalla Nato, la rinegoziazione del debito pubblico e il superamento della dicotomia destra/sinistra. E poi la base elettorale è quella popolare.

In Italia invece con l’avvento della sinistra social-democratica, il nuovo proletariato, che va dall’operaio al piccolo imprenditore che detiene i mezzi di produzione, si è trasformato in una classe considerata reazionaria, provinciale, becera, oscurantista, analfabeta, estremista, perché ostile ai valori e ai costumi del liberalismo culturale che oggi si realizza nel nome del Progresso, del Cambiamento, dell’Uguaglianza (il simbolo di “Possibile” è “=” infatti). Il popolo viene di fatto tacciato dal circo mediatico-intellettualistico lib-lib e dai suoi politici progressisti di “populismo”, “xenofobia”, “razzismo”, “omofobia”, “violenza”, “fascismo”. Alla maggioranza silenziosa, produttiva ed emarginata si preferiscono quelle categorie post-economiche, spoliticizzate e sovra-mediatizzate come le “donne” i “giovani”, “gli “immigrati”, gli “omosessuali”. La rivoluzione non è un pranzo di gala diceva Mao. Poi è arrivato Pippo Civati, belloccio, pettinato e ben vestito, e l’anti-renzismo è diventato un aperitivo. Che in fin dei conti non ostacolerà Renzi in Parlamento sulle questioni serie ma che gli farà da stampella per i diritti civili. Per buona pace degli ultimi. I poveri.