Il famoso premio nobel per l’economia Joseph Stiglitz ha definito la decade venuta dopo la caduta del Muro di Berlino come i “ruggenti anni 90”, dove l’economia mondiale cresceva senza sosta, grazie al boom dell’informatica e delle nuove tecnologie, combinate con l’espansione dei mercati in territori fino ad allora preclusi al modello capitalistico.
L’inizio della decade è segnata dalla caduta dell’Unione Sovietica e dalla fine dell’economia pianificata all’interno dei Paesi facenti parte dell’ex Patto di Varsavia. L’annullamento della Cortina di Ferro infatti rappresenta per le forze economiche occidentali l’apertura di una zona di mercato di potenziali nuovi consumatori e la rimozione ideologica del principale avversario del capitalismo. Gli effetti di questa “espansione ad Est” saranno particolarmente traumatici per la popolazione russa, la quale sperimenterà tutta la protervia e rapacità delle forze neoliberiste incarnate dagli oligarchi russi. Nel periodo di Eltsin il tenore di vita dei cittadini crolla miseramente fino a toccare il baratro nel 1998, con la svalutazione del rublo e il default sul debito. In pochi anni il meglio del welfare state sovietico viene svenduto a prezzi irrisori a pochi imprenditori e criminali, mentre vengono applicati in modo frettoloso e brutale i consigli dell’FMI, della Banca Mondiale e di svariati think thank neoliberisti, i quali suggeriranno un cambiamento shock fatto di privatizzazioni e liberalizzazioni, che verranno attenuate e riformate solo con l’ascesa di Vladimir Putin.

In estremo oriente inizia l’ascesa definitiva della Cina nel sistema mondiale con l’espansione delle zone economiche speciali (avviate sotto la guida di Deng Xiaoping negli anni 80′), le quali trasformeranno la potenza orientale nella più grande fabbrica del pianeta, con conseguenze gravi sul clima e un mutamento notevole dei rapporti economici fra l’Occidente e l’Oriente. L’espansione cinese e lo sfruttamento di centinaia di milioni di contadini sarà infatti una delle tante cause che indeboliranno sistematicamente la classe media europea e americana. La famigerata parola “delocalizzazione” diventerà una delle questioni portanti degli anni successivi, mentre migliaia di multinazionali sposteranno lentamente le proprie fabbriche nel continente asiatico, attirate dai bassi salari e dalla scarsissime regolamentazioni.
Questo processo di “spostamento” ha un ulteriore accelerazione nel 1995, quando viene avviato dopo lunghe e numerose trattative l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), con la funzione di ridurre al minimo le barriere tariffarie e incrementare al massimo la circolazione di merci e capitali.

L’insieme di questi eventi sancisce il dominio su scala globale del Turbo-Capitalismo, il quale sotto l’unica superpotenza rimasta (gli Usa) non conosce più alcuna formale opposizione o limite, a parte qualche paese islamico e le dittature comuniste come Cuba e la Corea del Nord.
Ma l’illusione prodotta dal benessere generato da Internet e dall’evoluzione tecnologica, incontra serie problematiche proprio negli anni 90′, con le prime inquietanti crisi sistemiche all’interno del nostro modello economico e finanziario. Il primo paese ad essere colpito è il Messico nel 1994 con gli attacchi speculativi contro il peso messicano e la prima grande fuga di capitali. Nel giro di pochi mesi, la nazione messicana va incontro ad una crisi economica gravissima, tamponata grazie ad un salvataggio di 50 miliardi di dollari con l’aiuto dell’FMI. Tre anni dopo, nel 1997, la crisi investe in maniera proporzionalmente maggiore il sud-est asiatico e principalmente le tigri asiatiche, con violenti attacchi speculativi contro le valute dell’area. Gli eccessivi indebitamenti privati degli anni precedenti e le speculazioni internazionali avevano favorito la creazione di molteplici bolle, che non ressero la fuga di capitali successiva. Anche in questo caso intervenne l’FMI con una serie di prestiti per arginare il “contagio”. Nel 1998 fu il turno della Russia con il collasso finanziario e l’ennesimo salvataggio economico, mentre dall’altra parte dell’oceano uno dei più grossi fondi speculativi americani (LTCM) dichiarava bancarotta, richiedendo l’intervento della Fed per evitare ulteriori problematiche. Ed infine il decennio si chiuse con la bolla delle Dot-Com e il suo scoppio nell’anno 2000, preludio e base di quella sistemica appena 7 anni dopo.