Ci proponiamo oggi di analizzare, con l’ausilio di un articolo del Daily Telegraph, alcuni stravolgimenti economici che potrebbero cambiare il destino dell’attuale turbo-capitalismo moderno. L’articolo in questione è “Come l’esperimento svedese dei tassi d’interesse negativi ha capovolto l’economia” di Peter Spence, corrispondente economico del già citato giornale britannico. I punti principali dell’articolo aprono scenari di notevole importanza. Come è noto le maggiori banche centrali del mondo hanno risposto alla crisi abbassando continuamente i tassi d’interesse. L’effetto sperato era che, riducendo il costo del denaro nel mercato interbancario, sarebbe aumentata la capacità delle banche di prestare denaro (e stimolando l’economia, di conseguenza, sarebbe aumentata l’inflazione verso l’obiettivo del 2%). Eppure gli economisti più acuti sanno bene che la correlazione fra tassi d’interesse e crescita economica non è così chiara come ci dicono i banchieri centrali, e, non a caso, nonostante il costo del denaro sia ora a zero, gli effetti nell’economia reale nelle economie occidentali sono stati mediocri. Il fallimento del tasso a zero ha dato ragione alla teoria della trappola della liquidità, una teoria di Keynes che prima del 2008 sembrava solo una curiosità intellettuale ma che ora dimostra come ad un certo livello di tassi le banche centrali perdono totalmente il controllo nel stimolare l’economia.
L’articolo del Daily Telegraph parla di questa situazione come se fosse un new normal, come se avere i tassi d’interesse a zero non fosse affatto un’anomalia o una decisione scellerata dei banchieri centrali. Ora, non serve avere una laurea in economia per sapere che arbitrari riduzioni dei tassi d’interesse incoraggiano la speculazione, puniscono i risparmiatori e deformano il risk-taking degli agenti economici. Ma nel nuovo mondo turbo-capitalista bisogna aspettarsi altre sorprese: l’articolo del Daily Telegraph infatti riporta che grandi esponenti delle economie mondiali stanno considerando l’idea di applicare tassi d’interesse negativi come in Svezia. Il tasso d’interesse negativo è essenzialmente una tassa ai danni dei risparmiatori, e un via libera all’indebitamento più sfrenato (come ha riportato il Financial Times). Con questa mossa le Banche Centrali stanno capovolgendo ogni insegnamento economico degli ultimi 200 anni. Un tempo s’insegnava che la frugalita’ era una virtu’, perche’ i risparmi sarebbe serviti come capitale d’investimento. Oggi invece le Banche Centrali deformano gli incentivi che stanno alla base di un sobrio capitalismo, penalizzando i poveri risparmiatori. E invece di reflazionare l’economia reale, i tassi d’interesse bassi hanno inflazionato a livelli mostruosi gli asset finanziari. Nella Zona Euro la situazione è simile: abbiamo i tassi di riferimento a 0.15% (che praticamente e’ come se fossero negativi visto che la magra inflazione del momento e’ abbastanza per mangiarsi il tasso), mentre il tasso sui depositi overnight delle banche e’ già negativo (-0,1%).
Oltre a generare indebitamento e speculazione finanziaria, la politica dei tassi d’interesse negativi alimenta la ‘battaglia fra valute’, ovvero una guerra tutti contro tutti per chi svaluta di più per rilanciare l’export. Il risultato finale e’ ulteriore instabilità nel sistema monetario globale. Inoltre, una frase del Daily Telegraph vale la pena di essere riportata: “I fondi di pensione saranno i primi ad abbandonare le banche se le cose diventano dolorose, perché [i tassi d’interesse negativi] sono in effetti una tassa nel risparmiare i soldi”. I fondi pensioni non sono robetta, ma attualmente sono artiglieria pesante nel mondo finanziario, visto che l’invecchiamento demografico dei baby boomers sta rendendo questo mercato roba da miliardi di dollari. Se crollano i fondi di pensioni, crollano i risparmi di milioni di persone. Il campanello dall’allarme è stato lanciato da un documento dell’OCSE, secondo cui i bassi tassi d’interesse minacciano la capacità di solvibilità dei fondi pensioni poiché impedisce rendimenti alti a fondi che si basano su strategie lungo-termine (e se il tasso a zero è un new normal, siamo messi male….). Ma oltre al danno c’è la beffa. Un economista di punta della Bank of England, Andy Haldane, afferma che una soluzione per riportare l’inflazione al 2% (come ci dicono tutti i Banchieri Centrali) è ridurre i tassi d’interesse sotto lo zero così “i risparmiatori non avranno alcun posto dove andare a parare’. Una frase inquietante.
Ma la bomba deve ancora arrivare. Andy Haldane, insieme ad altri esponenti importantissimi (come Charles Goodhart della LSE, il Professor Rogoff di Harvard, Willem Buiter di Citigroup) invitano all’abolizione del contante e a una totale digitalizzazione del denaro, perché convinti che solo cossì i tassi d’interesse negativi potranno avere un vero effetto. Il finanziere Sushi Wadhwani, invece, afferma minaccioso “dovremmo rendere più costoso tenere il contante”. Il risparmiatore finora si può salvare dai tassi d’interesse negativi mettendo i soldi sotto il materasso, ma nel caso l’intero sistema monetario fosse digitalizzato ciò sarebbe vano. Ecco cosa vuol dire “non dare alcuna via d’uscita al risparmiatore”. Vuol dire creare un 1984 monetario. D’altronde in un mondo interamente capitalista, cos’altro serve al potere se non il controllo totale sul denaro? Una cashless economy significherebbe la fine della privacy perché solo il contante è intracciabile;  implicherebbe l’impossibilità di proteggersi dalle scellerate decisioni dei banchieri centrali e sarebbe pertanto la fine nel caso la BCE si mettesse in testa di fare prelievi forzosi a go-go (come avvenuto in Cipro). Significherebbe anche essere totalmente imprigionati nel caso ci fossero controlli ai capitali e, infine, renderebbe illegali le già presenti monete digitali dei cittadini (cioè tutti gli emuli di bitcoin).