“In questa squadra si combatte per un centimetro, in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro, ci difendiamo con le unghie e con i denti per un centimetro perchè sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale allora farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta la differenza fra vivere e morire…”

Grida così negli spogliatoi ai suoi giocatori Joe D’Amato, l’iconico allenatore di Football Americano interpretato da Al Pacino in Ogni maledetta domenica (1999), probabilmente il personaggio più riuscito della sua fase finale di carriera.  Il discorso motivazionale recitato prima della prima partita di play-off  che chiude il film e di cui abbiamo riportato un breve stralcio è un monologo di straordinaria efficacia comunicativa e non c’è allenatore, dal professionista platinato al tabaccaio che dopo il lavoro segue gli amatori di calcio a sette della provincia di Rovigo, che in fondo al cuore per un solo istante non abbia sognato di essere Al Pacino in quel momento. Abbiamo il sospetto che il nostro premier Matteo Renzi non sia sfuggito a questo tipo di fascinazione e che, abbandonati i tempi in cui, guascone, dichiarava finita la dittatura degli zero virgola e proclamava l’italia futura locomotiva d’europa, la nuova parola d’ordine sia lottare per ogni centimetro. Passati i tempi in cui l’italia veniva trasformata al ritmo di una riforma al mese e la capacità di ripianare i debiti della pubblica amministrazione era oggetto di goliardiche scommesse nel salotto di Bruno Vespa, di fronte alla perdita di consensi e alla spada di Damocle del referendum costituzionale del prossimo autunno l’indicazione sembra essere quella di serrare i ranghi, mettersi a pancia sotto e lavorare duro per riguadagnare il terreno perduto, consapevole che sarà la somma di quei centimetri a fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

Tra i giannizzeri renziani ad aver recepito con maggiore rigore i dettami presidenziali sembra essere il titolare del dicastero dell’economia il professor Pier Carlo Padoan, attaccato ad ogni decimale di Pil con la ferocia di un Pitbull a digiuno che si attacca alla gamba del postino. Nel ruolo di antagonista l’Istituto nazionale di statistica, reo di aver dichiarato il prodotto interno lordo nel secondo trimestre duemilasedici invariato rispetto al precedente. E questo nonostante il Ministro avesse affermato il 27 luglio che avremmo avuto una crescita compresa dello 0,1 /0,2%, dando la colpa del rallentamento alla debolezza delle economie emergenti e con l’incertezza per l’esito del referendum sulla Brexit avvenuto, come molti hanno notato, in data 23 giugno 2016 e quindi con una grossa possibilità d’incidere sul dato negli ultimi sette giorni del trimestre. Nonostante le pressioni politiche esercitate per avere un segno positivo anche di un solo decimale, l’Istat ha confermato le sue prime stime: crescita zero era e crescita zero è rimasta, Padoan non si è demoralizzato e ha dichiarato polemico: “Per me sta crescendo.”

Viene da chiedersi il perché di questo accanimento intorno a un decimo di punto percentuale arrivando a scatenare un’irrituale polemica tra il tesoro e l’istituto statistico che dovrebbe essere terzo e indipendente. Vero che in un momento storico dove i vincoli esterni impongono al ministro di fare il conto della serva per far quadrare i conti ogni decimale aiuta, ma lo scostamento non è certo tale da modificare le sorti economiche del paese i cui destini si giocano a Bruxelles. L’obiettivo di crescita fissato all’1,2% su base annua non sarà raggiunto, è quasi certo sarà necessaria una difficile contrattazione con le autorità europee per ottenere quella flessibilità che permetterebbe margini di manovra espansivi e di disinnescare le clausole di salvaguardia (accise a aumenti delle aliquote IVA) che deprimerebbero ulteriormente i consumi. Sull’altro lato del tavolo la questione dei salvataggi bancari in generale e di MPS in particolare la cui situazione finanziaria sarebbe talmente deteriorata da aprire all’ipotesi di ricorrere all’ESM (meccanismo europeo di stabilità) e quindi ha un commissariamento di fatto dell’italia da parte della troika.  Il verificarsi di queste ipotesi esula considerazioni di tipo esclusivamente economico: nel dopo brexit potrebbe essere politicamente insostenibile lo scatenarsi di tensioni all’interno in uno dei partner principali dell’unione cosa che metterebbe in crisi la già fragile architettura comunitaria, certo è che non sarà decimale irrisorio ad essere determinante.

La ragione va quindi ricercata altrove, quel decimo di punto, quel più davanti a quel piccolo decimale ha un significato scarso a livello economico ma a livello politico grandissimo: rappresenta l’inefficacia delle azioni e delle riforme messe in atto in questi anni di Renzismo. La fragile ripresa vista in questi anni si dimostra frutto di cause esogene e i dati sono lì a dimostrare che Jobs Act, decontribuzione, bonus dati a pioggia dagli insegnanti ai neodiciotenni non hanno prodotto la svolta tanto decantata dalla retorica renziana. Nel momento in cui l’economia mondiale rallenta l’italia continua a ricoprire il ruolo di fanalino di coda tra gli stati europei proprio come prima che Renzi salisse a palazzo Chigi. Il Pil fermo al palo rappresenta il fallimento del progetto di riforma in senso neoliberale del paese portato avanti da questo governo i diretta continuità coi precedenti, e diventa quindi politicamente devastante per gli ambiziosi progetti del nostro premier. Ecco davvero anche un solo decimale può fare la differenza tra il vivere e il morire: quanti trimestri di stagnazione o recessione può sopportare questo governo prima di lacerarsi? Quali le possibilità di vittoria alle prossime elezioni?

Qui si combatte per un solo centimetro, si difende con le unghie e con i denti anche un solo il nostro decimale, ma nella lotta più accanita all’interno dell’arena quello che più colpisce è il silenzio del deserto intorno ai contendenti che cresce e inghiotte nella sua anomia monodimensionale ogni residuale brandello di significato dell’esistenza umana.