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Sono le 7:40 del 30 ottobre quando una scossa di terremoto, magnitudo 6,5, il più forte mai registrato dai tempi dell’Irpinia, devasta Norcia e il centro Italia. Gli sfollati sono decine di migliaia. Gli immobili sono danneggiati, forse irreparabilmente. La Basilica di San Benedetto Norcia non esiste praticamente più. Rimane solo la facciata. Beffardo il destino, che ha voluto lasciare in piedi soltanto la meravigliosa facciata di quella che, fino a qualche giorno fa, era la casa del Patrono d’Europa. La situazione è di una gravità devastante, anche se a livello mediatico non di impatto pari a quello di Amatrice: non ci sono vittime ma il territorio è ormai segnato, e non si sa per quanto ancora, da continue scosse e dalla mancanza di fiducia nel futuro.

The Basilica of San Benedetto destroyed after the strong earthquake in central Italy, Norcia, Umbria Region, 30 October 2016. ANSA/MATTEO GUIDELLI

La Basilica di San Benedetto a Norcia, dopo il sisma del 30 Ottobre. In piedi rimane solo la facciata gotica.

L’intera nazione si rivolge a Matteo Renzi, Primo Ministro, aspettandosi da lui un messaggio forte, chiaro e di responsabilità. “Non aspettatevi miracoli”, dice. E con l’Unione Europea? “Non sforeremo i vincoli di bilancio”. La sua affermazione colpisce al cuore, in maniera negativa. La rabbia si fa spazio nei cuori di chi ascolta: com’è possibile che, nonostante questa grave situazione di crisi, il capo dell’esecutivo anteponga il rispetto dei rigidi vincoli finanziari al destino di popolazioni che si sono ritrovate senza una casa nel giro di pochi minuti? Le rassicurazioni si susseguono “abbiamo i fondi”, dichiara chi di dovere. Ma si è certi di avere la maggior quantità di fondi possibile? No, assolutamente no. La perversione, tutta europea e nient’altro che europea, che abbraccia l’austerità è ormai priva di qualsiasi senso logico. La storia economica del continente e il processo di integrazione ci hanno insegnato che i vincoli di bilancio, posti dapprima con Maastricht e poi rafforzati con il Fiscal Compact, servono per improntare una generale convergenza dei paesi membri, in particolar modo dell’Eurozona. Far diminuire il rapporto debito/PIL sarebbe servito, nella mente dei padri dell’UE, in funzione di una (ad oggi) utopica unione fiscale e politica dove i debiti pubblici si sarebbero trovati, prima o poi, a confluire in un unico, enorme “calderone” sottoposto alla giurisdizione degli Stati Uniti d’Europa. Con l’arrivo della crisi questi vincoli sono subito apparsi come deleteri e controproducenti: reprimevano, anzi reprimono, la domanda interna dei paesi membri, annichilendo una già debolissima tendenza alla ripresa. La scusa, questa volta, risiedeva nella “causa della crisi europea” ovvero i debiti pubblici.

Versione integrale dell’intervista ad Alberto Bagnai

La letteratura scientifica ha ormai unanimemente sfatato tale ipotesi: il reale problema erano, e sono, i debiti privati. Era comunque ormai troppo tardi. Oggi il famoso vincolo del 3% appartiene ad un passato “spendaccione e irresponsabile”, in quanto soppiantato dal principio del pareggio di bilancio, la parità di entrate ed uscite. L’Italia, sotto il Governo Monti, l’ha persino inserito in Costituzione, precisamente all’articolo 81: “Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”. Tale articolo, però, prosegue: “Il ricorso all’indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e […] al verificarsi di eventi eccezionali”. Se è vero che attualmente il deficit italiano dovrebbe attestarsi oltre al 2% è altrettanto corretto affermare che tale articolo stia venendo applicato a tutti gli effetti, in quanto l’Italia si sta impegnando da anni per ridurre la disparità tra entrate ed uscite. Se il sisma non può essere collocato tra gli “eventi eccezionali” cosa può esserlo? In sostanza Renzi sarebbe legittimato dalla Costituzione a disobbedire a Bruxelles. Per disobbedire s’intende un forte segno di rottura e discontinuità, non certo il braccio di ferro per lo 0,1% nella Legge di Stabilità. Maxi-investimento in messa in sicurezza, assistenza agli sfollati, detassazione totale delle zone colpite e  agevolazioni sarebbero il minimo sindacabile in Italia. Probabilmente i fondi basteranno per interventi di facciata ma di certo non corrisponderanno al massimo sforzo che le autorità potrebbero compiere per rilanciare economicamente (nonché moralmente) le zone colpite. Non se i rapporti con Bruxelles non cambieranno radicalmente.

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“Nessun riguardo per le regole tecnocratiche” ha dichiarato Renzi dopo il sisma, un chiaro riferimento ai vincoli di bilancio di cui la Commission Europea è severissima guardiana.

L’UE si dichiara vicina alle popolazioni colpite ma allo stesso tempo, nella persona di Juncker, ha già espresso la propria opinione: la flessibilità è stata concessa e va usata mentre Casa Italia non potrà essere finanziata a deficit. Tradotto significa che abbiamo già per le mani la somma che è possibile stanziare. Sono ancora impresse nella mente le condanne per “aiuti di Stato” che l’Italia si è vista recapitare, per ultimo il sisma in Abruzzo nel 2009. Nel neoliberismo della pazzia, infatti, sostegni troppo generosi sono considerati una interferenza al sacro processo di formazione dell’equilibrio di mercato. Non solo: l’UE permette interventi in caso di emergenza ma proibisce investimenti di tipo strutturale, quindi certi ogni anno, come ad esempio al messa in sicurezza dei territori, soprattutto se a deficit, ovvero con aumenti di spesa senza un corrispettivo aumento di tasse. Ma ad oggi, questa austerità, che senso ha? Per le popolazioni, nessuno. Per le economie nazionali, nessuno. Ha senso per l’UE stessa: è l’ultimo baluardo della propria egemonia sugli Stati membri che si esprime come da prassi consolidata nella sfera economico/finanziaria degli stessi. Cedere sulla disciplina del bilancio significherebbe cedere su tutta la linea, dichiarando fallimento e chiudendo i battenti. La facciata della Basilica del patrono d’Europa è lì a testimoniare: l’apparenza tenta di coprire il vuoto dentro di sé. È un gioco crudele quello delle élite tecnocratiche. È egoismo, senza se e senza ma, privo di fondatezza economica, privo di ragionevolezza etico/morale, privo di umanità. Perché è proprio l’umanità verso le popolazioni colpite che manca, in una Unione costruita sulla rigida burocrazia e su principi contabili. Detto questo, la figura di Renzi che abbassa la testa e sottostà a questa follia si colloca forse in un girone ancor più basso dell’inferno eurocratico. Eppure basterebbe solo un po’ di coraggio supportato dall’amore incondizionato per la propria patria a piegare l’indecenza. Sarebbe sufficiente una minima attitudine all’essere statisti, con la S maiuscola, per sparigliare le carte e fare del bene al Paese ancor prima di soddisfare i propri padroni.