Sembra passato un tempo infinito dal famoso video in cui Angela Merkel spiegava ad un ragazza palestinese, in una trasmissione televisiva, l’impossibilità materiale di accogliere tutti nel Paese teutonico. Da allora i messaggi dei leader tedeschi sono cambiati decisamente, anche se sotto sotto la sostanza è rimasta la stessa, rimodulata per favorire gli interessi della Germania. Alcuni fattori decisivi hanno spinto la Merkel, Sigmar Gabriel e altri membri della classe dirigente a cambiare rapidamente politica nei confronti dei rifugiati (mentre al contrario quella sugli immigrati economici è rimasta la stessa, nonostante i nostri penosi mass media confondano apposta la questione), focalizzandosi su i profughi siriani, a cui è stato garantito un accesso libero negato a tanti altri.
Negli ultimi mesi il flusso dei profughi proveniente dai balcani ha conosciuto una crescita esponenziale, arrivando a sorpassare il flusso proveniente dalla Libia con destinazione Italia. Dietro questo violento processo si staglia la strategia nascosta della Turchia, la quale sta facilitando il deflusso dei rifugiati verso il continente europeo in modo da allegerire il peso interno, essendo arrivata ad ospistare quasi 2 milioni di sfollati siriani. Il controllo delle frontiere è diventato quasi inesistente, mentre vengono più o meno indirettamente agevolate le partenze delle imbarcazioni dalla costa turca verso la Grecia. L’ingrossamento del flusso balcanico ha posto la Germania di fronte all’inevitabilità del fenomeno e il noto pragmatismo teutonico ha spinto le élites tedesche a “selezionare” il meglio, in modo da garantire tutta una serie di scopi interni. Con una decisione rapida e due frasi la cancelliera ha abolito il Regolamento di Dublino per i siriani, senza nemmeno consultare gli altri membri della UE, creando gravi problemi in Ungheria e altrove. La scelta è stata determinata dal fatto che i profughi provenienti dalla Siria, rispetto a quelli iracheni o africani, presentano in media un’istruzione più elevata, con la presenza di una classe media laica e qualificata, con un know how imprenditoriale sottostante assai consistente. Così è stata operata una scelta chiaramente discriminatoria (particolare dimenticato da tutti i mass media), ma funzionale all’economia tedesca. E a piena dimostrazione di questa manovra “economica”, a fronte di un ingresso di 500.000 siriani, la Germania ha ristretto i criteri di accesso per i profughi balcanici.

Con questa nuova politica la Merkel ha voluto porre un freno ad alcuni problemi che affliggono il suo paese da svariati anni e avvantaggiare il comparto industriale. Infatti il continuo calo del tasso di natalità sta compromettendo seriamente il welfare state, dato che a questi livelli la Germania sta rischiando di perdere 10-15 milioni di persone nell’arco di 40 anni (bisogna perà sottolineare che le previsioni economiche su periodi così lunghi sono assai discutibili). Allo stesso tempo però può incrementare la sua forza lavorativa con un’ulteriore classe imprenditoriale e una nuova forza salariale. Quest’ultimo aspetto sta già rinfocolando le numerose polemiche sulla possibile sostituzione dei lavoratori autoctoni con i profughi. Una polemica che in passato ha coinvolto politici ed economisti di svariati paesi occidentali. Fino ad ora gli studi sulla pressione salariale o sulla sottrazzione dei posti dei lavoro da parte dei migranti, sono stati spesso contradditori (anche per la differenza fra i mercati delle varie nazioni), anche se alcuni hanno riscontrato un impatto sui lavoratori poco qualificati. Mentre altri studi hanno rilevato una possibile incremento dei processi di sostituzione a danno dei lavoratori qualificati, con il ri-orientamento di alcune imprese verso la produzione di beni meno sofisticati. Una questione complessa che assumerà un peso notevole nei prossimi anni, specialmente di fronte alla prospettiva di milioni di profughi in fuga dal caos in Nord Africa e Medio-Oriente. L’assorbimento dei profughi su larga scala però dovrà tenere conto comunque dei costi economici di integrazione (per il momento la Germania ha dovuto stanziare 6 miliardi di euro) e quelli sociali/culturali, che spesso vengono sottovalutati in nome del sistema industriale produttivo. Un rischo che rimane notoriamente basso nel caso di piccoli flussi, facilmente integrabili, ma che può aumentare in modo imprevedibile nel caso di migrazioni “bibliche”.

Fonti:

http://www.iltempo.it/esteri/2015/07/16/merkel-quot-non-possiamo-accogliere-tutti-1.1438284

http://www.lastampa.it/2015/09/07/esteri/berlino-stanzia-sei-miliardi-per-i-profughi-siriani-ma-espelle-pi-velocemente-i-migranti-dai-balcani-I74FDni0mwsz9qp1bqKQgO/pagina.html

http://www.secoloditalia.it/2015/05/i-tedeschi-non-fanno-figli-merkel/