La principale funzione della Corte dei conti è, come suggerisce il suo stesso nome, quello di controllare la corretta gestione delle risorse pubbliche, ossia vigilare su quello che dovrebbero essere il buon andamento e la legalità dell’azione amministrativa, dunque tutelare l’equilibrio della finanza pubblica. Proprio ieri il Presidente di quest’organo indipendente, Raffaele Squitieri, ha lanciato l’allarme parlando di un “circolo vizioso tra corruzione e crisi”. Per certo alla Corte hanno quotidianamente a che fare con casi di malaffare e mala gestione, così pure di imprese fallite. Tuttavia, questa volta pare che “i conti” li abbiamo svolti proprio male, perché nessuno dei dati in loro possesso sarebbe in grado di risolvere il seguente quesito: in che modo corruzione e crisi sarebbero correlate?

Ma procediamo con ordine, ossia dal principio. La corruzione esiste da quando Adamo ed Eva correvano nudi e beati per l’Eden, dunque è sempre esistita. Data la sua veneranda età, sicuramente il buon Squitieri non deve ricorrere ad archivi di giornali per ricordarsi del periodo del boom economico, come di quello subito successivo. Anni prosperi o quantomeno economicamente normali. Ai tempi di Craxi il Pil cresceva (nel caso peggiore) del 3% annuo, forse che la corruzione non vi fosse allora? Ma per favore. E negli altri Stati? Son tutti di specchiata onestà? Perché se nessuno se ne fosse accorto –partendo dal presupposto che misurare la corruzione è un tantino difficile non essendo nulla di contabilizzabile (strano eh?)- anche la virtuosissima Germania non fa eccezione, che anzi in termini assoluti è più corrotta di noi. Perché in quanto a mazzette nessuno si salva, è una piaga che appesta ogni angolo della Terra, dall’Angola allo Zimbabwe, a prescindere da quale sia il Governo, la produzione, il Pil cc. Questo perché non vi è alcun nesso fra il livello di corruzione di un Paese e la sua crescita (positiva o negativa che sia) economica: “la relazione non c’è, perché non c’è, per il semplice motivo che non c’è. Troppi soldi sono stati investiti invece e con ottimi risultati dalle lobby europee per convincervi, su giornali cofinanziati dallo Stato, che la colpa è tutta dello Stato, perché lo Stato è corrotto (peraltro da chi, se non dai privati?) ”.

Eppure Squitieri sembra invece ben convinto del fatto suo, tanto da sostenere che “Il perdurare a lungo di condizioni di bassa crescita, se non di stagnazione, oltre a moltiplicare le difficoltà di gestione del bilancio pubblico e quindi di implementazione degli interventi necessari per affrontare la crisi, predispone un terreno favorevole a fenomeni di mala gestio e di corruzione”.
Dunque, l’idea suggerita è questa: l’economia annaspa, i soldi sono pochi, di conseguenza gli imprenditori si fanno furbetti e scelgono le vie illegali. Giusto. Quindi la colpa della crisi è loro, e degli italiani in generale. Però il ragionamento difetta alquanto, giacché da ciò conseguirebbe che quando c’erano i soldi, e quindi l’economia galoppava o quanto meno andava a trotto, gli imprenditori erano bravi e produttivi, e tutto filava liscio. E se fila tutto liscio, e quindi nessuno è corrotto, come può la corruzione (a detta loro a sua volta scatenata dalla crisi) mandare l’economia in malora? E qui muore la logica della storia economica dell’uovo e la gallina. Perché un ragionamento invece razionale vuole che la suddetta crisi sia stata causata da ben altri –ed evidenti- fattori, esterni. Quali?

Il fatto che la nostra politica fiscale sia decisa a Strasburgo, quella valutaria e monetaria –praticamente- a Berlino, e che l’unica flessibilità riconosciutaci sia quella dei salari, ovviamente al ribasso. E non si dimentichi a tal proposito un certo personaggio che ammise di operare in modo da distruggere la nostra domanda interna. Perciò, sebbene la corruzione sia un gravissimo reato, e in quanto tale da perseguire legalmente, questo non è sufficiente a farne l’origine del nostro male.
Perché allora i giornali -e non solo- ci bombardano con tali epocali fesserie cosa che, se non aumenta la corruzione, dopa a dismisura la percezione che abbiamo della stessa? Perché è solo convincendo un popolo di essere marcio e corrotto, e quindi incapace di autogovernarsi, che lo si può portare ad accettare continue cessioni di sovranità a vantaggio di chi è ritenuto più “virtuoso” e dunque “capace”. Tra questi la Bce, la quale, tra l’altro, è un istituto privato, e come tutti i privati, ha il grande difetto di avere interessi molto, ma molto diversi da quelli collettivi di un’intera Nazione.