Zeroquattro, zerotre, zerodue, zerouno. La crescita trimestrale del PIL italiano sta rallentando, di nuovo. Più che rallentare rischia di spegnersi, di nuovo. Le previsioni, perpetuamente corrette al ribasso, devono arrendersi al dato dell’ISTAT, che indica in un + 0,6% la crescita del PIL nel 2015. L’Italia “#cambiaverso” ma non convince la giuria formata da operai, neolaureati e famiglie non abbienti. Non convince nemmeno in prospettiva futura. La previsione dell’ISTAT per l’anno corrente, data l’esperienza acquisita da prendere con le pinze, parla di un + 1,4%. Calcolo all’insegna dell’ottimismo, e lo si comprende voltando lo sguardo sui calcoli del FMI, + 1,3%, che tra l’altro riportano un + 1,2% nel 2017, sentore di un rallentamento. Quando si parla di stagnazione, a questo ci si riferisce: la crescita (quella vera e corposa, ndr) non arriva. Danza della pioggia, magia nera e fortuna non hanno mai contribuito concretamente al progredire dell’Economia, e non a caso non si trovano su manuale o trattato alcuno. Agli occhi dei media e del Governo, uscire definitivamente dalla crisi che ci si porta dietro da una eternità, pare un rebus, la ricerca della risposta alla “domanda fondamentale sulla vita l’universo e tutto quanto”. Nella realtà fattuale, il problema viene facilmente alla luce: l’Italia non possiede gli strumenti economici e monetari necessari a ripartire. Senza combustibile e comburente, la scintilla non si accende. Non si allontana molto dalla verità pensare che Renzi stia aspettando un’autocombustione spontanea in stile X-Files, tanto rara quanto poco credibile. Ad oggi, febbraio 2016, non ci sono più scuse: la congiuntura economica è più che favorevole. Il mondo si chiede quando potrà mai ricapitare una combinazione “Euro svalutato/petrolio regalato” paragonabile, agli occhi di uno Stato manifatturiero come l’Italia, ad una Lily Collins che sorride, ammicca e fa dono del suo numero di cellulare. In queste condizioni nemmeno il segno positivo costituisce un merito: solo a farlo apposta e con impegno si riuscirebbe a ricreare una recessione adesso.

È necessario un combustibile valido, da sempre presente nelle economie mondiali ma da qualche anno introvabile nel vecchio continente: una moneta sovrana fluttuante. Sovrana perché emessa dalla Banca Centrale del proprio Stato, perché rispecchiante il reale valore della propria economia. Fluttuante in quanto il suo valore è libero di variare a seconda del normale equilibrio di mercato, svalutando in momenti negativi, rivalutando in momenti positivi. Avendo l’Euro, moneta non sovrana, questo non può avvenire. Bisogna aggiungere, inoltre, che il cambio favorevolmente leggero della divisa europea non è sufficiente a spingere le esportazioni in maniera concreta: la maggior parte del commercio italiano è intracomunitario, Euro in cambio di Euro. Si svaluta tutti insieme, si rivaluta tutti insieme: in questa rincorsa alla crescita non è perciò possibile contare sul riallineamento del cambio ad un valore veritiero, corretto e favorevole. Per quanto riguarda il comburente? Il migliore che ci possa essere è una forte domanda interna di beni e servizi. Questo non è sempre automatico, soprattutto nei momenti di crisi economica, in cui la popolazione vede ridursi il peso del proprio portafoglio.

È dai tempi di Keynes che è stata formalizzata la necessità di un intervento dello Stato per sostenere, tramite deficit di bilancio, i consumi. Immettere nel settore privato ricchezza reale e dare una spinta alla Cinquecento con la batteria scarica. Il problema è che persino questa legittima azione non è più permessa da trattati sovranazionali come il Fiscal Compact, che impongono un cronico ed austero pareggio di bilancio. Nemmeno la leva fiscale, tramite l’espansione della spesa pubblica, è quindi da prendere in considerazione. Niente combustibile, niente comburente: il fuoco non può nascere. I dati negativi e il tempo che scorre inesorabile costringono a comprendere come non si possa raddrizzare un’economia storta a colpi di sottoccupazione e flessibilità, tasse e tagli. La memoria della civiltà umana ricorda un solo uomo in grado di compiere miracoli, nato nei pressi di Betlemme circa due millenni fa: forse lui sarebbe stato capace di dare nuova linfa alla nostra economia. Senza gli strumenti economici che uno Stato Sovrano di norma possiede, è inconcepibile una ripresa netta e tangibile, è impensabile un futuro per le nuove generazioni, è incosciente definire la crisi “alle spalle”. Lo spettro della “stagnazione secolare”, evocata dal Nobel Paul Krugman, si fa sempre più minaccioso, mentre si spoglia dell’attributo “ipotetica”, indossando un elegante e macabro smoking nero, firmato “fatale”.