Lo spettacolo indecoroso delle ultime settimane ha svelato l’immagine reale dell’Eurozona in tutta la sua crudele potenza. Sono emersi in maniera palese gli errori e le visioni ottuse che hanno pervaso per decenni (e che tutt’ora sono dominanti) l’Unione Europea con i suoi dogmi economici, le sue liturgie e le differenze enormi fra i vari paesi che la compongono. Ma nonostante tutto ciò, continuano ad imperversare sui maggiori mass media le demenziali opinioni promosse dalle varie classi dirigenti continentali, comprese quelle che teoricamente si oppongono all’Austerity. Da una parte infatti troviamo le penose giravolte di Tsipras, ormai completamente annientato dalla sua sconclusionata rivolta contro il potere dell’Eurocrazia. Le dichiarazioni mandate in onda su scala nazionale martedì 14 luglio hanno denotato uno stato di confusione assurdo, oltre che svelare l’inadeguatezza della sua leadership nel contrastare le forze avversarie europee. Nonostante siano in politica da anni, lui e le compagini di Syriza non hanno mai elaborato un piano economico di emergenza (Grexit) alternativo alla situazione attuale, andando allo sbaraglio contro poteri nettamente più determinati. Lo stesso referendum è stato gestito come un bluff, che è stato subito smascherato dai creditori. Ma la cosa più preoccupante di Syriza e i suoi vari sostenitori in Europa è il fatto di non aver capito che non esiste e non esisterà mai un “euro di sinistra” o un’Unione dei Popoli, dove le potenze maggiori aiutano i paesi disastrati della periferia in nome della solidarietà senza richiedere una pesante contro-partita. Sono ancora ammaliati dal grande utopico sogno europeo che esiste nelle paroline di Prodi, ma non di sicuro nella realtà. In questa vicenda il vero vincente è il potentissimo Schauble, che nella sua spietatezza è stato anche l’unico a dire che la Grecia, de facto fallita da 5 anni, doveva uscire, pur dovendo limitarsi ad una sorta di provocazione. Infatti i santi protettori della UE sono subito insorti, con l’interessamento deciso degli Usa a tutela della loro sfera geopolitica. Ma questo non ha fermato di sicuro la volontà di ferro dei falchi tedeschi che hanno creato la situazione perfetta (e terribile allo stesso tempo) per buttare fuori in futuro il paese ellenico. Le mosse dei tedeschi più rigidi sono supportate dal fatto che anche loro si sono resi conto che l’Eurozona è ormai compromessa con troppe diseguaglianze al suo interno. La proposta di Schauble ha minato sul lungo periodo il dogma dell’irreversibilità dell’euro e sta spingendo il quadro generale nella direzione di una nuova area monetaria che comprenda solo i paesi più simili (quelli nordici), in modo da renderla sul lungo termine più omogenea e stabile.

Infatti le clausole del nuovo memorandum sono talmente folli e recessive da essere state predisposte apposta per favorire questo disegno politico sul lungo periodo. Solo Tsipras, ormai  ridotto a banderuola in balia della tempesta, può affermare che il suo paese ritroverà la strada della crescita, in compagnia con gli eterni “europeisti” pseudo-socialisti alla Martin Schulz. Purtroppo i recenti dati sembrano dimostrare l’esatto contrario, fra debito pubblico in continuo aumento (avviato verso il 200%) e il Pil in caduta libera. Alcune delle riforme proposte (quelle più decenti) potrebbero  funzionare solo dopo anni e con un’efficienza alla “danese”. E questo non è sicuramente il caso della Grecia, nota per il suo apparato statale estremamente inefficiente.

La crisi greca è solo rimandata e alla prossima occasione le opposizioni dei francesi, degli eurocrati e degli Usa alla Grexit sarà molto più debole. Ovviamente questa crudele politica sta comportando prezzi pesantissimi, sopratutto per la fascia più povera della popolazione che dovrà subire altri anni recessivi, ma paradossalmente potrebbe favorire proprio le forze più ostili al progetto europeo. Da tempo stanno montando nel continente movimenti contrari all’euro e a questa UE tecnocratica, che vanno dal Fronte Nazionale della Le Pen, alla Lega Nord, passando per il Movimento5Stelle fino agli inglesi del governo Cameron, con un piede ormai fuori dalla porta. Ma oltre alle forze politiche, si stanno moltiplicando gli accademici sempre più favorevoli ad uno smantellamento della gabbia monetaria, che vanno da Krugman fino al nostro Bagnai. Quest’ultimo, insieme ad un nutrito gruppo di economisti come João Ferreira do Amaral e Frits Bolkestein, ha aderito ad un manifesto a favore dello smantellamento e segmentazione controllata dell’Eurozona, con l’uscita dei paesi più forti, in modo da creare delle micro-aree omogenee. In questo modo si dovrebbero disinnescare le spinte distorsive in atto e sopire i revanscismi e gli estremismi montanti, oltre che porre fine sul lungo periodo alla crisi continua dell’Europa. In caso contrario si rischierà di andare incontro alla prossima grande crisi (o recessione globale) con una struttura pericolante, destinata ad un’implosione incontrollata, con default a catena degli Stati più deboli (Italia inclusa) e collasso del sistema bancario. Uno scenario disastroso da evitare a tutti i costi.