Presto la campagna abbonamenti del nostro progetto editoriale giungerà al suo secondo anno (sarà lanciata con il video messaggio entro metà gennaio). Quando ci siamo lasciati Vi avevamo promesso che saremmo diventati nel giro di pochi anni il primo mezzo d’informazione indipendente nel panorama giornalistico italiano. Siamo sulla buona strada, ce lo dicono i nostri contatori che indicano un aumento esponenziale degli utenti che vanno sui nostri siti internet. Ma soprattutto ce lo dite Voi che nel 2015 avete risposto positivamente al nostro appello: in 12 mesi abbiamo raccolto circa 9mila euro di donazioni sotto forma di abbonamenti costruendo di fatto una comunità che non è più soltanto virtuale. A testimoniarlo è la partecipazione di pubblico agli incontri, ai dibattiti, alle presentazioni, alle conferenze che abbiamo organizzato in giro per il Paese, da Nord a Sud. La prima raccolta fondi è stata una campagna sperimentale che si è rivelata vincente e che vogliamo riproporvi anche nel 2016. L’obiettivo questa volta è di raggiungere i 15mila euro per continuare a darVi voce nella maniera più incisiva.

Prima però ripercorriamo i risultati ottenuti quest’anno grazie al vostro contributo. 

Bene, il 2015 si è aperto con la chiamata di Giulia Innocenzi, allora conduttrice di Announo, la quale dopo aver elogiato  ipocritamente il nostro progetto editoriale, ci propose di partecipare al suo programma televisivo, un palcoscenico, per quanto osceno, con milioni di spettatori. Rispondemmo così: “non ci interessa perché siamo molto più ambiziosi”. A distanza di qualche mese possiamo dire di aver fatto la scelta giusta. Non soltanto perché abbiamo evitato di farci assorbire dal becero “mainstream” ma in più non siamo caduti nell’oblio insieme al suo talk show (e i suoi ospiti) che è stato chiuso per mancanza di audience. 

Così abbiamo preferito usare la rete in modo ragionato e stare tra i lettori. Così abbiamo costruito il nostro consenso dal basso e creato una piccola ma vivace comunità di persone. In questo anno molti partiti hanno tentato di metterci il loro cappello ma noi siamo rimasti indipendenti, slegati da qualsiasi logica clientelare, sempre in bilico tra il giornalismo e l’attivismo politico, coltivando comunque rapporti individuali con chi siede nelle stanze dei bottoni e condivide le nostre idee. Il nostro è gramscismo politico, mica logorrea sociopatica da rete. Con i nostri circoli di lettori sparsi su tutto il territorio siamo riusciti ad organizzare incontri straordinari con ospiti di eccezione. Abbiamo portato in Italia Alain De Benoist, Eric Zemmour, e Alexander Dugin. Abbiamo fatto sedere allo stesso tavolo Marco Tarchi e Alessandro Giuli, Paolo Becchi e Alberto Bagnai, Luca Giannelli e Stenio Solinas, Diego Fusaro e Giuseppina Barcellona, Massimo Fini e Antonio Padellaro. Vi abbiamo portati con noi nel bel mezzo della storia, in Siria, l’epicentro della terza guerra mondiale. Vi ci porteremo di nuovo. Come Vi porteremo a scoprire l’Italia profonda sulle colonne de Il Bestiario,  una rivista strapaesana maleducata e anti-modernista nata nel maggio del 2015.  

Nel giro di pochi anni insomma abbiamo messo su un progetto che opera su due binari: la formazione e l’informazione. L’Intellettuale Dissidente, con i suoi cinquanta collaboratori, conta ormai una media di utenze uniche che va dalle 5 alle 10mila al giorno. Un sito internet visivamente atipico, con il bianco e nero – per fermare il tempo come quando si legge la carta stampata – che da qualche giorno prende progressivamente colore adeguandosi al terzo millennio. E ricordiamolo: senza pubblicità. Una redazione instancabile e bastiancontraria – diretta dai caporedattori Benedetta Scotti, Roberta Barone, Alessio Caschera, Valerio Alberta Menga e dal sottoscritto – che lavora tutto l’anno per garantirvi un’informazione costante, lucida e seria. Una rassegna stampa orchestrata puntualmente da Mauro Indelicato e che racchiude una cerchia ristretta di firme di testate più o meno autorevoli (l’ultimo entrato è Fulvio Scaglione con i suoi scritti siriani, benvenuto nella dissidenza!) ma comunque sempre fuori dal coro. Le vignette di Alessandro Breccia. E poi il Circolo Proudhon, una casa editrice organizzata dal longanesiano Lorenzo Vitelli (alias editore, correttore di bozze, grafico, disegnatore, impaginatore, scrittore) che in poco più di un anno è riuscita a pubblicare ben 15 saggi partecipando alle due fiere dell’editoria più grandi d’Italia, quella di Roma e quella di Torino. 

Tanto è stato fatto ma c’è ancora molto da fare: noi il lavoro sporco, voi preparate i quattrini. Buon 2016 di lotta amici.