Il sistema economico-finanziario ha raggiunto dimensioni tali da essere totalmente incontrollabile e ingestibile. Stando ad Alan Greenspan, ex presidente della Federal Reserve, nemmeno questa, né alcuna banca centrale o nazionale, sapeva o sa quanto denaro e in quali forme sia effettivamente in circolazione nel proprio paese e nel mondo. Che fare dunque? Ecco riassunte le sette soluzioni proposte da Luciano Gallino nelle sue ultime opere. Quest’ultimo è stato uno dei più grandi sociologi mai esistiti, ha pubblicato decine di opere dedicate alla deregolamentazione della finanza, alla crisi dell’economia reale, alla distruzione del lavoro e del welfare state, alla crisi della democrazia e alla condizione dell’uomo come risorsa da cui estrarre valore. Sicuramente un ottimo punto di partenza, per quanto questa partenza sembri lontana anni luce.

1. Togliere alle banche private il potere di creare denaro tramite i crediti, che non significa privarle della facoltà di concedere crediti, ma di evitare che lo facciano a scopo speculativo. Ciò può avvenire tramite due modalità: una più praticabile e una più radicale. La prima consiste nell’obbligare le banche private a versare alla banca centrale una riserva pari al 100% del denaro prestato, contro l’1% attuale, così che non trovino più conveniente emettere crediti per pura speculazione. La seconda consiste invece nel riservare esclusivamente ad un ente dello Stato, come la Zecca, il potere di creare denaro.

2. Separare le banche commerciali dalle banche di investimento, in questo modo le prime eviteranno di far correre rischi ai soldi dei depositari, mentre le seconde potranno investirli informando i clienti sulle modalità e sulla loro eventuale remunerazione. L’unione dei due istituti ha infatti progressivamente permesso alla finanza di poter operare con somme sempre più consistenti, prediligendo la rendita finanziaria a discapito della tutela del risparmio.

3. Ridurre le dimensioni delle banche ed evitare che diventino troppo grandi, dato che è inammissibile che molte banche abbiano dei bilanci che si avvicinano o superano il PIL del loro paese. Ciò principalmente perché con tali dimensioni sarebbe impensabile lasciarle fallire per le nefaste conseguenze che ciò causerebbe, e allo stesso un’eventuale salvataggio sarebbe impossibile per le tasche di ogni governo.

4. Vietare la creazione di derivati nudi e degli “over the counter”. I primi sono quei derivati non collegati all’obbligo di compiere una transazione effettiva con riferimento allo stesso derivato. I secondi sono i cosiddetti OTC: quei derivati scambiati al banco tra privati al di fuori di ogni possibilità di controllo delle autorità di vigilanza. L’ammontare degli OTC scambiati è aumentato di 7,5 volte dal 1997 al 2007, raggiungendo i 683 trilioni di dollari, corrispondenti a 12,6 volte il PIL mondiale del 2007. Anche Paul Craig Roberts, Assistente Segretario del Tesoro nell’amministrazione Reagan e editore del Wall Street Journal, ad inizio della crisi reputava questa drastica soluzione come l’unica che avrebbe potuto avere effetti reali e consistenti.

5. Incentivare le banche commerciali ad effettuare investimenti mirati nell’economia reale e smettere di investire soltanto per mera speculazione. Due sono le macro-categorie di cui c’è più bisogno: le infrastrutture (manutenzione di ponti, dighe, porti e strade, cura del dissesto idrogeologico, messa in sicurezza delle scuole, ristrutturazione dei grandi ospedali) e la ricerca e sviluppo, per lo più collegata alla crisi ambientale e al settore energetico. Ciò inoltre permetterebbe di far ripartire seriamente l’economia, con una politica keynesiana che garantisca un livello molto più alto di occupazione.

6. Favorire lo sviluppo di banche ecologicamente responsabili, che attuino serie politiche a favore dell’ambiente. Ossia banche che investono in progetti concreti mirati a ridurre le emissioni di gas serra, al contrario della “finanza del carbonio” che, in un modo o nell’altro, partecipa al circolo dell’estrazione e del consumo di combustibili fossili. Negli ultimi anni di vita la crisi ambientale ha assunto un ruolo sempre più centrato nelle analisi di Luciano Gallino.

7. Organizzare campagne di informazione. Non si possono lasciare i cittadini all’oscuro di come opera la finanza e di come i suoi difetti strutturali aggravano pesantemente la crisi dell’economia reale. Una campagna di informazione è l’unica scelta plausibile per rendere il cittadino cosciente, oltre a ripartire seriamente dalle scuole e dai luoghi di lavoro. Un’utopia più che una proposta, ma con questi moniti ci ha lasciato quasi un anno fa Luciano Gallino. E la situazione non lascia spazio a visioni meno drastiche, anzi.