Il Medio Oriente è un’invenzione dell’Occidente. Esiste un filo invisibile che collega la spartizione  di un’intera regione all’avvento di una grande corporation del terrorismo che in fin dei conti usa il nostro stesso linguaggio. E’iniziato tutto un secolo fa ci ricorda Fulvio Scaglione, ex direttore di Famiglia Cristiana, nel suo ultimo libro per BUR Rizzoli intitolato Il patto con il diavolo. Come abbiamo consegnato il Medio Oriente al fondamentalismo e all’Isis (pagine 203, euro 15, anno 2016). E’ cominciato tutto quando le grandi potenze coloniali, in particolare inglesi e francesi, decisero il futuro del mondo arabo-musulmano con gli accordi Sykes-Picot (marzo 1916), i quali, senza prendere in considerazione le aspirazioni locali ma soprattutto le diversità etnico-religiose di quei luoghi così complessi, sancirono la mutilazione di un vasto spazio che va dalla Siria fino all’Iraq passando per Giordania, Libano e Palestina.  

Scaglione, che vede negli accordi anglo-francesi l’epicentro del caos mediorientale, sottolinea così la totale irresponsabilità delle diplomazie di allora: “pochissimi uomini del personale politico francese e inglese sapevano davvero di che cosa stavano parlando. Gli stessi Sykes e Picot, che in virtù delle loro esperienze personali potevano comunque far la figura degli esperti, erano carichi di pregiudizi e di sufficienza nei confronti delle genti di cui andavano decidendo le sorti”. Non solo c’era ignoranza, ma anche un profondo razzismo verso quelle popolazioni arabe. Queste sono soltanto alcune delle tanti frasi pronunciate dagli inventori del Medio Oriente post-Ottomano: “l’indipendenza per loro vorrebbe dire solo povertà e caos”, “i beduini sono animali”, “gli arabi sono viziosi”, “non puoi trasformare una tribù in popolo”.

Inizialmente il nazionalismo arabo venne utilizzato dalle cancellerie occidentali in chiave anti-turca, poi fu scaricato in tre momenti differenti. Prima con gli accordi Sykes-Picot (1916), dopo con la Dichiarazione di Balfour (1917),  “un avamposto della civiltà contro la barbarie” (parola di Theodor Herzl, padre del sionismo), ed infine con la creazione nel 1932 dell’Arabia Saudita. Così Londra e Parigi, che già si erano spartite l’Africa e l’Estremo Oriente, entrarono in possesso di questi vasti territori, ricchi di risorse energetiche, vere cerniere strategiche tra Asia e Europa, Mediterraneo e Oceano Indiano, e al contempo si tutelavano da possibili, nuove, rivolte arabe.  Eppure con la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’espansione dell’Unione Sovietica in Medio Oriente, quegli stessi Paesi nati sulle ceneri degli accordi anglo-francesi, riuscirono con il passare degli anni a creare dei sistemi di governo laici (Egitto di Nasser, Siria degli Assad, Iraq di Saddam Hussein) o multiconfessionali (Libano), dove il rapporto equilibrato, e in parte paritario, tra gruppi etnici-religiosi, in particolare con le antichissime comunità cristiane, era alla base di una pacifica convivenza. E, caso strano, ricorda Fulvio Scaglione mostrando al lettore una cartina geografica (p.127), quegli stessi Paesi a differenza di molti altri dell’intera regione, non hanno, o non avevano, basi militare statunitensi sul proprio territorio.

Fu così che l’Occidente ha pugnalato alle spalle per la quarta volta le popolazioni arabe firmando il patto con il diavolo: l’Arabia Saudita che traffica petrolio, utilizza il dollaro come moneta di scambio ed esporta in tutto il mondo il suo modello wahabita. Quel filo invisibile che dal primo Novecento ci riporta ai nostri giorni si è in realtà palesato sempre di più da quando i mujahidin   afghani hanno sconfitto l’armata rossa con il sostegno degli statunitensi. Dagli anni Novanta è stata tracciata una linea retta che i massmedia occidentali hanno chiamato “fondamentalismo islamico” ma che in realtà rientrava in una grande strategia. Una strategia mortifera denunciata da pochi giornalisti, che invero si è prolungata fino all’Algeria, teatro di una guerra civile, passando per la Cecenia, l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, i quartieri Molenbeek e Saint Denis di Belgio e Francia, fino ad arrivare oggi in Siria. Tra questi c’è anche Fulvio Scaglione che non solo svela al pubblico il patto con il diavolo, ma racconta come l’Occidente ha già firmato la sua condanna a morte.

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