In un intervista di Aprile rilasciata al Sole24ore, il ministro Padoan aveva già mostrato segnali di apertura ad una ‘voluntary disclosure’ parte II. Ciò accadeva nei giorni immediatamente successivi allo scoppio dell‘affaire Panamense e i soliti gufi malfidati de Il Fatto avevano ipotizzano che, per il governo Renzi, questa fuga di documenti (paragonabile forse solo al primo Weakleaks) cascasse proprio a pennello per puntellare le casse dello Stato . La coperta del tesoro italiano è quanto mai corta, e per far quadrare i conti alla fine dell’anno, pare ci sarebbe stato bisogno di mettere ancora una volta le mani in tasca agli italiani, disattendendo cosi le consuete promesse elettorali – per quelli che ancora ci credono – sull’abbassamento della pressione fiscale.

Con la Voluntary Disclosure invece, si potrebbe attingere dal sempiterno tesoretto di evasori (per ora sono 800 i clienti italiani di Mossack Fonseca), salvando così la faccia e il portafogli. Sempre che il decreto per la nuova Voluntary Disclosure, come annunciato giusto ieri, sia pronto già nel mese di Luglio. Ma che cos’è in realtà questa Voluntary Disclosure? Una specie di condono fiscale? Non proprio.  Nel condono prima costruisci (abusivamente) per poi pagare e metterti in regola. Con la voluntary disclosure invece la scampano solo quelli che avevano conti all’estero in maniera del tutto regolare. Gli evasori invece, dovranno comunque fare tappa obbligata nelle procure di Milano e Torino dove sono stati già aperti fascicoli a tal proposito. Ma fino a che punto, avere fondi all’estero, fosse anche in un paradiso fiscale, è legale?

Secondo Andrea Tavecchio, noto fiscalista intervistato da Repubblica, non tutte le operazioni svelate dal Panama leak sono illecite. Quali sono lecite allora? In Italia, ad esempio, un conto offshore è in regola a due condizioni: uno, che sia nominativo (direttamente riconducibile al titolare) e due, che compaia nella dichiarazione dei redditi. In questo modo ovviamente le tasse si pagano e come…ma si faccia attenzione poiché, tra l’ossequiosa diligenza del buon padre di famiglia, e l’evasione consapevole e “sfacciata” c’è una terra di mezzo; un eden per faccendieri, prestanome, ed imprenditori occulti di ventura; una folla oceanica di mestieranti con l’unico scopo di seppellire, sotto una montagna di scartoffie e documenti, anche i più palesi tra i raggiri fiscali.

Non lasciamoci tuttavia ingannare dalla facile suggestione di compiacenti uomini d’affari seduti a tavolino dei propri yacht, intenti a bramare il mutuo tornaconto economico in barba allo Stato, quindi a noi. Internet, si sa, ha il merito di aver accorciato le distanze servendoci un enorme bagaglio di conoscenze ed opportunità comodamente a portata di mano. Insomma Internet ci ha reso veramente liberi di fare ciò che più ci piace, e nel tempo minore possibile. Anche di evadere.

Ed è così che una banale ricerca in Google, è sufficiente a prendere atto della possibilità di crearsi tutte le società offshore che si vuole, comodamente seduto dal divano di casa propria. Questo grazie alle decine e decine di agenzie che offrono servizi di occultamento dei capitali in piena (o almeno millantata) legalità. Tutto per poche migliaia di euro. Meno di quello che costerebbe un commercialista in un anno. Se avete tempo provateci anche voi. Noterete che con rapidità e facilità disarmanti, vi sarete imbattuti in veri e propri vademecum della “truffa” fiscale. La Ipocampus International Agency ne è un ottimo esempio.

Le presentazioni innanzitutto. Nello spazio di poche righe, vi aggiorneranno, di maniera chiara e precisa, sulle ultime evoluzioni normative in tema fiscale che un aspirante evasore non può proprio ignorare. Vale la pena di mettere subito le cose in chiaro.

Scrollarsi di dosso il fisco nostrano non è più la pacchia di una volta. Innanzitutto per colpa della caduta del segreto bancario (riposi in pace – e per sempre). Ci sono poi le seccanti prescrizioni che impongono di spendere i denari ammucchiati nei paradisi fiscali entro i loro stessi confini. Una bella grana anche questa. Per non parlare recenti “Accordi di collaborazione” con i Paesi Asiatici e da ultimo, la crisi geopolitica che ha messo (troppo) sotto i riflettori i Paesi Arabi. Tante piccole rogne che rendono l’occultamento dei capitali sempre più articolato. Che diamine, uno non ha più un po’ di privacy neanche alle Seychelles?! Ecco…magari, proprio alle Seychelle, il modo lo si trova. O almeno l’Ipocampus International Agency sembra averlo trovato!
Comprando ad esempio una delle loro società precedentemente create e già capitalizzate, si scavalcano facilmente le più note figure di reato fiscale ed in poche semplici mosse si può diventare fieri titolari di un società offshore ai confini del mondo.

Giusto il tempo di trasferire i soldi, con un banalissimo bonifico bancario, su di un conto intestato all’agenzia stessa (però in un paese terzo – giusto per dare quel pò di parvenza di legalità), e nell’arco di pochi giorni lavorativi riceverete comodamente a casa una carta prepagata (visa o mastercard) con disponibilità equivalente al bonifico iniziale, meno ovviamente commissioni e spese.

Con questa, si avrà poi possibilità di effettuare prelievi e pagamenti senza tetto massimo, in qualsiasi parte del mondo utilizzando il PIN personale debitamente ricevuto al proprio domicilio. L’unica accortezza: i pagamenti in zona Euro. In particolare quelli che sono nominalmente riconducibili all’utilizzatore; tipo un biglietto aereo o una camera d’ albergo. Ci consigliano, in questi casi, di prelevare prima al bancomat e poi pagare in contati. Insomma lo stesso grado di cautela raccomandato per comprare una stecca di fumo su per giù. Magari stai riciclando denaro alla mafia, però vabbè oh…

Ma il vero punto forte di questa agenzia è la flessibilità. Lo stesso escamotage si presta indistintamente ad una molteplicità di impieghi. Dall’imminente divorzio, all’annunciato fallimento aziendale. L’importante è salvare il salvabile. Che dire poi dell’inaffidabilità finanziaria o dei processi pendenti?! Una credenziale piuttosto che un impedimento.

Insomma, il succo è che, con una breve ricerca – senza neanche dover passare alla seconda pagina di risultati in Google, difficile immaginare in cos’altro ci si possa imbattersi nel c.d. “deep web”– è possibile trovare una molteplicità di agenzie che offrono servizi ad hoc per l’eludere il fisco casalingo promettendo efficienza e discrezione. Pochimila euro il costo. Nullo lo sforzo. Tutto da casa propria con un PC ed un WIFI. Non è che la cosa debba necessariamente scandalizzare, ma che aprire una società offshore sia così facile può (legittimamente) sorprendere.

Cortesemente dunque, qualcuno sia così premuroso da far notare all’ onorevole ministro Padoan, che mentre lui si lecca I baffi strizzando l’occhio a quegli 800 evasori che, colti nelle mani con la marmellata dai Panama leaks lo aiuteranno a rimboccare la coperta del tesoretto italiano, altri 45 milioni di internauti hanno l’opportunità di lasciare l’uno e l’altro in mutande, alla banale portata di un click.

“Questo articolo è stato scritto a solo titolo informativo e non vuole essere in nessun caso uno stimolo ad investire o a compiere delle azioni vietate dalle Leggi nei paesi di residenza. Nessun addebito quindi potrà essere sollevato agli autori dello stesso, se qualcuno farà un uso illegale di quanto in argomento”