Un tempo quando si parlava di troika venivano in mente i grandi romanzi di Gogol. Oggi invece la famigerata parola è associata al triumvirato istituzionale (BCE, FMI e Commissione Europea) che ha preso il controllo sulla gestione della moneta unica. Purtroppo ci tocca parlare di prelievi forzosi e di tagli draconiani alla spesa pubblica anziché di steppe russe. Eppure, nonostante il fallimento dell’austerita’ e l’evidente crisi di democrazia causata dal controverso decisionismo della Troika, spesso gli organi di stampa sono restii ad indagare i poteri forti. Ma per fortuna c’è ancora chi riesce a fare informazione come si deve. Un raro esempio è quello del giornalista tedesco Harald Schumann, sconosciuto (sic!) ai più ma meritevole di più attenzione per i temi che ha messo in luce.  Basta una semplice ricerca per trovare il suo canale su Youtube, in cui Schumann ha pubblicato due documentari e delle interviste integrali con pezzi da novanta nello scenario internazionale (come il Ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schauble e l’economista premio Nobel Paul Krugman).
Nel primo documentario “The secret bank bailout” Harald Schumann ricostruisce con grande chiarezza e rigore il problema dei debiti sovrani nei paesi dell’Eurozona per poi evidenziare come la maggior parte dei titanici bail-out a carico dei taxpayers siano stati usati per salvare le banche invece che risolvere le problematiche macroeconomiche. Nel secondo documentario “The Trail of the Troika” il giornalista tedesco si concentra sul caso greco, facendo notare il potere praticamente autoritario della Troika sui governi greci che si sono succeduti e mostrando i drammi sociali causati dall’austerita’ (specialmente nel settore sanitario). Da non sottovalutare le interviste che offre il canale di Schumann: per esempio in un video l’economista Phillipe Legrain (ex consigliere economico di Manuel Barroso) rivela come Strauss-Khan, quando era a capo del FMI, fu a favore dei salvataggi pubblici delle banche francesi perché ambiva a diventare presidente francese, e dunque non voleva perdere il (fondamentale) supporto delle potentissime banche francesi.