Itaque pecuniae imperiique cupiditas animis blandiebatur; id maxime pernicies civibus fuit et omnium malorum materies”.

Ci sono dei termini che sentiamo così spesso che il loro peso specifico viene meno. Così per la parola “corruzione”: provate a digitarla su un motore di ricerca e troverete notizie sempre aggiornate su questo esecrabile fenomeno. Dopo il vaso di Pandora scoperchiato da Tangentopoli negli anni ’90 è un susseguirsi ininterrotto di casi di corruzione, che coinvolgono ogni sfera pubblica e politica. Ma al di là della cronaca della corruzione, a cui ahimè siamo assuefatti, il fenomeno solo raramente e sommariamente viene studiato nel suo significato sociale.

Dal latino corrumpere, rompere, spaccare, lo storico Sallustio riconduce la nascita della corruzione allo stato di benessere raggiunto dall’Impero dopo la sconfitta di Cartagine. Con la capitolazione dell’acerrima nemica di Roma, alla fatica e alla giustizia che portarono l’Impero a crescere si sostituì presto il desiderio di denaro e di potere. I cittadini, non più mossi dal sacrificio, dimenticarono gli dèi e iniziarono a servirsi della arroganza e della crudeltà. “Questi vizi a poco a poco sono aumentati. In seguito il contagio, come se fosse un virus, si impadronì della maggior parte delle persone; cambiata la cittadinanza, anche il comando, che prima tutti giudicavano giustissimo e ottimo, è diventato crudele ed insopportabile”.

Sarà dunque nel nostro glorioso passato la ragione del triste primato misurato dal Transparency Institute: l’Italia è il Paese europeo con il maggior tasso di corruzione percepito, secondo solo alla Bulgaria, a pari merito con Paesi come il Lesotho e il Senegal e con un ranking superiore alla media mondiale e perciò considerato allarmante. Svariate stime sono state compiute sul costo economico della corruzione per il Belpaese, e una delle più quotate lo indica intorno ai 60 miliardi di euro. Un altro studio, diffuso in questi giorni da tre economisti italiani e pubblicato sull’American Economic Review, denuncia come in Italia su 100 euro di sprechi 83 sono legati all’inefficienza, 17 alla corruzione. Non è semplice tradurre in termini monetari quanto incidano sull’economia italiana la scarsa qualità dei servizi pubblici, le infrastrutture ormai fatiscenti, la forbice sociale che si va sempre più allargando, gli investimenti e i flussi di capitali che si spostano all’estero, la perdita del prezioso capitale umano. E non basta Sallustio a rassicurarci con le antiche origini della corruptio, perché la ricerca del piacere e del vizio che avevano attecchito gli animi dei nostri avi aveva lasciato immune il rispetto per la civitas  e la vita comune, di cui le opere pubbliche e monumentali offrono eterna memoria.