Ora che spuntano fuori i primi passaporti dei criminali,  tireranno fuori qualche versetto del Corano, ci racconteranno la favola del “cattivo musulmano” e diranno che questo è l’Islam nella sua totalità. Nessuno però spiegherà alle famiglie delle vittime innocenti che “Allahu akbar” è un brand inventato da “noi”. I terroristi dell’Isis – che celebrano i fatti di Parigi minacciando Roma, Londra e Washington – sono stati addestrati, armati e finanziati dalle stesse potenze occidentali che ora rischiano di essere colpite da nuovi attentati. I criminali europei che inneggiano alla Jihad sono il riflesso di una cultura europea profondamente sradicata: vestono Nike o Adidas, ascoltano rap, hanno il culto delle armi e della prigione, consumano stupefacenti, ostentano i beni materiali, usano un linguaggio violento e apologeta di una cultura ghettizzata. Le tesi teologiche non hanno ragione di essere prese in considerazione in questo contesto. La Tradizione e il Libro sono un’altra cosa.

Qui abbiamo a che vedere con la geopolitica. La verità è che il Califfato sta arretrando sia in Siria che in Iraq e dopo l’intervento militare russo non gode più dello stesso sostegno – mediatico, economico e diplomatico – che inizialmente gli era stato promesso. Questo attacco nel cuore di una capitale europea rappresenta il colpo di coda prima della resa finale. Quando ero a Damasco un amico siriano citava queste parole profetiche di Bashar Al Assad: “il terrorismo non è una carta che puoi giocare e poi rimettere in tasca. Il terrorismo è uno scorpione che può pungerti in qualsiasi momento”. Il presidente siriano, di confessione alawita, un ramo dell’Islam sciita, ci aveva avvertiti”questa guerra contro di noi porterà lo scontro a casa vostra”. Così è stato e continuerà ad essere se la nostra politica estera rimarrà la stessa.

La solidarietà di tutti noi va al “petit peuple” francese e in particolare ai musulmani presi in ostaggio dai jihadisti i quali dovranno sopportare la violenza mediatica degli islamofobi di destra come di sinistra. Quelli che, inneggiando alla guerra Santa, fanno il gioco dei terroristi. Nemmeno il tempo di contare il numero delle vittime che il flusso mediatico ha già elaborato lo slogan #JeSuisParis ripetuto compulsivamente dal coro massmediatico. Il clima di anteguerra, fomentato dai più acerrimi sostenitori dell’occidentalismo guerrafondaio, doveva nascere in Europa, possibilmente in uno dei Paesi più colpiti dall’immigrazione. Del resto non è interessato a nessuno l’attacco organizzato dagli stessi registi che l’altro giorno ha colpito il quartiere sciita controllato da Hezbollah. Lo “scontro di civiltà” esige uno scenario semplice quanto artificiale: l’occidente giudaico-cristiano, protestante, libero, sviluppato, democratico, progressista, bianco contro un’orda barbarica di arabo-musulmani che al grido “Allah akbar!” (Dio è grande!) taglierà gole e si farà esplodere nei luoghi pubblici. Ora il nostro dovere da uomini liberi quali siamo è quello di far dialogare, prima che sia troppo tardi, il vero Islam con l’Europa profonda, rifiutando le categorie ufficiali dello “scontro di civiltà”. Il premier iraniano Rohani, che ha dovuto cancellare la sua visita a Roma, è il benvenuto.

Articolo pubblicato su Il Giornale