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Finalmente siamo ai botti finali di un referendum di cui, a prescindere dal risultato, nessuno ha più voglia di sentir parlare. “Col sì si cambia”! “col No si affossa il Paese”! E ancora: “questo referendum è voluto dalle élites finanziarie”! …E così via. In mezzo a tanto trambusto però, tra i fautori del sì e quelli del no, in pochi si son fermati a ragionare sul quesito più importante: ma questa riforma serve davvero? Spieghiamoci. Come già capitato altre volte, ad esempio con la legge Cirinnà, gli italiani e non solo sono stati spinti in un agone politico ritenuto “fondamentale” o “necessario”, tale da portare ognuno di noi a perdere interi mesi in futili discussioni, su cosa fosse bene e cosa no, su cosa bianco e cosa nero, come se un argomento e una determinata “battaglia” siano sempre state epocali, e dunque risolutive. Lo stesso è successo col referendum: forse che dal ‘48 ad oggi non abbiamo vissuto più o meno serenamente lo stesso? Quel che infastidisce allora, è l’eterno gioco di prestigio, del distrarre con un mero trucco l’attenzione dai problemi reali.

L’ultima puntata del #Matteorisponde

Eh sì, perché mentre si discute della lunghezza del proposto nuovo articolo 70, e Renzi e Grillo sono impegnati a misurarsi ben altre lunghezze, la crescita del Pil è dello zero virgola, i disoccupati con la crisi sono aumentati di due milioni di unità, i poveri assoluti sono oltre quattro milioni, gli italiani vengono sfrattati dalle proprie abitazioni e molto molto altro. Populismo? No, realtà. Colpa della Costituzione? Ma stiamo scherzando? Ecco allora le vere #bufale di questa riforma. Cominciamo dal “taglio dei senatori”, e dal risparmio che ne conseguirebbe per lo Stato. C’è chi dice 50 milioni, c’è chi dice 500 milioni, a seconda delle fonti. Così, se nessuno ve lo avesse fatto notare, mentre le funzioni del Senato vengono ridicolizzate, con un bel risparmio di -mettiamo- mezzo miliardo di euro, ricordiamoci che Renzi di miliardi ne ha spesi 10 per i suoi economicamente irrilevanti 80 euro; che l’Italia contribuisce all’ESM (Meccanismo Europeo di Stabilità, meglio noto come “fondo salva-stati”) per un totale che può ammontare fino a 125 miliardi di euro; che nel 2012 -a proposito di modifiche costituzionali- è stato cambiato l’articolo 81 della Costituzione, che ora garantisce il “pareggio di bilancio”, un’insensatezza economica per raggiungere la quale siamo costretti a sanguinose politiche di austerità, con ben note quanto “spiacevoli” conseguenze sulle imprese, sul lavoro e sulla vita in generale. Non dimentichiamoci, inoltre, che è stato appena firmato il CETA, il trattato tra Ue e Canada, provvisoriamente in vigore già da gennaio, che liberalizzerà completamente ogni settore economico e finanziario, inclusi quelli teoricamente garantiti dallo Stato come istruzione, sanità e sicurezza. L’elenco purtroppo non è finito, ma il concetto è chiaro, e la Costituzione non c’entra.

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La contribuzione dei vari stati dell’eurozona al Meccanismo Europeo di Stabilità.

Stabilità. “Ci vuole un governo stabile, basta ai governicchi di pochi mesi, ci vuole governabilità”. La “stabilità”, questo concetto di dubbio significato, è stata la principale scusa con la quale sono stati applicati i peggiori provvedimenti, a cominciare dall’adesione dell’Italia a Maastricht e  di conseguenza al patto di stabilità, all’euro, al Fiscal Compact, al citato ESM ecc., per finire con le politiche di austerità. Tutto questo perché? Per una Costituzione sbagliata, o per dei governi che, a prescindere dalla durata, hanno preso decisioni “affrettate”? Il problema allora non è nemmeno il tempo entro il quale sono approvate le leggi. Nessuno si è mai fermato davvero a pensare che il problema, eventualmente, risieda nel contenuto della legge piuttosto che nella velocità del suo iter legislativo? L’Italia, anche dovesse passare il sì, non cambierà di certo, e di sicuro non verranno risolti i problemi sopra esposti. Nella migliori delle ipotesi non cambierà nulla, che passi il sì o il no. Ma ricordiamoci anche che la nostra nazione, da sola e con la Costituzione attuale, nel 1987 è diventata quinta potenza economica mondiale e nel 1991 la quarta, anche con “governetti” che duravano da Natale a Santo Stefano. Cosa è cambiato poi? Perché questa drastica inversione di tendenza? Maastricht è entrato in vigore dal 1993, e da allora sono cominciati i problemi. In tutta Europa la gran parte degli Stati ha una crescita ridicola, sebbene non dotata di un “bicameralismo perfetto”, ma anzi di un sistema monocamerale. Gli unici però che prosperano e crescono anche in questi tempi bui sono i Paesi dell’Est. Perché hanno cambiato la Costituzione? No! Perché hanno monete nazionali, che utilizzano a proprio piacimento, e perché attuano politiche pubbliche che guardano al bene della nazione. Questa l’unica ricetta possibile. Questo il solo cambiamento.