La storia di Hassan Rohani, per la prima volta in Europa, si è scritta a Roma, tra il Quirinale, il Campidoglio, e il Vaticano. Accompagnato da 6 ministri e 120 imprenditori delle più importanti aziende pubbliche del Paese, il presidente iraniano, 67enne, ha concluso la sua visita di tre giorni stamattina con una conferenza stampa di chiusura riservata ai giornalisti: “Il mio viaggio è cominciato in Italia perché queste due civiltà hanno sempre dialogato, pure nei momenti più difficili – e ha continuato – abbiamo sempre parlato di economia ma anche di cultura”. Poi ha concluso: “prima ancora di partire ero molto fiducioso, ora posso dire che il futuro sarà ancora migliore, in particolare dopo le intese che sono state firmate con gli imprenditori italiani”. In effetti il bilancio finale risulta convincente sia per l’Italia che per la Repubblica Islamica. “Win to win” è stato il motto lanciato martedì mattina al forum economico organizzato da Confindustria da tutte le parti coinvolte. A guadarci sono tutti. Da un lato dunque Rohani si è aperto al mercato internazionale senza tradire l’ideale della Rivoluzione, in sintesi è riuscito a congelare l’apparato istituzionale, farsi riconoscere come potenza regionale e chiudere grandi affari con un Paese amico, l’Italia, che anche ai tempi della guerra contro l’Iraq come a quelli delle sanzioni non ha mai interrotto il dialogo con Teheran. Dall’altro il nostro Paese torna ad essere epicentro delle relazioni internazionali, primo beneficiario dell’apertura economica iraniana, ma soprattuto terra di dialogo in un momento storico dove la retorica dello scontro di civiltà si è fatto spirito del tempo. 

Pur con i suoi problemi interni, parliamo di un Paese che per quanto distante da noi, per usi e costumi, riesce a sorprendere chiunque per la sua immensa storia e cultura. Parliamo di un Paese che come ha ha ricordato anche il premier Matteo Renzi in Campidoglio combatte il terrorismo in prima linea nel “Siraq”. Parliamo di un mercato di 80 milioni di persone, di cui il 50 per cento è sotto i 30 anni. Infatti a godere delle nuove opportunità di investimento saranno proprio le aziende italiane – dal settore energetico a quelli dei trasporti e dell’agroalimentare – le quali, dopo la firma dei vari memorandum, potranno fare economia senza il fardello dell’embargo. Al momento non sono disponibili cifre ufficiali, ma secondo gli analisti il valore degli accordi potrebbe raggiungere, una volta confermati i contratti, diversi miliardi di euro. Ad ogni modo le cifre stimate si aggirano intorno ai 10,7 miliardi di euro, ma potrebbero toccare in futuro i 17 miliardi (da solo il Gruppo Danieli, leader mondiale nella produzione di impianti siderurgici, ha firmato contratti per un valore complessivo di circa 5,7 miliardi di euro). 

Ma Roma non è solo business. Hassan Rouhani, rappresentante della più grande comunità dell’Islam sciita del mondo, è stato poi ricevuto in Vaticano da Papa Francesco (la prima e ultima visita di un presidente iraniano risale al 12 marzo 1999, quando Mahamed Khatami, fu ricevuto da Giovanni Paolo II). “Preghi per me” ha detto la traduttrice a bassa voce. A pronunciare questa frase durante l’udienza privata non è stato il Pontefice argentino ma il suo ospite con il turbante bianco, la barba lunga e gli occhiali. Si è parlato di dialogo, di tolleranza, di libertà di espressione, di pace nel Medio Oriente. Ascoltando il dialogo tra i due religiosi sembra di rileggere quella lettera dell’Ayatollah Ruhollah Khomeyni consegnata a Papa Woytila il 10 novembre 1979, anno in cui scoppiò la Rivoluzione Islamica. Veniva richiesta la solidarietà al “popolo di Cristo”, ovvero quella comunità di monoteisti e credenti che si richiama a quel Gesù che l’Islam, pur non riconoscendolo come figlio di Dio, lo eleva a profeta della religione musulmana. 

Eppure non sono mancate le polemiche alzate da chi voleva cancellare questi momenti di incontro. Così è bastata la pubblicazione di alcune fotografie raffiguranti statue di nudi dei Musei Capitolini coperte da pannelli bianchi a fornire il titolo di giornale a chi in questi mesi non ha fatto altro che citare Michel Houellebecq senza nemmeno aver letto il suo ultimo romanzo Sottomissione. Alla conferenza stampa di questa mattina il presidente iraniano ha chiarito una volta per tutte questa faccenda: “è una storia giornalistica, a me non interessa ma penso che gli italiani siano un popolo ospitale”. Aldilà delle chiacchiere la visita di Hassan Rohani rappresenta un episodio tutt’altro che banale: in Italia, penisola situata nel bel mezzo del mar Mediterraneo, Oriente e Occidente si si incontrano per parlare sé stessi. In fondo, da Amintore Fanfani fino a Bettino Craxi passando per Giorgio La Pira, Enrico Mattei e Giulio Andreotti, la vocazione del nostro Paese si è sempre ispirata ad una fratellanza con i popoli arabo-musulmani e persiani. E anche per questo Hassan Rouhani ha rilanciato l’invito a chi lo ha ospitato: presto forse vedremo le autorità italiane e Papa Francesco a Teheran. 

Articolo pubblicato in esclusiva su Famiglia Cristiana