Articolo pubblicato su Il Giornale

Sono mesi che i liberal di sinistra riuniti intorno al quotidiano La Repubblica criminalizzano il premier ungherese Victor Orban per aver avviato la costruzione del muro al confine con la Serbia con l’obiettivo di fermare i migranti che percorrono la rotta balcanica. Tanto che oggi a pagina 7 il giornalista Andrea Tarquini ci regala un articolo strappalacrime su Ferencs Gyurcsány, ex premier riformatore, oggi giovane popolare dell’opposizione, che insieme alla sua famiglia ha deciso di ospitare a casa sua alcuni rifugiati siriani e sudanesi. Nelle pagine successive, un’intervista ad Abdullah Kurdi, padre di Aylan il bambino trovato morto sulla spiaggia turca, poi un articolo di Maurizio Ricci sui migranti come “risorsa economica per salvare le pensioni” e quei “lavori che gli italiani non voglio più fare”.

Eppure continuando a sfogliare il giornale non c’è nessuna traccia della decisione presa dal premier israeliano Benjamin Netanyahu nel quadro della politica di rigetto dei migranti e richiedenti asilo, in particolare quelli africani (quasi tutti sudanesi ed eritrei). Altro che muro ungherese. Il governo di Tel Aviv ha dato il via ai lavori di costruzione di una barriera al confine con la Giordania. Il muro in costruzione sarà di circa 30 km e collegherà la città di Eliat, situata sul Mar Rosso, a quella di Timna. Il progetto, approvato a giugno, prevede l’unificazione di questo tratto di recinzione ad un altro già eretto al confine con l’Egitto: 240 km di barriera che impediranno l’accesso agli immigrati, che in precedenza entravano in Israele attraverso il Sinai egiziano. A queste due barriere bisogna aggiungere altre due presenti al confine con la Siria sulle alture del Golan occupato e quella in Cisgiordania. A riguardo Netanyahu ha chiarito la necessità di alzare un muro “per bloccare la marea di migranti e i gruppi terroristici”. Ma tra i rifugiati politici ci sarebbero anche molti siriani, quelli che fuggono da Aleppo, Palmira, Raqqa, tutte zone occupate dai miliziani dell’Isis. Gli stessi che indirettamente il governo israeliano, con il suo cinismo, ha appoggiato indirettamente, in primis conservando ottimi rapporti con l’Arabia Saudita (grande sponsor dello Stato Islamico) e in secondo luogo colpendo l’esercito regolare siriano con numerosi raid aerei nella zona del Golan.

Tuttavia per la galassia liberal di Repubblica i muri non sono tutti uguali. Alcuni sono più xenofobi di altri. Questa doppia morale non è nuova, anzi, ormai è un fatto appurato: senza-frontieristi in Italia, strenui difensori delle politiche ultra-nazionaliste israeliane. Strano no?