Come si sa un uomo con una buona ragione e una pistola fa più strada di chi ha solo una buona ragione, e se oltre alla pistola hai qualche migliaio di testate nucleari, delle buone ragioni potresti anche farne a meno. Iniziamo col dire, che gli Stati Uniti sono la nazione egemone di questo periodo storico e nonostante alcuni segnali positivi di apertura verso un maggiore multipolarismo, la supremazia americana è ancora lontana dal tramontare, una supremazia che, come sempre nella storia, si esercita tramite l’uso di una forza anche militare. Il bilancio militare degli Stati Uniti del 2013 supera i seicento miliardi di dollari (ora sono 700), vale a dire circa il 40% delle spese militari mondiali, per avere un confronto la Russia che in questi mesi sembra ricoprire il principale ruolo di rivale geopolitico, destina nello stesso anno 68 miliardi alle spese militari.

L’egemonia militare degli Stati Uniti si declina in una serie di rilevanti conseguenze che andremo brevemente ad analizzare nel loro determinare l’assetto economico mondiale. Prima di tutto se il dollaro mantiene intatto il suo valore dopo la fine di Bretton-Woods e nonostante l’abnorme massa monetaria circolante, è perchè questo è sostenuto molto più dai megatoni che dai fondamentali economici statunitensi. Attraverso un apparato militare sparso in tutto il mondo, gli Stati Uniti esercitano il loro dominio reale e simbolico su tutti i continenti, un’influenza geopolitica e un potere come mai accaduto nella storia e si garantiscono un accesso alle principali materie prime, tra cui il petrolio, diretto o indiretto tramite il loro prezzamento in dollari.

Ma ci sono altre ragioni altrettanto importanti e meno evidenti che si radicano nella struttura stessa dell’economia capitalistica e cioè la verità nascosta che ogni stato dotato di un sistema economico fiorente è caratterizzato da un forte intervento dello stato centrale. Gli Stati uniti non fanno eccezione, e gli straordinari risultati della mano invisibile del mercato, che come i vestiti dell’imperatore delle favole sono invisibili proprio perché non esistono, preferiscono lasciarli ai paesi del terzo mondo attraverso i lungimiranti piani del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, i cui successi liberisti sono sotto i nostri occhi. Quindi la spesa collegata al comparto militare ha permesso e permette d’indirizzare enormi risorse pubbliche, col duplice risultato di rinforzare l’egemonia militare, sostenere l’apparato industriale e arricchire tutto il comparto tecnologico avanzato, settore in cui l’america mantiene la supremazia globale (internet, gps, rete satellitare, computer). Il sistema militare è la chiave del sistema industriale statunitense regolando e regalando vie d’accesso privilegiate ai mercati, sostenendo la domanda e finanziando la ricerca, permettendo ai manager e ai proprietari di godere di un flusso continuo di denaro pubblico e mantenendo intatto un sistema strutturato di dominio sia verso la società americana che verso l’esterno.

Un’economia quindi da un lato ampiamente sussidiata e protetta dal lato del fronte interno (oltre a quanto detto sopra ricordiamo i sussidi all’agricoltura o alle aziende produttrici di gas di scisto) e all’estero caratterizzata dall’aggressività neoimperialistica delle sue multinazionali che accompagnano i bombardamenti etici dei B-52 con una starnazzante quanto ipocrita difesa dei diritti umani e del libero mercato. Queste le basi di un sistema ancora dominante ma sempre più fragile per via degli squilibri che produce e che indeboliscono il suo disegno producendo contraddizioni che come crepe alterano la solidità della struttura. Un suo superamento non è all’orizzonte ma possiamo cogliere nella comprensione delle sue dinamiche i segni crescenti della sua instabilità.