L’altro giorno il caro Premier, all’esordio della Ferrari alla borsa di Milano, ha affermato fieramente che è ora che gli italiani scendano in pista, giacché “siamo i più bravi del mondo, e la globalizzazione è la nostra più grande alleata”. Una mezza verità, la sua, con la quale ha cercato di amalgamare la più grande delle menzogne. Vero infatti che le nostre produzioni non hanno rivali in nessun settore, dall’artigianato all’enogastronomia, dall’agricoltura alla cultura, e in molto, molto altro. D’altra parte però, è altrettanto vero che se questo ben di Dio non viene doverosamente protetto tramite barriere –non a caso ed anzi appunto- protezionistiche, allora è evidente che sarà il mercato a conquistare noi e non viceversa (cosa che oltretutto sta già accadendo con una certa sollecitudine).

Si tratta dello stesso mercato che negli ultimi anni ha fagocitato le nostre imprese d’eccellenza e non solo, proprio ed esattamente dell’industria, dell’agroalimentare, della moda…qualche esempio? In ordine sparso: Loro Piana, Frau, Bulgari, Fendi, Pucci, Gucci, Pernigotti, Gancia, Fiorucci; ed è meglio smetterla qui e non continuare, ché l’elenco è spaventosamente lungo. Perché la fola del mercato libero ha fatto il suo tempo, come quello della libera concorrenza, del “self-made man” e del pubblico benessere. A dettare le regole del gioco, a tenere in scacco i mercati globali e dunque intere nazioni e Stati, non sono che un ristretto manipolo di società ed imprese, spesso e volentieri banche (ma si era capito, no?).

La corta memoria mediatica infatti ha probabilmente già fatto dimenticare uno studio del 2011 di alcuni ricercatori svizzeri, i quali avendo preso in esame oltre 40.000 organizzazioni internazionali, hanno selezionato un gruppo di non più di 1300 che detengono il potere sull’80% del mercato mondiale (!). Tra queste un’ulteriore cerchia d’elitè, di quasi 150 società, che da sole fanno il bel e cattivo tempo per oltre il 40% del commercio dell’intero Pianeta. Nella top cinquanta organizzazioni arcinote come Barclays, JP Morgan, Merryll Lynch, Goldman Sachs, Morgan Stanley ed altre decine di nomi trai quali, come è ben visibile, per lo più istituti di credito e di investimento.

Come è noto “il più grande inganno del Diavolo è quello di aver convinto tutti di non esistere”, motivo per cui citare i “soliti noti” richiama inequivocabilmente diciture quali “complotto” e di fatto discredito su quelle che più che teorie sembrano essere legami evidenti. Pertanto si dirà che è quanto mai curioso che le più potenti società al mondo, con uno sproporzionato potere economico, siano capitanate da personaggi del calibro di uno spettro centenario come Rockefeller, e dei suoi compagni di merende Kissinger e Brzezinsky, allegri orchestratori di “prestigiosissimi” club come il Bilderberg. Per chi non avesse intuito sono gli stessi che spingono per accelerare il pericolosissimo TTIP, l’ormai famigerato trattato transatlantico, un gigante onnivoro pronto a divorarsi a quattro palmenti ciò che resta della nostra ormai petrosa Italia, Ferrari compresa (che guarda un po’ anche il caro Elkann ha una poltrona fissa al Bilderberg, come Agnelli prima di lui). Perché a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca.

Questa dunque la globalizzazione, la “grande alleata”. Allora Renzi qui le cose son due, o la tua “fine” strategia ti porta a selezionare “cobelligeranti” traditori e meschini, o volutamente vuoi dar in pasto i tuoi concittadini alla finanza internazionale. Ad ogni modo, par purtroppo che al peggio non debba esservi mai fine.