A volte accadono cose che erano fuori da qualsiasi previsione. Il Leicester di Ranieri che vince la Premier, Roberta Vinci che batte Serena Williams agli US Open o semplicemente tu che ringrazi Donald Trump per essere il riccone che è. Ebbene sì, accade anche questo. È innegabile che il candidato dei Repubblicani alla Casa Bianca goda di una libertà che è negata praticamente a tutti gli altri competitors: il tycoon si è autofinanziato la campagna elettorale. Sono mesi che Trump inonda i media con le sue dichiarazioni. Alcune prettamente populiste, altre al limite della xenofobia, altre ancora sprazzi di verità banditi dalla mente di candidati finanziati da colossi mondiali (per i meno maliziosi si legge H. Clinton). La frase “Gli USA non possono fallire in quanto stampano moneta”, rilasciata alla CNN, appartiene alla terza categoria, quella della verità. Donald sei tu? Oppure sei Warren Mosler mascherato? L’aria viene inondata di Keynes e di MMT, colpendo con la forza di un lampo la coscienza degli americani. In Italia invece nulla: quella dichiarazione non è stata nemmeno riportata. “Sono il re del debito […] lo conosco meglio di chiunque altro” dice Trump. Sicuramente lo conosce meglio di tanti esponenti del mondo economico e finanziario, nonché politico. Uno Stato a moneta sovrana, come disse anche il Nobel Stiglitz (non esattamente un esperto della domenica), può creare moneta dal nulla e il suo debito pubblico è denominato in quella stessa valuta: in sostanza i soldi non finiscono mai e così il debito potrà sempre essere onorato. A fronte di ogni dollaro di debito sarà sempre possibile creare un dollaro per ripagarlo. Inflazione e altre variabili potranno essere messe in discussione ma non certo la solvibilità di un debito sovrano.

Trump, intervistato telefonicamente alla CNN, non si ferma qui. Il candidato repubblicano ha dichiarato: “se i tassi di interesse salgono ed è possibile riacquistare obbligazioni ad un prezzo scontato, se abbiamo sufficiente liquidità in quanto Paese, dovremmo farlo”. Qualche istante dopo il concetto viene esplicitato ulteriormente: “In altre parole possiamo riacquistare il debito ad un prezzo scontato”. È necessario comprendere l’importanza di tali dichiarazioni. Rischiando un’approssimazione per eccesso, Donald Trump ha messo in discussione l’indipendenza della Federal Reserve, aprendo alla monetizzazione del debito sovrano e, soprattutto, del deficit governativo: la chiave d’accesso ad un’era di stimolazione dell’economia reale. Oltre a sostenere l’intervento pubblico, il “riacquisto a prezzo scontato” permetterebbe, secondo Trump, di alleggerire il peso del debito. Oggettivamente, l’aumento dei tassi di interesse corrisponde sempre ad una riduzione del prezzo del titolo in questione. Nell’esempio pratico di un attacco speculativo contro il debito USA, nello “scenario-Trump” assisteremmo ad un massiccio riacquisto di titoli di Stato USA (T-Bond) a prezzo ridotto, da parte della Banca Centrale, tramite monetizzazione, con l’acclarato fine di calmierarne il rendimento. Ha un qualcosa di drammatico il modo in cui queste dichiarazioni siano passate sotto l’uscio e non abbiano generato una qualsivoglia forma di malcontento nella popolazione: voglia di conoscere come funziona il sistema del debito. Spesso, troppo spesso, le campagne elettorali si perdono in voli pindarici e si consumano su temi di secondaria importanza. In questo caso, per una volta e per pochi minuti, temi di incommensurabile portata raggiungono le case degli elettori. Sembra di percepire la voce di Dario Fo: “Costoro non amano le regole, specie i regolamenti, e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro, potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli”. Il celebre spot della Apple, perlomeno in questa parte, si adatta perfettamente alla figura di Trump. Forse un pazzo, un folle, ma sicuramente uno che può permettersi di non imboccare parole spedite dai piani (ancora più) alti. Perciò grazie a te, riccone di un Donald (non ti ci abituare), e requiem per la libertà di pensiero che nel 2016 esiste solo a fronte di tonnellate di bigliettoni verdi.