Le leggende, si dice, hanno sempre un fondo di verità, ma anche questa probabilmente è una leggenda a sua volta. C’hanno infatti raccontato della supremazia tedesca, della loro virtù, precisione, onestà. C’hanno detto di essere i migliori nel ramo tecnologico e della grande industria; che sono i più laboriosi e produttivi, praticamente il più illuminato esempio d’Europa. Per acuire ulteriormente la forza di quest’aura magnetica e celeste sono stati proposti continui confronti, tra i probi crucchi e tutti gli altri, ossia tra i biondi e gli svogliati spagnoli, i mangerecci italiani, i bancarottieri greci. D’altra parte vi è sempre un migliore, ma quali i parametri di giudizio? Le esportazioni in positivo, un surplus spropositato, prestiti ed investimenti? Ah, certamente. Tuttavia, per rimanere su detti parametri, bisogna anche ricordarsi che affinché vi sia un “migliore”, debbono necessariamente esserci dei  “cattivi” pronti a comprare i beni di quel “grande”, a prenderne i prestiti, infine ad indebitarsi. Non cattivi allora, bensì generosi (ingenui) quei tanti che hanno permesso ad una sola nazione di brillare. L’economista Bagnai ce l’ha ricordato spesso, questa è la dimenticata legge di Pippo: “strano che una discesa vista dal basso sembri una salita”. in fin dei conti di cosa lamentarsi? Siamo in un unione, nella quale bisogna cooperare, e così fan tutti, eccezion fatta per la Germania. Questa, ad ogni modo, è un’altra storia.

In realtà alla Germania spetta la medaglia d’oro per la slealtà, prima per aver imposto all’Europa intera (distruggendola) una moneta unica a lei soltanto favorevole (un piccolo marco, come molti l’hanno indicato), secondo per l’ormai famigerato caso Volkswagen, meglio noto come “dieselgate”. il truffaldino trucco applicato alla centralina per “taroccare le emissioni” delle automobili tedesche sta costando cifre folli e spropositate: 6,5 miliardi per richiamare oltre 11 milioni irregolari venduti in tutto il mondo, il 60% del valore in caduta sui titoli azionari ed una salatissima multa di oltre 7 miliardi che dovrà pagare ai soli Stati Uniti, senza contare le spese legali ed il fatto che già numerosi Paesi si stanno mettendo in fila per batter cassa. Alla fine, si dirà, è l’episodio di un’azienda. Grande, grandissima, ma pur sempre una sola. Davvero? Insieme ad essa bisogna ricordarsi pure di altri precedenti e pachidermici scandali: il caso Siemens nonché la sleale vendita di armi alla Grecia tramite fondi svizzeri, entrambi clamorosi casi di corruzione. Soprattutto è d’uopo rammentare come di tutti gli avvenimenti e fatti il governo era perfettamente a conoscenza, a cominciare da quella stessa Merkel che comanda un’intero continente ponendosi sull’ormai logoro ed incrinato piedistallo dell’uber alles.

Quest’Europa, che si chiamasse comunità o che si chiami unione, ha sempre millantato tra le sue basi morali la partecipazione e la collaborazione, eppure la Germania –che regola l’ingombrante meccanismo eurocratico- ha da sempre voluto invertire la tradizione robinhoodiana preferendo un più vantaggioso “rubare a tutti per dare a sé”. Da ciò segue che la Mitteleuropa non sia alleato bensì invasore, non un collaboratore ma un avversario, oltretutto vergognosamente disonesto. Il dieselgate sta contribuendo a scardinare un falso e pericoloso mito, e se non sarà da solo sufficiente a far cadere un così pesante antagonista, quanto meno avrà il vantaggio di ricordare che chi s’impone a noi superiormente ha in realtà ben poco da insegnarci. Ma bando agli indugi, si mesca ora il vino, facendo tremar la terra battendola col libero piede. Si festeggi, si alzi un brindisi di vino schietto al nemico che muore. Oh, non certo per suo rispetto, non almeno nei confronti di chi mai ne ha mostrato a sua volta. Allo stesso modo neppire per sfregio, si dirà. Ma alla verità, alla giustizia, a quanto ossia non appartenga a questo mondo e per le quali troppe campane a morto son state fatte risuonare; ad esse e al loro ritorno, e perché no al vino stesso, nettare puro di italica tradizione, genuino e non contraffatto. Frutto superbo del nostro sudore.