Il fatto che il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi durante il Consiglio dell’Unione Europea di questi giorni abbia affrontato a viso duro la Cancelliera tedesca in particolare su questione energetica e unificazione del sistema bancario europeo mostra che lo stesso Premier, difendendosi dalle accuse (più o meno contingenti, a seconda delle opposizioni) sul decreto salva banche, non abbia affatto “salvato l’Italia”, come da egli affermato. Ma abbia invece per l’ennesima volta dimostrato la sua subordinazione e quella del Governo nei confronti di Bruxelles e della famigerata normativa europea, bail-in- regola con la quale sono stati azzerati investimenti e risparmi di azionisti e obbligazionisti. Il bail-in tra l’altro prevede che siano esentati dall’espropriazione i conti corrente inferiori ai 100 mila euro. Per tutto il resto, lo Stato non ripara più. E chi si è visto si è visto.

Del tutto, non si sarebbe minimamente parlato se non fosse stato per la tragica fine di Luigino, il pensionato di Civitavecchia suicidatosi dopo aver perso tutti i propri risparmi. La notizia ha sollevato un polverone, coinvolgendo Governo, Parlamento, con tanto di sfiducia individuale al Ministro Boschi. Ma cosi facendo si è perso di vista il tema principale che non è (o non in via principale) la moralizzazione della politica e delle sue istituzioni, il conflitto d’interesse (che non s’è inventato Renzi: c’era già prima). Il tema principale non è insomma la morale pubblica, ma più semplicemente il diritto, la mancanza di sensibilità costituzionale in materia, l’evidente esproprio fatto retroattivamente ovvero con regole, seppur direttive, che vanno a incidere su contratti sottoscritti prima del bail-in stesso, quando c’era ancora lo stato a garanzia. E’ evidente a chiunque conosca la carta costituzionale (che la si interpreti in modo più o meno estensivo), per la quale le regole sul credito sono fissate nei rapporti economici all’art. 47 comma 1 e 2, che il bail-in svuota tanto il senso dello stato, quanto “l’accesso al risparmio popolare”. E anche alla proprietà viste le tasse patrimoniali che l’Europa in questi anni ha chiesto di far pagare ai cittadini possessori di prima casa

Il Presidente del Consiglio immediatamente dopo il decreto e prima dello scontro al Consiglio Europeo, voluto, ma fuori tempo massimo (NB: Renzi è da quasi 2 anni Premier, e fino a ieri sulle decisioni più importanti, dal memorandum greco alla politica estera, ha sempre seguito i diktat di Berlino) ha parlato di riforma del credito, anticipando quello che poi ha raccomandato anche il Presidente della BCE. Ora ci si chiede quale sarà la riforma del credito. Perché destrutturare le banche popolari, trasformale in SPA e adottare regole in totale contrasto per l’appunto con la nostra Costituzione non ci sembra un grande inizio.

L’ultimo pilastro sul quale si è discusso in Europa sarebbe implementare un fondo unico europeo in modo da assicurare i depositi. Solo che la Germania si sta opponendo e in effetti ha le sue ragioni: tra Consob, Banca d’Italia e Governo Italiano difficile dire chi abbia minori responsabilità; le responsabilità sono di tutti, puntare il dito solo ed esclusivamente contro gli organi di vigilanza e sui suoi conflitti d’interesse non ci sembra lo schema migliore: la verità è che la truffa delle banche e l’omissione sulla loro vigilanza, o meglio la sola segnalazione a queste, sono a valle di un problema reale e strutturale nel nostro paese che è quello di una grande recessione iniziata 7 anni fa e che ancora non è finita. Il Governo, invece, dovrebbe finire di vedere miraggi nel deserto deflazionistico italiano, ancora privo di crescita economica e iniziare a prendere seri provvedimenti oltre a evidenti problemi di doppiopesismo “tra stati europei membri di pari dignità”, visto che il bail-in – guarda caso- è un provvedimento adottato proprio dopo che la Germania era riuscito – col vecchio sistema- a salvare nel 2011 le proprie banche. Poi qualcuno dovrà anche interrogarsi sugli effetti del QE di Draghi, tanto voluto dagli oppositori di Angela Merkel, proprio ora che i suoi effetti perversi stanno emergendo: azzerando i tassi il QE è un invito all’acquisto di titoli più remunerativi, ma che il risparmiatore non considera anche più rischiosi (vista l’asimmetria informativa con i promotori che devono vendere quei titoli onde evitare di essere licenziati dalla banca). Come vedete i problemi sono la normativa europea, un governo sottomesso, la piega che ha preso il sistema bancario -vittima a sua volta di una fase economica stagnante e di strumenti di policy che finora hanno peggiorato più che migliorato le singole situazioni. Per fortuna c’è il Movimento Cinque Stelle che si preoccupa di cavalcare una battaglia tutta politica (e fino a prova contraria momentaneamente manettara) ricordandoci che il Ministro Maria Elena Boschi ha una grave responsabilità: quella di avere un padre