Ne abbiamo sentito parlare tante volte, ma cosa sono davvero gli Organismi Geneticamente Modificati (Ogm)? Si tratta, come evidenzia il nome, di organismi soltanto visivamente simili agli originali naturali, giacché ne rappresentano degli ibridi da laboratorio di cui è stato ricombinato il materiale genetico. I fautori di questi prodotti sostengono che salveranno il mondo, grazie alla loro capacità di aumentare la produzione dei raccolti rispetto a quelli tradizionali, di tenere sotto controllo parassiti e piante infestanti, e ancora, di ridurre l’impiego di prodotti chimici in agricoltura; il tutto diminuendo drasticamente l’utilizzo di risorse idriche. insomma un gioco di prestigio bello e buono! Ed infatti non manca il trucco.

Ogni Ogm è rigorosamente brevettato (nemmeno 10 multinazionali posseggono da sole oltre il 70% delle sementi), e viene “costruito” in maniera tale da resistere ad uno specifico pesticida (anch’esso brevettato dalle stesse aziende). A morire dunque, per gli effluvi pesticidi, piante infestanti e parassiti, ma non la “miracolosa” pianta modificata. “Ottimo!”, si penserà, meno dosi di pesticida per un raccolto più efficiente; peccato che nel giro di tre/cinque anni le piante infestanti manifestano una certa resistenza al prodotto chimico, e con loro i parassiti, che vanno incontro a modificazioni sconosciute. Risultato? Nel giro di pochissimi anni dal primo raccolto sarà necessario incrementare sempre più la dose di erbicida, che diverrà comunque sempre meno efficace. Nel frattempo gli stessi erbicidi avranno sterminato farfalle e coccinelle, se si vuole i “pesticidi” naturali, e comunque reso impossibile il loro intervento, avendo a che fare con nuovi e dopati “superparassiti”. Al contempo a morire in massa sono anche le api, fondamentali impollinatori, senza le quali molte piante e frutti non potrebbero esistere. Si pensi che in Canada, nel solo Agosto 2014, ne sono morte 37 milioni (!). Canada e Stati Uniti sono infatti i principali produttori di Ogm, e dunque consumatori di pesticidi.

“Vabbè”, penserà qualcun altro, “massacrano l’ecosistema machissenefrega, producono di più rispetto alle coltivazioni normali, pertanto sono fondamentali per la lotta alla fame nel mondo”. Eh no! Questo è giustappunto quanto ci vogliono far credere, eppure non vi è nulla di veritiero. Falso infatti che le colture “taroccate” siano più produttive delle tradizionali. Ad esempio, da uno studio effettuato in Australia nel 2011 risulta che, a parità di raccolto, con la resa convenzionale sono state ottenute 1144 tonnellate di colza, mentre con la colza geneticamente modificata 1055 (con due applicazioni di pesticida “Roundup”), e solo 977 con una singola applicazione di Roundup; di esempi simili se ne potrebbero fare a decine, e tutti col medesimo risultato. Ancor più falso è che la fame nel mondo sia un problema la cui soluzione è l’aumento di produzione; di cibo infatti ve ne sarebbe a sufficienza per sfamare il mondo intero per una volta e mezzo, con tutti i suoi sette miliardi e passa di abitanti, e a dirlo sono anche le Nazioni Unite e la FAO. Il vero dilemma è infatti dovuto agli enormi sprechi; si pensi che solo in Italia ogni anno finiscono buttati generi alimentari per un valore economico di oltre 8 miliardi di euro (!), una cifra astronomica dovuta ai supermercati (che gettano enormi quantità di cibo in scadenza), ma sopratutto a noi stessi, che compriamo cibo nuovo a volontà, per poi magari dimenticarcene o lasciarlo a marcire.  Dunque si produce fin troppo, soltanto che viene utilizzato malamente; se si vuole, è né più né meno quanto già Seneca in età antica andava dicendo del tempo: “non è vero che ne abbiamo poco: la verità è che ne sprechiamo molto”.

Gli Ogm poi sono terribilmente dannosi per la nostra salute. “Forse”, sosterrà qualcun altro, “però in Europa sono vietati, quindi siamo apposto”. Eh già, solo che negli utlimi tempi anche noi ci siamo ammorbiditi. L’Unione Europea lascia quindi la “libertà” ad ogni nazione di decidere se permettere o meno le coltivazioni modificate, e l’Italia sicuramente ha detto no. Anche da noi però, se è vietato coltivare Ogm, non lo è altrettanto commerciarli, anche e sopratutto perché molte multinazionali ne fanno uso, senza nulla scrivere al riguardo sull’etichetta. Qualche esempio? Avete mai mangiato i fiocchi d’avena della Kellog’s, o qualsiasi altro dei loro prodotti? Avete mai addentato Toblerone, Kit-kat, Baci, M&M’s, Snickers, Twix, Mars e compagnia bella? Se no, significa che avete avuto un’infanzia sicuramente sana, ma certamente difficile. E che dire del Ketchup Heinz, da molti considerato il più buono sul mercato? O della Coca-Cola, o Pepsi? Per carità, la gran parte di quanto elencato rientra nel cosiddetto “cibo spazzatura” e potremmo tranquillamente farne a meno; di certo vi è però che a questo punto pare chiaro che praticamente nessuno è rimasto indenne. Ad esempio capita assai di frequente che i mangimi animali contengano piante geneticamente modificate, e che dunque penetrino nelle stesse carni che più tardi finiscono nelle nostre tavole. Sfuggire dunque è sempre più difficile. Nel dubbio, e nel nostro piccolo, è bene sostenere il cibo biologico, certificato ed italiano.