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Una media di dieci morti al giorno, scuole, case e negozi distrutti, mancanza di acqua ed elettricità per più di quindici ore al giorno. Ad Aleppo è in corso una tragedia umanitaria senza precedenti storici in Siria. Nel 1683 il viaggiatore e diplomatico francese Laurent d’Arvieux, la descrisse come “la più vasta, la più bella e la più ricca città dell’Impero Ottomano dopo Costantinopoli e Il Cairo”. Se la sua bellezza e il suo inestimabile valore storico e culturale avevano portato l’UNESCO a dichiararla nel 1986 Patrimonio dell’umanità, oggi di molti dei suoi quartieri – tra cui il centro storico con il suo celebre Suk e le gloriose moschee – non resta che un cumulo di macerie.

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Aleppo prima e dopo

Il centro, popolato da più di un milione di abitanti e controllato dall’esercito lealista, appariva letteralmente accerchiato dalle zone periferiche governate dai gruppi ribelli, tra cui Jabhat Al Nusra, cellula terroristica che ha cambiato nome in Jabhat Fatah Al Sham dopo la separazione di qualche mese fa da Al Qaeda. In mezzo, tra le rovine, si trova il quartiere curdo Sheikh Maqsoud. L’atmosfera è incandescente da quelle parti. Le carcasse degli edifici, le automobili rovesciate, i teli appesi sulle finestre per coprire la visuale ai cecchini sono soltanto alcuni dei segni della guerriglia urbana. I bombardamenti non sono unidirezionali, ma partono e colpiscono da entrambi le parti. Non esistono angeli e demoni, non c’è pace che tenga, il Male si è divorato tutti.

L’avanzata ad est dell’esercito siriano

Sulla pelle dei suoi residenti, si gioca la partita più importante. Aleppo, dal punto di vista strategico, vale molto più di Damasco o Raqqa. Riconquistarla per il governo di Assad e per i russi vorrebbe dire mettere in sicurezza tutta la Siria occidentale e costringere i ribelli a rifugiarsi verso Est, ai confini con l’Iraq. Qualche mese fa c’era solo la strada di Khanasser che portava nel cuore della città, da poco invece l’esercito siriano ha riconquistato l’aeroporto civile nella parte orientale aprendo un varco anche a Nord, nel perimetro di “Castello road”. Dai bollettini di guerra che arrivano da Mosca e Damasco si legge che la situazione militare, dopo anni di accerchiamento, si sta ribaltando a loro favore. Alcune immagini di questi giorni diffuse dal ministero della Difesa siriano mostrano i soldati entrare nel quartiere di Bustan Al Basha, ad Aleppo est, uno dei simboli della ribellione contro Assad divenuto col passare degli anni roccaforte dei gruppi armati.

Sul piano diplomatico Russia e Stati Uniti continuano a non trovare un accordo di pace (o di spartizione). Così la Siria viene sacrificata sull’altare dei rapporti di forza internazionali. Quasi nulla è cambiato da qualche anno a questa parte: Vladimir Putin e l’Iran appoggiano il governo siriano di Bashar al Assad mentre gli Stati Uniti, la Turchia e le monarchie wahabite di Arabia Saudita e Qatar sostengono apertamente una transizione politica caldeggiando i cosiddetti “ribelli moderati”. L’incontro tra lo zar e il “Sultano” Erdogan previsto ad Ankara il 10 ottobre potrebbe rimescolare le carte delle alleanze, e circoscrivere l’influenza anatolica in Siria in cambio della realizzazione del Turkish Stream, il tratto turco sottomarino del South Stream, assai inviso agli americani protesi a contenere Mosca nei suoi progetti energetici.

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La città divisa come Berlino dopo la Seconda guerra mondiale

Gli accordi sul cessate-il-fuoco siglati tra il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il Segretario di Stato statunitense John Kerry sono saltati a causa del bombardamento di Deir Ezzor. Sembrerebbe infatti che Cia e Pentagono cerchino di ostacolare una soluzione diplomatica voluta fortemente anche da Obama. Non a caso i gruppi ribelli sostenuti dalle cancellerie occidentali continuano a coordinarsi con le unità di Jabhat Fatah al-Sham insednei quartieri orientali di Aleppo. Una strategia in parte anche mediatica volta a discreditare l’aviazione russa che ogni volta che bombarda la zona Est della città viene accusata di colpire i civili. Non esistono bombe intelligenti. In Siria ogni colpo è letale.

(articolo pubblicato in esclusiva per Treccani)