Quando, in seguito al crollo della Lehman Brothers e allo scoppio della così detta “crisi dei mutui sub-prime”, molte banche sulle due sponde dell’Atlantico si trovarono quasi sull’orlo della bancarotta, furono gli Stati ad intervenire con denaro pubblico per rimpinguarne le casse. Ora, tuttavia, la situazione sembra essere cambiata radicalmente: non sarà più il solo settore pubblico a doversi fare carico di eventuali sofferenze delle banche, ma anche quello privato. E’ di una settimana fa la dichiarazione del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco alla commissione Finanze del Senato secondo cui le banche – in ottemperanza alla legislazione europea varata già da qualche anno ma non ancora implementata dai vari paesi dell’Unione – “devono informare la clientela del fatto che potrebbero dover contribuire al risanamento di una banca”. Altri paesi europei sembrano essere ancora più avanti dell’Italia nell’adozione delle direttive UE. Appena un mese fa il quotidiano Die Presse riportava la notizia secondo cui il ministero delle Finanze austriaco avrebbe già pronta una bozza di riforma del sistema bancario, la quale prevederebbe l’istituzione di un fondo comune di 1.5 miliardi di euro finanziato da tutte le banche del paese e finalizzato ad evitare il fallimento di una banca a rischio default. Tuttavia, l’estensore dell’articolo si chiedeva giustamente che cosa succederebbe nel caso in cui a rischiare di andare in bancarotta sia una grande banca, dato che il fondo di garanzia previsto dalla bozza governativa di fatto non è sufficiente a garantire tutti i depositi, ma solo una percentuale minima di essi, pari per l’esattezza allo 0.8%.

Questa la cronaca. Analizzando la situazione da un punto di vista più ampio, rimane da chiedersi la legittimità di una provvedimento che, andando a coinvolgere i privati, anche nella loro qualità di risparmiatori, nel salvataggio delle banche, è in diretto contrasto con l’articolo 47 della Costituzione italiana, il quale recita: “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”. I privati, poi, non hanno di fatto alcun potere di decidere le strategie aziendali della propria banca e quindi di evitare che essa si esponga consapevolmente o meno a situazioni di rischio, come è di fatto avvenuto in seguito all’acquisto di “titoli tossici” (ovvero di crediti inesigibili) americani da parte di molte banche europee. Al contrario, dovrebbero essere le banche stesse ad essere in primo luogo responsabili verso i propri clienti e a predisporre meccanismi appropriati per tutelarsi da un eventuale rischio bancarotta. Oppure, e sarebbe la soluzione migliore, si dovrebbe ritornare al Glass-Steagall Act, il quale distingueva nettamente le banche tradizionali, impegnate in investimenti meno redditizi nel breve termine ma molto più sicuri, dalle banche d’investimento, volte a massimizzare i profitti anche a costo di esporsi a rischi maggiori rispetto a quelli incorsi dalle banche tradizionali. Tra l’altro in questo modo si avrebbe la possibilità di ripristinare quel legame ormai spezzatosi tra attività bancaria ed economia reale, perché le banche tradizionali tornerebbero a svolgere la funzione che a loro compete, ovvero raccogliere i depositi dei risparmiatori e con essi finanziare attività imprenditoriali ritenute meritevoli di credito. In un sistema del genere, poi, gli investitori sarebbe perfettamente consapevoli dei rischi che corrono nell’investire i propri danari in rischiose attività di speculazione finanziaria, e quindi per loro potrebbe eventualmente valere il principio per cui essi debbano contribuire a ripianare i debiti della loro banca con capitali propri.  Al contrario, imporre questo principio a tutti significa di fatto esporre nuovamente i cittadini al rischio di doversi accollare il salvataggio delle banche in sofferenza, proprio come è di fatto già avvenuto, anche se ora non più nella loro qualità di contribuenti ma di risparmiatori.

Fonti:

http://diepresse.com/home/wirtschaft/economist/4696824/Staat-zieht-sich-aus-der-Einlagensicherung-zuruck?_vl_backlink=/home/index.do

https://it.finance.yahoo.com/notizie/visco-banche-avvertano-clienti-potrebbero-162704412.html