Serve “uno sforzo” perché “il dialogo non resti sulla carta come accaduto in passato”. Ad aprire la prima edizione del forum “Una nuova agenda per il Mediterraneo” organizzato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione dall’Istituto per gli studi di politica internazionale è stato Giorgio Napolitano, presidente onorario dell’ISPI.“Bisogna discutere dei pilastri di una agenda positiva per il superamento delle scottanti emergenze a l’avvio di un futuro di pace condivisa e di prosperità e sicurezza in tutta l’aerea del Mediterraneo”, ha spiegato, parlando di un “rinnovato punto di partenza per un dialogo che è spesso mancato”. L’incontro di tre giorni che si sta svolgendo al Gran Hotel Parco dei Principi di Roma, si snoderà lungo quattro percorsi – prosperità condivisa, sicurezza condivisa, migrazioni e, infine, media, cultura e società – articolati in 23 sessioni e 4 dialoghi speciali che toccheranno anche il tema dell’energia. Oltre a Paolo Gentiloni e Matteo Renzi, per il governo italiano vi sono anche i ministri della Difesa Roberta Pinotti, e dello Sviluppo Economico Federica Guidi. Ci sono, tra gli altri, gli amministratori delegati Claudio De Scalzi (Eni), Mauro Moretti (Finmeccanica), Federico Ghizzoni (Unicredit) e il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.

Il forum di dialogo Mediterraneo, che l’Italia punta a far diventare un appuntamento internazionale fisso, si chiuderà sabato 12 dicembre alla vigilia del Summit sulla Libia convocato per il 13, sempre a Roma, con molti degli stessi partecipanti. E si svolge anche nella fase preparatoria per il terzo vertice sulla Siria, che dovrebbe svolgersi a New York fra il 17 e 18 dicembre. Ridisegnare dunque un nuovo ordine regionale sembra il tema centrale di questo incontro internazionale. “Il Mediterraneo vive tempi particolarmente difficili, con attacchi terroristici ripetuti, la minaccia di Daesh, le crisi in Siria, Iraq, Libia e Yemen, lo stallo nel processo di pace in medioriente, il flusso di migranti che arrivano all’uscio delle nostre porte: tutto questo ha trasformato la regione nell’epicentro del disordine globale”, ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Ecco perché Matteo Renzi è subentrato spiegando quali devono essere gli obiettivi di questo forum a breve e medio termine: sconfiggere Daesh, stabilizzare la Siria, trovare un’intesa per un governo di unità nazionale in Libia. Il discorso del premier italiano è globalmente condivisibile. Perché? Di fatto il governo italiano prepara, come ha già fatto l’Eliseo dopo gli attentati di Parigi, il “cambio di casacca”.

Renzi ha capito che seguire la politica estera dell’amministrazione Obama è un suicidio economico oltre che politico (vedi la sua sorprendente posizione controcorrente espressa ieri sulle sanzioni alla Russia), soprattutto per l’Italia che è geograficamente più esposta all’instabilità del Vicino e Medio Oriente. Il presidente del Consiglio assume così un ruolo da mediatore che prova ad includere nelle decisioni internazionali anche la Repubblica islamica dell’Iran e la Federazione russa. Due Paesi che la stampa occidentale presentava, soltanto meno di sei mesi fa, come isolati e condannati alla recessione economica, e che invece si sono rivelati, rispettivamente, delle potenze regionali e globali. Con moderazione, anche l’Italia sale sul carro di chi combatte realmente il terrorismo e l’instabilità. Da nemici primari, Russia e Iran, sono diventati alleati inevitabili a breve termine.

Articolo pubblicato in esclusiva per Il Giornale