Devi dare il consenso all'uso dei cookies per poter visualizzare questo video. Maggiori informazioni

“Le civiltà così come conosciute sono nate grazie ad un piccolo gruppo di intellettuali aristocratici, mai dalla massa. La massa ha solo potere distruttivo. (…) il potere delle masse è tale a quello dei microbi che dissolvono i corpi malati o privi di vita. Quando la struttura di una civiltà è compromessa, è sempre la massa che la porta alla caduta.” (Gustave Le Bon, Psicologia delle folle)

Per comprendere il fenomeno dell’Anti Trump Protest e l’avversione al neopresidente americano da parte di media ed establishment dobbiamo rispolverare un libro del XIX secolo. Non si tratta di un’opera qualunque, ma di uno dei venti libri più influenti al mondo secondo la rivista Le Monde, studiato anche da personaggi come Hitler, Roosevelt, Lenin, e amato da Mussolini che lo rilesse più volte. Parliamo di “Psicologia delle folle”, il capolavoro delle psicologo-antropologo francese Gustave Le Bon. Sul finire del XIX secolo l’avvento dell’industrializzazione e la messa in discussione dell’assolutezza del sistema di credenze religiose, politiche e sociali consolidate lasciavano presagire l’avvento di una nuova era, L’Era delle Folle appunto. Questo nuovo attore sociale, la folla, crea panico tra la classe elitaria, quella dei politici e degli intellettuali. Come riporta Le Bon, le rivendicazioni del popolo appaiono sconvolgenti e rappresentano una minaccia per il funzionamento della società, perché capaci di “ricondurla a quel comunismo primitivo che fu lo stato normale di tutti gli aggregati prima dell’aurora della civiltà.” Le Bon non esita a definire la folla come un’orda primordiale incline all’azione piuttosto che al ragionamento, che si batte per rivendicazioni che lui riteneva pretenziose e assurde: la limitazione delle ore di lavoro, l’espropriazione delle miniere, delle officine della terra e la ripartizione equa dei prodotti. Come se non bastasse, affronto evidentemente inaccettabile per i tempi anche per un uomo colto e di ampie vedute come l’autore dell’opera, il popolo rivendica l’eliminazione delle classi superiori a vantaggio delle classi popolari. L’élite è terrorizzata dalla messa in discussione della superiorità del proprio status, vissuto non solo come legittimo ma antropologicamente determinato, e teme che la civiltà occidentale, fino ad allora sotto l’egida di una piccola aristocrazia intellettuale, torni nelle originarie tenebre della caotica anarchia. Il concetto di civiltà e di folla sono inconciliabili, ossimorici: mentre la realizzazione della prima contempla una disciplina, un elevato livello culturale e delle regole che assicurino il passaggio dall’istintivo al razionale, la massa è capace solo di generare caos.

“Quando l’edificio della civiltà è infestato di vermi, le folle compiono la distruzione”.

d0fcf116-457d-4dd8-8d5b-80fbe5c82172-thursdayantitrumpprotestinportland09

Secondo Le Bon l’indole delle folle è votata solo alla distruzione e alla creazione di caos, come “microbi che aiutano la dissoluzione dei corpi o dei cadaveri”. Per ritardare questa terribile catastrofe, lungi dal poter concepire una possibilità di emancipazione per questa “massa insulsa d’individui”, l’unico strumento a disposizione da parte delle élite – investite naturalmente di tale ruolo – è la psicologia, ossia la conoscenza dei caratteri distintivi che può rendere prevedibili, e quindi scongiurabili, determinati comportamenti. Lo psicoanalista francese mette così a disposizione delle élite una potente arma di contenimento delle masse, la psicologia sociale, che aprirà la strada a studi di settore e a sviluppi applicativi inediti, come l’ingegneria sociale e la manipolazione delle masse. Il lettore moderno, emancipato nei secoli al concetto di uguaglianza, che si imbatte nelle pagine di “Psicologia delle folle” rimane basito dallo sfrontato e brutale disprezzo di Le Bon per le rivendicazioni popolari.

Da WikiLeaks la notizia del fatto che la figura di George Soros, magnate della finanza e accanito supporter di Hillary Clinton, si celi dietro l’organizzazione di alcune delle proteste Anti-Trump

Con l’imprevista elezione di Trump alla Casa Bianca è successo qualcosa di incredibile che ha scoperchiato il vaso di Pandora, mostrando tutta l’ingannevole apparenza delle conquiste sociali e egualitarie. I presagi si erano già avuti in altre circostanze – non ultime il rifiuto della volontà popolare greca di opporsi alla Troika e l’avversione per la scelta degli inglesi di uscire dall’UE – ma quando ad essere protagonista è il gigante americano, icona della moderna “democrazia” e degli artificiosi strumenti che la tengono esteriormente in vita, l’effetto è dirompente. Qualcosa si è inceppato, o forse saturato, nel meccanismo di propaganda e manipolazione del consenso popolare e il Paese non ha più potuto ignorare l’inganno. Oggi, come due secoli fa, l’élite è pronta a difendere con le unghie e con i denti il proprio potere, di cui si considera unica e indiscussa detentrice.