Studio di “Che tempo che fa”, tre giorni addietro. Fazio da una parte, il Presidente del Consiglio dall’altra, il popolo, astante, assiste in sacro silenzio. Ad un certo punto, proprio quanto la tensione si fa visibilmente tangibile, Renzi, finalmente, comincia: “annuntio vobis gaudium magnum: habemus ministrum progressus oeconomici!”. Applausi scroscianti. Il Presidente si prende il tempo necessario, gusta quella trepidante e popolare attesa, fino a quando svela: “Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Sanctæ Europae Parlamenti Cardinalem Carlo Calenda!”. Boato.

Eh sì perché quel nome già lo conosciamo. Dello sviluppo economico il buon Carlo era stato vice-ministro durante il governo Letta quindi, avrà pensato Renzi, per rimpiazzare la Guidi dopo il macello che gli ha combinato, un bel brodino riscaldato sembra essere la migliore delle soluzioni. Il problema, però, è che Calenda, da questo gennaio rappresentante permanente dell’italia presso l’Unione Europea, si è fatto riconoscere per essere tra i più grossi sostenitori del TTIP. Già, perché a proposito del Trattato Transatlantico, proprio il neoministro avrebbe addirittura insistito per includervi un controverso meccanismo di risoluzione tra investitori e Stato, il cosidetto Isds, di fatto un tribunale privato in mano a privati, a cui possono fare appello aziende (private) per fare le loro rimostranze nei confronti degli Stati (pubblici), spesso vincendo. Ebbene italiani gioite, perché adesso in uno dei ministeri chiave siede un atlantista, che teoricamente dovrebbe sviluppare l’economia italiana, ma che piuttosto sembra pensare a favorire quella oltre oceano.

Renzi, nel frattempo, è quello che sta cercando da mesi, in tutti i modi, di mettere tutti i “big data”, e dunque le informazioni su ogni italiano e non solo, su ogni nostra azienda e non solo, sulla nostra “cybersicurezza” (eh già, e non solo), nelle mani dell’amico Marco Carrai. Quest’ultimo, molto legato al nostro Presidente del Consiglio, ha anche ambigui rapporti con i servizi segreti di mezzo pianeta, statunitensi compresi.

Sempre Renzi sta puntando tutto su una tremenda riforma costituzionale che, da quanto si può dedurre, vuole: rafforzare l’esecutivo di non eletti, con poteri legislativi de facto e non solo in regime di urgenza; ridurre il parlamento a mero organo di notifica legilsativa; depotenziare il senato, sempre di non eletti, per affidargli poteri puramente rappresentativi. Eh già, né più né meno come il parlamento europeo, che non conta una mazza; Eh sì, per esteso la stessa struttura burocratica che esisteva anche nell’Unione sovietica. Il tutto, ormai si è capito, per facilitare l’accoglienza di norme comunitarie europee, di quella stessa Europa pronta per essere servita, calda calda, in pasto alle multinazionali, attraverso il TTIP e non solo.

Renzi, quello che parla dell’Europa come di “una grande invenzione”, e che si rivolge all’abbronzato presidente americano chiamandolo “il grandissimo Obama”, forse si scorda una cosa: che vuo’ fa l’americano, ma che è nato in Italy. Non solo, a occhio e croce si è completamente dimenticato dell’articolo 52 della nostra Costituzione, che nello specifico recita: «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». Di ogni cittadino, a maggior ragione se Presidente del Consiglio.