La moderna tecnofinanza non sembra apparentemente conoscere limiti, argini o freni inibitori capaci di rallentare la sua corsa e la sua pervasiva influenza. Degenerazione incontrollata del moderno sistema economico, essa ha ovunque nel mondo la capacità di assurgere a unico referente ideologico, essendo il settore della finanza speculativa e il mondo bancario i principali “termometri” dell’andamento socio-politico, oltre che economico, di un paese. La tecnofinanza degenerata ha preso il controllo del diritto, messo ai ceppi gli ordinamenti nazionali e reso la “fiducia dei mercati” l’unico metro di giudizio di qualsivoglia iniziativa. Per le sue connotazioni intrinseche, dunque, la tecnofinanza si pone in antitesi rispetto alla Legge, essendo essa la principale espressione del più integralista dei sistemi neoliberisti, che vede nel sussistere di qualsiasi istituto legislativo frenante l’azione delle imprese in campo economico o finanziario un pericoloso ostacolo intralciante il sentiero tracciato verso il trionfo del Libero Mercato.

In contrasto con la narrazione dominante nei nostri tempi, un’iniziativa interessante volta a riaffermare la legalità sull’arido principio del profitto e di regolare il Far West venutosi a creare nel mondo bancario del paese viene dalla Svizzera, ove negli ultimi mesi si è costituita e via via consolidata la cosiddetta “Iniziativa Moneta Intera” (IMI). Promossa dall’associazione apartitica Modernizzazione Monetaria (MoMo), essa mira a ristabilire le piene funzioni della Banca Centrale quale unico ente detentore del potere di creazione di moneta elettronica, togliendo tale prerogativa agli istituti privati, che a lungo hanno sfruttato liberamente il “vuoto di potere” sussistente in campo legislativo in materia per poter agire con la massima discrezione: buona parte dei depositi dei correntisti sono stati ridotti a nient’altro che semplici “promesse da parte della banca di pagamento di contanti in caso di necessità” senza alcuna garanzia sulla loro tutela nel caso in cui l’istituto si trovasse ad affrontare fasi di turbolenze o rischi di fallimento.

L’obiettivo dei promotori dell’Iniziativa Moneta Intera è, dunque, equiparare la moneta elettronica (che rappresenta oltre il 90% della massa monetaria presente sul suolo svizzero) al denaro cartaceo e metallico circolante, quello propriamente definito “moneta intera”, e di conseguenza porla sotto la tutela effettiva della Banca Centrale. Nei fatti, dunque, si verrebbe a creare un contesto in cui le banche private si troverebbero a dover operare in un orizzonte molto limitato per quanto concerne i fini esulanti le mere funzioni di gestione delle riserve dei correntisti, dunque l’attività speculativa e avventuriera che in diversi casi rende traballante e incerta la struttura degli istituti. Questa necessità è stata dettata dal continuo decadere dell’utilizzo del circolante cartaceo o metallico quale mezzo di regolazione degli scambi, che nel lungo periodo rischierebbe di privare i cittadini svizzeri di qualsivoglia tutela per quanto riguarda la sostenibilità dei propri depositi, in special modo se continuasse l’attuale stato di cose che vede le banche private prosperare in un contesto istituzionale lacunoso.

 

Interessantissime sono i contenuti concreti della proposta e le modalità con cui l’Associazione MoMo e il comitato scientifico ad essa vicino che l’hanno ideata intendono concretizzarla nei mesi a venire. Innanzitutto, l’IMI poggia esclusivamente su un progetto di revisione della Costituzione elvetica, attraverso la modifica dell’Articolo 99 e dell’Articolo 197 in modo tale da esplicitare completamente, una volta per tutte, le competenze esclusive dell’autorità pubblica in tema di creazione di moneta elettronica e l’equiparazione dei depositi elettronici alla già esistente “moneta intera” propriamente detta, con tutti gli annessi provvedimenti necessari in tema di revisione del settore bancario e del panorama finanziario svizzero che il sito dell’iniziativa spiega con dovizia di particolari. Oltre a ciò, è significativo rilevare come lo strumento individuato dai promotori dell’iniziativa per il suo sviluppo sia stato quello dell’iniziativa popolare: in Svizzera è possibile infatti proporre modifiche concrete della Costituzione attraverso iniziative che, a 18 mesi dal loro varo ufficiale, riescano a depositare 100.000 firme ritenute valide dagli organi competenti per poter avviare l’iter che conduca alla convocazione di un referendum per stabilire col voto popolare se procedere all’applicazione concreta. Il primo giorno di dicembre, i promotori dell’IMI hanno depositato a Berna 111.819 firme a sostegno della loro proposta, e da allora hanno intensificato gli sforzi per sensibilizzare l’opinione pubblica ed espandere la base di consenso del progetto. La Legge e il popolo, dunque, rappresentano i vettori della sfida che l’Associazione MoMo ha lanciato al mondo della tecnofinanza. Essa sfida la giungla del settore finanziario per cercare di riportarvi ordine attraverso una razionalizzazione degli istituti costituzionali e il richiamo all’intervento diretto della popolazione nella contesa. Ora più che mai, affinché iniziative del genere abbiano successo, il coinvolgimento cosciente di una parte significativa della popolazione è necessario. Temi tecnici e decisamente sfuggevoli alla comprensione di buona parte dei cittadini necessitano di costanti riformulazioni per rendere comprensibile fino in fondo la loro cruciale importanza; in tal senso, anche attraverso il proprio sito i promotori dell’IMI stanno agendo in maniera efficiente, essendo riusciti a esser puntuali nelle spiegazioni e precisi nelle richieste e nei chiarimenti.

Per capire lo stato attuale in cui si trova l’Iniziativa Moneta Intera, “L’Intellettuale Dissidente” ha intervistato Konstantin Demeter, membro del Comitato dell’IMI e responsabile del gruppo regionale ticinese.

ID: “L’Iniziativa Moneta Intera poggia sulla valorizzazione dell’Articolo 99 della Costituzione Svizzera. Potrebbe spiegare nel dettaglio in che modo l’Articolo 99 è stato nei fatti violato dalle istituzioni bancarie svizzere nel corso degli anni?”

Demeter: “Il problema è che le banche de jure non violano l’Articolo 99 perché la moneta scritturale non vi è menzionata. Esse possono quindi aggirarlo. L’Articolo dice: ”Il settore monetario compete alla Confederazione; essa soltanto ha il diritto di battere moneta e di emettere banconote”. Perciò nell’Articolo proposto dalla nostra iniziativa aggiungiamo il termine “moneta scritturale”: “Soltanto la Confederazione emette monete, banconote e moneta scritturale come mezzi legali di pagamento.” È interessante notare che fino al 1999 l’Articolo pertinente diceva: “Il diritto d’emissione di biglietti di banca e di ogni altra moneta fiduciaria appartiene esclusivamente alla Confederazione.” Nel termine “moneta fiduciaria”, a seconda dell’interpretazione, si sarebbe potuto includere anche la moneta scritturale delle banche private. L’Articolo è stato cambiato con la revisione totale della Costituzione nel 2000.

Il secondo Articolo essenziale dell’iniziativa Moneta intera è l’Art. 99a Cpv. 3 (Banca Nazionale Svizzera): “Nell’ambito del suo mandato legale, mette in circolazione denaro nuovamente emesso, non gravato da debito, tramite la Confederazione, i Cantoni, oppure tramite la distribuzione diretta ai cittadini. Inoltre può concedere alle banche prestiti a tempo determinato”. Con questo articolo viene garantito che il denaro emesso entri in circolazione a beneficio della collettività e che non rappresenti un debito per i cittadini.”

ID: “Togliendo alle banche la facoltà di produrre moneta a loro piacimento, le si parificherebbe a tutte le altre imprese. Questo garantirebbe equità nei rapporti commerciali del settore privato. Tale discorso potrebbe essere esteso ai singoli cittadini: si potrebbe considerare un successo dell’Iniziativa Moneta Intera come un primo passo per ridurre le disparità economiche nel panorama svizzero?”

Demeter: “Certamente avrebbe questo effetto, per vari motivi: siccome il denaro verrebbe emesso esente da debito e non gravato da interessi, il profitto sul capitale, che fluisce principalmente verso capitali già esistenti, verrebbe ridotto. Considerando una massa monetaria in circolazione (M1) di circa 570 miliardi di franchi svizzeri ed un interesse medio stimato del 2% i cittadini svizzeri vengono addebitati annualmente di oltre 11 miliardi. Con la riforma per una moneta intera l’utile derivante dall’emissione di denaro (signoraggio) verrebbe distribuito equamente alla collettività; le imprese vedrebbero agevolata la formazione di capitale proprio e sarebbero quindi meno dipendenti da investitori con alte aspettative di reddito. In particolare verrebbero rinvigorite le piccole e medie imprese e quindi l’economia locale, oltre che vedere ridotta la pressione alla crescita che risulta nociva all’ambiente; inoltre gli investimenti speculativi, che spesso vanno a scapito della maggioranza, diminuirebbero poiché le banche non potrebbero più investire denaro creato per conto proprio. Ciò andrebbe a beneficio dell’economia reale rispetto a quella finanziaria. Infine, siccome lo Stato non dipenderebbe più da crediti bancari sarebbe possibile ridurre o addirittura estinguere il debito pubblico permettendo così l’alleggerimento fiscale e l’abbandono delle misure d’austerità che colpiscono maggiormente i settori meno abbienti della popolazione.

Un sistema monetario basato su denaro emesso da una Banca nazionale a beneficio della collettività senza essere debito sarebbe in effetti un primo passo essenziale ed indispensabile verso una società più equa e sostenibile, o più precisamente la scarpa giusta per iniziare a camminare. Resteranno necessarie altre misure, ma senza un tale sistema queste misure non saranno efficaci.

Il concetto è semplice: la creazione di denaro è il punto di partenza del sistema monetario. Questo determina l’economia finanziaria che a sua volta determina l’economia reale. È quindi essenziale che la creazione di denaro sia controllata democraticamente e avvenga a favore di tutti i cittadini.”

ID: “. Quali sono, attualmente, le prospettive concrete per l’attuazione dell’iniziativa popolare?”

Demeter: “L’opposizione sarà certamente enorme, come già abbiamo potuto assaggiare. Abbiamo però un grande vantaggio: non dobbiamo cambiare l’opinione dei cittadini ma solo riuscire ad informarli che la realtà odierna non corrisponde a quella opinione. Noi intendiamo realizzare ciò che la maggioranza dei cittadini crede sia già oggi realtà e che ritiene auspicabile, come provato da sondaggi e dalla nostra esperienza nella raccolta di oltre 110.000 firme, e cioè che la Banca nazionale crei la totalità del nostro denaro.

Malgrado tale opposizione credo quindi che l’esito non sia per niente scontato e riteniamo di avere delle concrete possibilità che l’iniziativa possa essere approvata. Inoltre, con la consegna delle firme necessarie per ottenere una iniziativa popolare, la prima grande meta è già stata raggiunta, ossia di lanciare finalmente un dibattito pubblico sulla creazione di denaro e quindi informare i cittadini sul funzionamento del sistema attuale. Poi si vedrà se costoro accetteranno che la creazione di denaro sia in mano a istituzioni private che agiscono a scopo di lucro e che il loro denaro possa scomparire in caso di crisi oppure se preferiscono beneficiare pure loro dell’emissione di moneta ed avere denaro sicuro a prova di crisi. Finora gli argomenti degli avversari sono stati per la maggioranza infondati e consistevano principalmente di spauracchi. È nostro compito smascherarli. Qui trovate ad esempio la nostra risposta alle critiche dell’Associazione svizzera dei banchieri.