Negli ultimi tempi la nostra attenzione è stata concentrata sulla Turchia, da chi spinge per la sua entrata in Europa, e da chi, di contro, ritiene la sua partecipazione alla UE assolutamente priva di logica ed anzi pericolosa. La Turchia è quella alla quale ci stiamo “affidando” per risolvere il problema immigrati, che saremmo sufficientemente in grado di fronteggiare da soli, in quanto Italia, se i nostri governanti non fossero sudditi dell’Unione Europea.

La Turchia, quella a cui l’Europa ha dato tre miliardi sempre per “regolare” e “bloccare” il flusso degli immigrati, è la stessa che appena ricevuto il denaro ha chiesto, di fatto minacciandoci, altri tre miliardi -e continuerà a farlo- perché siamo complici o peggio stupidi. La Turchia è sempre quella nazione che in realtà ha rapporti torbidi ed oscuri con l’Isis, e che dunque ha malcelate simpatie terroristiche. La Turchia è quello Stato la cui cultura, storicamente e praticamente, è lontana anni luce da quella europea, e che nonostante questo chiede a gran voce, o meglio pretende, di entrare nella UE.

La Turchia, in fin dei conti è solo una piccola parte del problema. Chi infatti teme un’entrata incontrollata delle popolazioni arabe in Europa, sappia che è esattamente quanto si sta negoziando. Spieghiamoci meglio. Il TTIP (il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti), ossia un patto che vorrebbe creare un mercato unico privo di barriere fra Stati Uniti ed Europa, non è certamente l’unico trattato commerciale di cui l’Europa sta patteggiando i contenuti.
Vi sono infatti: il CETA, che vuole creare un mercato unico fra Europa e Canada; poi un trattato fra la UE e l’ASEAN (associazione nelle nazioni del sud-est asiatico), che già rappresenta un’area di libero scambio, di cui sono membri Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Birmania, Laos, Cambogia; un altro fra la Ue e il Centro America; un ulteriore fra la UE e il Mercosur, ossia un’altra area di libero scambio esistente fra paesi del Sud America, tra cui Argentina, Brasile, Uruguay, Venezuela, Bolivia, Cile, Colombia, Equador, Perù.

Già tremendamente preoccupati? eppure l’elenco non è completo. Sono diversi decenni che l’alta finanza e le multinazionali cercano di creare un mercato unico globale, in cui non esistano regole, e dove nessuna Nazione sia libera di proteggere i propri beni, e quindi i propri lavoratori e cittadini. Ovviamente nel corso degli anni non sono mancate le proteste nei confronti di questo tipo di tentativi, tanto che spesso questi progetti demoniaci non sono mai riusciti ad andare in porto. Da diverso tempo tuttavia la strategia è cambiata, infatti vengono negoziati e portati avanti patti del tutto identici al progetto originale, ma di dimensioni assai ridotte, spesso fra due o tre nazioni, altre volte con un numero maggiore di partecipanti. La stessa Unione Europea ne rappresenta un terribile esempio.

Ovviamente non possono mancare i paesi “meridionali” del Mondo, incluse le popolazioni arabe. L’Unione Europea sta infatti portando avanti delle trattative di libero scambio con il GCC, ossia il consiglio di cooperazione degli stati del Golfo Persico, un’organizzazione nata sulla forte spinta statunitense (ma guarda un po’), il cui scopo principale è realizzare un’unione economica ed il solito mercato liberalizzato dei paesi membri, in questo caso: Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi, Kuwait, Oman e Qatar. Ora, se il trattato dovesse passare, questo comporterebbe che fra la Ue ( quindi anche l’Italia) e quei paesi si verrebbe a creare un’area non solo di libero commercio (con tutte le nefaste conseguenze del caso), ma anche la libera circolazione di mezzi e persone.

Vi sembra ancora poco? Niente paura, stiamo negoziando anche l’EMFTA, ossia un’area di libero scambio che comprenderebbe la UE e i MCS, ossia i più importanti Paesi mediterranei tra i quali: Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia e, voilà, Turchia. Insomma, altro che barconi dall’Africa e flussi migratori sulla rotta balcanica. Quanto alla Turchia in Europa, beh… hanno già preso una decisione al riguardo.