Con indifferente disprezzo per il comune sentire imperante sui social network vogliamo spezzare una lancia a favore della nostra ministra Beatrice Lorenzin, di recente sotto attacco per la meritoria campagna di sensibilizzazione sulla fertilità. La questione demografica è un problema centrale per l’Italia che sta assistendo a un vero tracollo in termini di nascite e bene fa il ministro della salute ad occuparsi del problema con l’urgenza necessaria alla sua gravità, secondo il suo ruolo istituzionale e nel rispetto di principi sanciti a livello costituzionale. Senza ipocrisia confessiamo che questo incondizionato sostegno è dovuto in parte all’orgoglio dello scoprire la ministra affezionata lettrice dell’Intellettuale Dissidente. Ripetutamente, nei mesi scorsi, abbiamo affrontato su questo giornale  il problema demografico italiano, ed ecco che il governo Renzi, con quella velocità d’esecuzione per la quale ci è caro,  appresta infine una campagna a favore della natalità.  Certo ci ha amareggiati non esser stati contattati, se non da Beatrice almeno dal suo staff. Noi eravamo pronti a dare il nostro contributo anche rinunciando alla ferie estive, spiace quindi che i nostri consigli arriveranno fuori tempo massimo ma li potrà sempre tenere buoni per la prossima occasione.

Consiglio numero 1. Toccare certi argomenti è sempre spinoso. Comprendiamo la difficoltà, specie se si fa parte di un governo che un giorno si fa portabandiera di una politica di tagli crescenti dello stato sociale e di precarizzazione a trecentosessanta gradi del mercato del lavoro e il giorno dopo si stupisce del perché non hai ancora fatto tre figli alla tua età. In una situazione del genere si rischia di ricevere risposte poco urbane anche con un approccio comunicativo di alto livello e questo non lo era.

Consiglio numero 2. Non è bello presentare una campagna d’informazione sulla fertilità e dire che della parte economica se ne devono occupare altri perché non compete al Ministero della Salute e questo perché il problema demografico investe la nazione a livello strutturale Ora sappiamo perfettamente che le sinergie che questo governo sprigiona sono un luminoso esempio per le cancellerie europee, ma leggendo questo tipo dichiarazioni qualcuno potrebbe pensare che manchi la capacità di coordinare un’azione su più livelli. Per capirci una campagna per la fertilità e una legge che aumenti le tutele per le madri lavoratrici, fa più strada di una campagna per la fertilità da sola.

Consiglio numero 3. Non è questione che la campagna non è piaciuta come la ministra ha scritto su Twitter, si è trattato di un clamoroso errore di marketing. E parliamo di un prodotto che si vende da solo: la biologia gioca dalla nostra parte, avere figli è stupendo e farli è in genere piuttosto divertente, mandiamo un messaggio positivo. L’unica riflessione cui inducono le cartoline è il domandarsi quanto denaro pubblico siano costate e l’emozione che suscitano è un misto di ansia e irritazione.  Due sensazioni che già la società attuale suscita a sufficienza e che dubitiamo possano portare a un aumento del tasso di natalità.

Ad ogni modo, e nonostante errori d’impostazione che sembrano averla condannata prematuramente al fallimento, questa campagna di sensibilizzazione rimane uno dei pochi progetti sensati di un Ministero che si è caratterizzato in questi anni per un progressivo smantellamento in nome di un falso razionalismo economico di uno dei sistemi sanitari più efficienti del mondo nel silenzio dei media e della pubblica opinione. Non importa, ora che sappiamo la ministra lettrice delle nostre pagine la situazione è destinata a risollevarsi, noi siamo pronti a dare il nostro contributo. Mai come in questi giorni ricordando il compianto Gene Wilder leviamo alto il nostro si può fare. Mettiamo in fila i cocci e impostiamo una progettualità di alto livello che incida sulla società, si può fare Beatrice. Si può fare!